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Ghana
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Capitale: Accra
Superficie: 238.540 km²
Popolazione: 18,1 milioni
Speranza di vita: 56,49 anni
Pil pro capite: 1.530 $ / anno
Valuta: 1 new cedi (C) = 100 pesewas
 
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Capital: Accra
Superficie: 238.540 km²
Población: 18,1 millones
Esperanza de vida: 56,49 años
Pib pro capita: 1.530 $ /año
Divisa: 1 new cedi (C) = 100 pesewas
 
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Official name: Republic of Ghana
Capital: Accra
Area: 238,540 km²
Population: 18.1 million
Languages: English, African languages
Life expectation: 56.49 years
Gdp per capita: 1,530 $ / year
Currency: 1 new cedi (C) = 100 pesewas
 
 
 
 
Scheda tratta da:
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EMI - Editrice Missionaria Italiana
Via di Corticella, 181
40128 Bologna
 
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Verso il 1300 giunsero in Ghana, provenienti dal nord, gli akan o ashanti. Le coste erano già dominate dal potente regno fanti di Denkiera e gli ashanti si stabilirono nei boschi dell’interno, fondando una serie di piccoli regni che pagavano un tributo allo stato costiero.
Intorno al XV secolo gli ashanti entrarono a far parte dei circuiti commerciali del Sudan, frequentando il mercato di Begho, sulla frontiera con l’odierna Costa d’Avorio. Qui, scambiavano schiavi e oro, proveniente da depositi di sabbie aurifere, con stoffe e articoli sudanesi o forse di provenienza più remota (nel tesoro del re di Kumasi è stata ritrovata una brocca lavorata appartenuta a Riccardo II, re d’Inghilterra tra il 1367 e il 1400).
Nel XVII secolo una nuova migrazione di popoli minacciò l’esistenza dei piccoli regni delle selve. L’emergenza costrinse tutti gli ashanti a unirsi per affrontare gli invasori doma, che furono sconfitti.
I mercati sudanesi furono colpiti da una crisi dovuta alla decadenza dell’impero Songhai, sviluppatosi lungo il fiume Niger, alle incursioni marocchine e all’inizio delle conquiste dei fulani, che portarono il caos economico all’interno. Il litorale era dominato da Denkiera, che lasciava gli ashanti senza mercati. Invece di pagare i tributi a Denkiera, gli ashanti diedero inizio a una guerra che li vide vincitori. Organizzarono uno stato centralizzato, governato dall’ashantilene (il capo del popolo ashanti) e dotato di un potente esercito. A partire dal 1700, gli ashanti dominarono il traffico degli schiavi verso la costa e quello dei prodotti europei verso l’interno.
Quando gli inglesi cominciarono a reprimere il commercio degli schiavi, gli ashanti dovettero affrontare una nuova crisi di mercato, e cercarono di cacciare i fanti dalla costa, dove era ancora possibile accaparrarsi buona parte del commercio. La protezione offerta dagli inglesi ai loro rivali sfociò nella prima guerra anglo-ashanti (1806-1816), che fu seguita da altre nel 1825-1828 e nel 1874. Al termine di quest’ultima guerra, gli inglesi trasformarono il territorio fanti in una colonia della Corona e nel 1895, con il pretesto di difendere la regione da Samori Turé (Guinea), proclamarono il protettorato sui territori del nord.
L’estremo nord e la costa restarono sotto il dominio inglese, mentre al centro si trovava lo stato ashanti. Gli incidenti non tardarono e un’altra guerra anglo-ashanti scoppiò nel 1896. Kumasi, la capitale, fu rasa al suolo a cannonate, il re fu deposto ed esiliato, e gli ashanti si trovarono a dover corrispondere un «indennizzo di guerra» di 50.000 once d’oro. Quattro anni più tardi, il tentativo di riscuotere il debito e la pretesa del governatore inglese di sedersi sul simbolico trono d’oro, provocarono una ribellione generalizzata. La ribellione fu soffocata, ma al prezzo di migliaia di vittime. Nel 1902 il regno ashanti venne formalmente trasformato in parte della colonia della Costa d’Oro.
Nella prima metà del XX secolo, e nonostante le differenze tra i gruppi etnici e religiosi era già palese in accentuato nazionalismo. Esisteva anche una diversità economica tra il nord - dove sussistevano le strutture tradizionali - e il sud, dove andavano sviluppandosi una classe media europeizzata e una classe operaia di una certa rilevanza.
La pressione popolare ottenne concessioni politiche dall’amministrazione coloniale. Nel 1946 Londra fece accedere alcuni funzionari africani ai governi locali e nel 1949 Kwame N’Krumah organizzò il Partito della Convenzione del Popolo (CCP), per lottare per riforme più profonde.
N’Krumah, uno dei precursori del panafricanismo, fu deciso cultore dell’orgoglio nazionalista africano. Il leader ghanese organizzò una solida struttura politico-partitica, rurale e urbana, che nel 1952 gli permise di diventare primo ministro della colonia. Nel suo discorso inaugurale, N’Krumah si proclamò «socialista, marxista e cristiano», e promise di combattere l’imperialismo.
Come rappresentante del Ghana, nel 1955, M’Krumah svolse un ruolo da protagonista nella Conferenza di Bandung (nella quale nacque il Movimento dei Paesi Non Allineati), insieme a Tito, Nasser, Nehru e Sukarno. Ottenne una vittoria d’importanza storica quando nel 1957 il Ghana fu la prima colonia dell’Africa Occidentale ad arrivare all’indipendenza. Popolarmente noto come l’osangyefo (redentore), N’Krumah difese con entusiasmo la causa anticolonialista del continente e avviò un processo di trasformazioni interne fondato di «industrializzazione di base, rivoluzione agraria ed educazione socialista».
Gli interessi feudali e neocolonialisti, colpiti da queste misure, cospirarono finché un gruppi di ufficiali filobritannici destituì N’Krumah, promulgò una Costituzione parlamentare e, nel 1969, trasferì il potere a un governo civile, attraverso elezioni in cui fu proibita la candidatura di N’Krumah, che morì in esilio a Bucarest nel 1972.
Sempre nel 1972, il colonnello Ignatius Acheampong attuò un nuovo colpo di stato che destituì Kofi Busia. Acheampong abbandonò i piani di industrializzazione e di sviluppo di N’Krumah e li sostituì con una politica essenzialmente agraria che favoriva i grandi piantatori di cacao.
Durante il suo governo, Acheampong resistette a otto tentativi di colpo di stato, ma non ottenne successi sul piano economico. Nel 1977 il Ghana aveva un tasso d’inflazione del 36%, un debito estero opprimente, una moneta svalutata e centinaia d’intellettuali e studenti incarcerati per aver contestato la politica governativa.
Nel luglio 1977 scoppiò la cosiddetta «rivolta della classe media». Si aprì un periodo di sconvolgimenti sociali che sfociò nelle dimissioni di Acheampong, nel luglio 1978. Gli succedette un nuovo regime militare, presieduto dal generale William Frederick Akuffo, definito dalle forze dell’opposizione un continuatore della politica precedente. In seguito, il 4 giugno 1979, un colpo di stato condotto dal tenente J. Rawling destituì Akuffo e indisse elezioni nelle quali vinse il Partito Nazionale Popolare (PNP) che riuniva i seguaci di N’Krumah. Furono promessi un governo di transizione e il ritorno al sistema costituzionale.
Hilla Limann, leader del PNP, assunse la presidenza il 1° ottobre 1979, sostenuto dal Consiglio Rivoluzionario delle Forze armate. Abbandonando la linea di N’Krumah, il nuovo presidente decise di seguire l’orientamento economico del FMI nel tentativo di trovare un’uscita dalla crisi economica. Per conquistare la fiducia degli investitori stranieri e compensare l’accentuato calo delle entrate nell’esportazione di cacao, il governo limitò drasticamente le importazioni, incluse quelle di prodotti alimentari, riducendo così il potere d’acquisto dei lavoratori salariati. Il risultato fu un’ondata di scioperi che si protrassero durante il 1980 e il 1981.
Rawlings, che godeva di un notevole prestigio tra gli strati più bassi della popolazione, cominciò a denunciare i tentennamenti del governo e i suoi legami con il capitale straniero. L’inflazione superò il 40% e il tasso di disoccupazione salì al 25%, creando una situazione d’instabilità che culminò, il 1° gennaio 1982, in un colpo di stato capeggiato dallo stesso Rawlings.
La prima preoccupazione del nuovo governo militare fu di lanciare una campagna contro la corruzione nell’amministrazione pubblica, prefiggendosi di portare a compimento niente meno che «una rivoluzione per la giustizia sociale nel paese». In pochi mesi si aumentarono le riscossioni e si ridusse in modo drastico il contrabbando di cacao verso i paesi vicini, conosciuto come kalabule. Furono istituiti tribunali popolari per giudicare le irregolarità dei governi precedenti.
Per far fronte alla crisi era necessario adottare un modello di politica economica diverso, oltre a ottenere l’appoggio finanziario esterno. Rawlings, che era già disposto a seguire la linea di austerità richiesta dal FMI, a partire del 1983 intensificò i rapporti col suddetto organismo. Il Fondo Monetario, in considerazione del fatto che, se le sue ricette fossero state applicate con successo, sarebbero divenute un modello per gli altri paesi della regione, concesse prestiti molto generosi. Lo stesso fece la Banca Mondiale.
Per aumentare il gettito fiscale e impedire il contrabbando, il Ghana svalutò la propria moneta, che passò da 2,74 cedi per un dollaro nel 1982, a 183 cedi nel 1988; inoltre, furono aumentate le imposte, tagliati i sussidi, contenuti gli aumenti salariali, eliminati i finanziamenti alle imprese private inefficienti e praticamente venne sospesa l’emissione di denaro.
Si ottennero dei buoni risultati, come un abbassamento dell’inflazione dal 200% al 25%. Migliorò il funzionamento del sistema bancario e anche il prezzo ricevuto dai produttori di cacao.
Il cambio dell’applicazione di questa politica, il Ghana ottenne prestiti a condizioni generose: 500 milioni di dollari in due quote, la prima da pagare nel 1994, con un interesse del 5% annuo; la seconda in dieci anni con un interesse dello 0,5% annuo. Queste facilitazioni, decisamente eccezionali per un paese del Sud del Mondo, avevano come contropartita un severo controllo delle finanze del Ghana da parte del FMI. Il debito estero del Ghana raggiunge i quattromila milioni di dollari, e il pagamento del servizio del debito raggiunge i due terzi del valore delle esportazioni.
Il costo sociale di questo programma di aggiustamento fu elevato: i prezzi al consumo aumentarono del 30% tra il 1983 e il 1987: 45.000 impiegati dell’amministrazione pubblica persero il posto di lavoro, e il potere d’acquisto dei salari diminuì. Conseguentemente, aumentarono la fame, la mortalità infantile e l’analfabetismo.
All’inizio del secolo esistevano otto centri urbani in tutto il paese; nel 1980 ve n’erano 180. Negli ultimi anni si è sviluppata una forte migrazione verso le città più importanti, richiedendo la costruzione di sobborghi poveri, senza acqua potabile né servizi sanitari. Un sobborgo povero di Takoradi è dotato di una media di 16 servizi igienici pubblici (gabinetti veri e propri o buche), utilizzati da 3.250 persone. Se continueranno le tendenze attuali, entro l’anno 2020 più della metà dei ghanesi vivrà in centri urbani. Per ovviare a questa situazione, fu intrapreso un programma di trasferimento di 12.000 persone all’anno verso le zone rurali e si mise in pratica un programma di riduzione del costo sociale del risanamento economico (PAMSCAD).
Le contraddizioni sul piano economico si riflettono anche su quello ecologico. Le foreste tropicali che coprivano il 34% della superficie del paese sono ridotte al 7%, a cui si deve sommare un altro 42% della superficie del paese ufficialmente considerata «bosco», ma in realtà occupata da piantagioni di legname, vegetazione secondaria o alberi in crescita. Per la popolazione rurale, e per la maggioranza di quella urbana, dai boschi provengono le sostanze utilizzate dalla medicina tradizionale. Inoltre, il 75% della popolazione ricava le proteine necessarie dalla caccia di animali che si trovano nei boschi e la legna è la fonte principale di energia a livello casalingo.
Tutte queste attività non vengono considerate nei piani ufficiali, che vedono nel bosco solamente una potenziale fonte di legname per l’esportazione. Tuttavia, la produzione di legname dà lavoro solo a 70.000 persone.
Esiste un progetto di amministrazione delle risorse forestali (NFAP) che si avvale del sostegno di organismi internazionali, come l’AID, e collaborano all’iniziativa paesi come il Canada e il Regno Unito. Anche la FAO, fondamentalmente, appoggia i piani in atto. Questi programmi attribuiscono il disboscamento, la desertificazione e il degrado del suolo alla ricerca di terre da coltivare da parte della popolazione povera. Quest’ultima è quindi incolpata del deterioramento ambientale, mentre in realtà è la vittima del degrado ecologico causato dall’applicazione di un modello economico che privilegia l’esportazione a qualsiasi costo.
Le esportazioni di cacao, oro, legname, bauxite aumentarono considerevolmente ma il Ghana, a causa della diminuzione del prezzo del cacao sui mercati internazionali, perse 200 milioni di dollari e molte industrie si videro costrette a chiudere i battenti. Nelle riunioni del Club di Parigi, svoltesi nel gennaio e nel febbraio del 1989, furono concessi al Ghana prestiti del valore di 900 milioni di dollari.
Nonostante le «iniezioni di capitali», nel 1990 le illusioni di crescita si sgretolarono, il deficit fiscale raddoppiò e i guadagni derivanti dall’esportazione si abbassarono a livelli inferiori a quelli del 1988. Circa 120 industrie chiusero i battenti tra il 1988 e il 1989, visto che la loro produzione non riusciva a competere con i prodotti sostitutivi importati da Cina, Corea del Sud e Taiwan, meno costosi e di miglior qualità.
La crisi costrinse il governo di Rawlings a iniziare un processo d’apertura e un piano di decentramento a vantaggio delle amministrazioni locali. Nel giugno del 1991 furono eletti i 260 membri dell’Assemblea consultiva creata al fine di redigere una nuova Costituzione. Il Consiglio Nazionale per le Donne e lo Sviluppo, organismo a livello ministeriale, ottenne 10 seggi. Ottenne dei seggi anche l’organizzazione delle infermiere professionali e delle ostetriche.
Nel dicembre del 1991 Amnesty International denunciò l’uso della repressione sistematica destinata a mettere a tacere e a intimidire gli oppositori. Di fronte alla gravità delle costanti violazioni die diritti umani fu creato all’inizio del 1992 il Comitato del Ghana, la prima organizzazione del paese dedicata alla difesa dei diritti umani.
Quell’anno fu approvata una nuova Costituzione e si svolsero le elezioni. Rawlings ottenne il 58,3% nelle presidenziali di novembre e i tre partiti che lo appoggiavano conquistarono 197 seggi su 200 nelle legislative di dicembre. L’opposizione che accusò Rawlings di brogli e intimidazioni e boicottò le elezioni parlamentari, alle quali partecipò solo il 29% dell’elettorato.
Nonostante queste presunte irregolarità, 80 fra paesi e organizzazioni internazionali assistettero all’insediamento al potere di Rawlings nel gennaio del 1993. Questo appoggio straniero fu attribuito alla rigorosa applicazione die piani di risanamento suggeriti del FMI nel decennio anteriore e al puntuale pagamento del servizio del debito estero, che rappresentava il 25% circa delle entrate provenienti dalle esportazioni.
Nel febbraio del 1994, vari scontri per il possesso di terre causarono la morte di più di mille persone e la migrazione di 150.000. Il governo dichiarò lo stato d’emergenza e in giugno si giunse a un accordo che avrebbe dovuto mettere fine alla violenza con un’eccedenza di 80 milioni di dollari, dopo due anni di deficit, e si previde una crescita del 5% per quello del 1995. In maggio, manifestazioni contro la nuova imposta sul valore aggiunto lasciarono un saldo di cinque morti. Il ministro dell’Economia, Kwesi Botchwey, ritirò la nuova imposta dal bilancio e, dopo tredici anni al ministero - periodo che coincise con l’applicazione delle direttive del FMI - rinunciò all’incarico.
Il Nuovo Partito Patriottico (NPP) e la Convenzione Popolare (CP) passarono sopra le proprie differenze e si coalizzarono per presentare una piattaforma elettorale comune; tuttavia, fu ancora Rawlings a vincere le elezioni del dicembre 1996 con il 57,2% dei voti. Un grave problema che si impose al paese fu la caduta del livello dell’acqua nella diga di Akosombo, che produsse una pesante crisi energetica. Il governo di Rawlings cercò fonti alternative, che risultarono impraticabili. Nel marzo del 1998, il ministro della Scienza e della Tecnologia rese noto che il Ghana non era in grado di pagare l’investimento iniziale per sviluppare un eventuale progetto basato sull’energia nucleare. La crisi fu parzialmente risolta grazie al governo della Costa d’Avorio, che acconsentì a raddoppiare la fornitura d’energia elettrica al Ghana, elevando la sua quota da 20 megawatt giornalieri a 35 megawatt.
 
Schede:
La creazione dell'Africa
Le culture africane prima della colonizzazione
Gli stati fulani
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