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Guinea
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Capitale: Conakry
Superficie: 245.860 km²
Popolazione: 7,405 milioni
Speranza di vita: 45,54 anni
Pil pro capite: 950 $ / anno
Valuta: 1 Guinean franc (FG) = 100 centimes
 
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Capital: Conakry
Superficie: 245.860 km²
Población: 7,405 millones
Esperanza de vida: 45,54 años
Pib pro capita: 950 $ / año
Divisa: 1 Guinean franc (FG) = 100 centimes
 
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Official name: Republic of Guinea
Capital: Conakry
Area: 245,860 km²
Population: 7.405 million
Languages: French, each tribe has its own language
Life expectation: 45.54 years
Gdp per capita: 950 $ / year
Currency: 1 Guinean franc (FG) = 100 centimes
 
 
 
 
Scheda tratta da:
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EMI - Editrice Missionaria Italiana
Via di Corticella, 181
40128 Bologna
 
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Popolato inizialmente da pigmei, che vennero fatti retrocedere dalle popolazioni della famiglia linguistica mande fino alle regioni più inospitali, il paese fu molto presto legato al commercio sudanese e ai suoi grandi stati.
Le miniere d’oro del Bambuk, che alimentarono per secoli l’economia del Mediterraneo, erano situate su pendii del massiccio del Fouta Djalon. Nella stessa regione, tra il XVI e il XIX secolo, si assistette all’ascesa e alla caduta dei fulani (o fulbe).
In questo scenario, un capo di umili origini, Samori (1840-1900) divenne capo di uno stato (1870) che includeva la maggior parte della Guinea e alcune regioni dell’odierno Mali e della Costa d’Avorio. Nel 1886 affrontò per la prima volta le truppe francesi, che avanzavano dal Senegal e la sua lotta continuò fino al 1898, quando l’Almany (titolo politico-religioso che aveva adottato nel 1870) venne fatto prigioniero ed esiliato in Gabon, dove morì due anni più tardi.
La sua eredità fu raccolta da un piccolo gruppo di militanti diretti da Ahmed Sekou Touré, che fondò il Partito Democratico della Guinea (PDG) nel 1947. Appoggiandosi alle forze sindacali, l’ADG si trasformò rapidamente in un’organizzazione che fece presa, con estrema facilità, sul popolo guineano.
Quando la Francia vide crollare il colonialismo - perdita dell’Indocina, nel 1954; di Tunisia e Marocco, nel 1956; e scoppio della rivoluzione algerina, nel 1954 - De Gaulle cercò di salvare i propri interessi nell’Africa a sud del Sahara attraverso la creazione della Comunità Francese, nel 1958.
Mediante accordi e patti, la Francia cercò di impiantare un progetto neocolonialista che garantisse la permanenza della popolazione egemonica francese, fondamentalmente nell’area economica dei suoi grandi monopoli. Convocati per una consultazione popolare, 1.200.000 guineani dissero no e solo 57.000 avvallarono la proposta di De Gaulle di appoggio alla Comunità Francese.
Quattro giorni dopo fu proclamata l’indipendenza. Sekou Touré aveva dichiarato: «Preferiamo la povertà in libertà alla ricchezza in schiavitù». Era la prima volta che un fatto simile avveniva nell’Africa subsahariana «francese» e, per rappresaglia, Parigi ritirò i suoi quadri tecnici, disattivò le poche industrie e bloccò il commercio guineano.
Nel 1959 lo stato prese in mano le redini dell’economia e creò immediatamente la propria moneta, rendendosi indipendente dall’area del franco francese. L’industria e l’agricoltura furono diversificate, con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza, e la produzione di bauxite superò il milione di tonnellate annue.
Vi fu una serie di aggressioni da parte della Francia: fu imposto un blocco dei conti correnti bancari a Parigi, si fomentò il contrabbando e l’introduzione di moneta falsa.
Nel 1970, mercenari portoghesi invasero il paese, cercando di rovesciare il governo e annichilire le basi del PAIGC ivi situate, che lottavano per l’indipendenza della vicina Guinea portoghese (Guinea Bissau). In risposta alle sempre più frequenti campagne di destabilizzazione, furono creati i Poteri Rivoluzionari Locali (PRL) in ogni quartiere o villaggio, con il compito di lottare contro la corruzione, lo sperpero e il contrabbando.
Nel novembre del 1978, il Congresso decise di cambiare il nome ufficiale del paese in Repubblica Popolare e Rivoluzionaria di Guinea e dare il via alla normalizzazione dei rapporti con la Franca; contemporaneamente Touré rompeva il suo lungo periodo d’isolamento per visitare capitali africane e arabe. Il suo proposito era la diversificazione delle fonti dei capitali esteri, al fine di sfruttare le ricchezze minerarie e attirare investimenti che permettessero di saldare il debito estero.
La riconciliazione tra Francia e Guinea permise lo sfruttamento dei giacimenti di minerale ferroso del Monte Nimba da parte di un’impresa francese, quello del petrolio nella piattaforma continentale da parte della Compagnia Francese del Petrolio, così come lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di bauxite scoperti negli anni ‘70.
La Guinea divenne il secondo produttore mondiale di questo minerale. In questo periodo la Guinea e il Mali firmarono un accordo che prevedeva la formazione di una federazione economica e politica.
Alla fine del marzo 1984 Sekou Touré morì negli Stati Uniti, dive si era recato per curare una vecchia malattia. Una settimana dopo, il colonnello Lansana Conté mise in atto un golpe militare che rovesciò il presidente ad interim, Louis Beavogui.
Il nuovo regime abolì la struttura del «partito-stato», la Costituzione, le organizzazioni di massa e l’Assemblea. Inoltre, rese illegale il Partito Democratico di Guinea e cambiò il nome del paese, eliminando le parole «popolare» e «rivoluzionaria». Quindi, appoggiò il settore privato, eliminò le imprese parastatali e sollecitò la partecipazione della Francia, degli Stati Uniti e degli altri stati africani per aiutare a rivitalizzare l’economia del paese.
Oppresso da un debito estero di 800 milioni di dollari, il governo decretò la svalutazione del syli (moneta nazionale) del 100% e ridusse la spesa pubblica, condizione necessaria all’ingresso della Guinea nella zona monetaria del franco francese.
Nel dicembre del 1984, il colonnello Conté ridusse il numero di membri del gabinetto e concentrò nelle proprie mani le cariche di capo di stato, primo ministro e ministro della Difesa.
Nel dicembre del 1985, un programma di recupero economico diede priorità alla coltivazione del riso e privatizzò imprese commerciali, industriali, dell’agricoltura e dell’allevamento. L’autosufficienza alimentare continuava a essere un obiettivo da raggiungere.
Per ridurre la spesa pubblica, nel 1987 fu promosso un massiccio licenziamento di impiegati statali. Nel 1988 Conté allontanò un gruppo di militari dalla capitale; il loro scontento per via dei bassi salari era una minaccia alla stabilità. Nel gennaio di quell’anno un aumento dell’80% dei salari fece triplicare i prezzi. Vi furono manifestazioni che costrinsero il governo a congelare i prezzi dei beni di consumo e gli affitti.
Nel momento in cui fu approvato il multipartitismo, il leader dell’opposizione Alpha Condé ritornò dall’esilio e guidò la creazione del Foro Nazionale Democratico (FND), che riunì 30 gruppi d’opposizione. Tuttavia, la tensione e le persecuzioni politiche continuarono.
Lansana Conté fu rieletto nelle elezioni presidenziali del dicembre del 1993 con meno del 51% dei voti. Alpha Condé lo accusò di aver attuato un «colpo di stato» e vi furono degli scontri tra la polizia e i simpatizzanti dell’opposizione. Nel gennaio del 1994, decine di persone morirono durante i disordini a Macenta, presso il confine con la Liberia.
Nel giugno del 1995, i partiti di governo conquistarono 76 seggi si 114, in elezioni parlamentari che l’opposizione definì truccate. La crescita annuale stimata del PIL fu quasi del 5% e, in riconoscimento di quelli che giudicò buoni risultati economico, il Club di Parigi annullò alla Guinea 85 milioni di dollari del debito e gli prestò altri 85 milioni, che il governo deve ancora restituire.
Nel febbraio del 1996, alcuni reparti militari si ribellarono, poiché non avevano ricevuto alcun aumento salariale. L’ammutinamento sfociò in un tentativo di rovesciare il governo. La ribellione fu soffocata in due giorni nonostante gli ammutinati, 2.000 soldati circa e qualche ufficiale, fossero riusciti a controllare il centro urbano della capitale e a bombardare con l’artiglieria il palazzo presidenziale. Parecchi funzionari del governo furono accusati di aver istigato la rivolta e imprigionati. In luglio, l’economista Sidia Touré fu nominato primo ministro. Touré annunciò che la priorità del suo governo sarebbe stata la ripresa dell’economia.
Il presidente della Sierra Leone, Ahmed Tejan Kabbah, fu scacciato dal potere nel maggio del 1997 e fuggì in Guinea con la minoranza dei membri del suo governo. L’instabilità politica di quel paese fece sì che migliaia di persone si rifugiassero in Guinea, per paura di attacchi contro paesi e villaggi.
L’Aids continuò a colpire il continente africano. In novembre, si stimò che quasi l’1,5% della popolazione della Guinea fosse colpita da questo virus. Questa percentuale, una delle più basse dell’Africa, è, nonostante ciò, di molto superiore a quella dei paesi ricchi, come la Francia.
 
Schede:
La creazione dell'Africa
Le culture africane prima della colonizzazione
Gli stati fulani
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