orario.gif (1412 byte)The current time
Mali
/Testi/Mondo/Africa/Mali.gif (3920 byte)
 
/Testi/Mondo/Africa/ban-italia.gif (471 byte)
Capitale: Bamako
Superficie: 1.240.000 km²
Popolazione: 9,788 milioni
Speranza di vita: 46,56 anni
Pil pro capite: 600 $ / anno
Valuta: 1 Communaute Financiere Africaine franc (CFAF)
= 100 centimes
 
ban-spagna.gif (1946 byte)
Capital: Bamako
Superficie: 1.240.000 km²
Población: 9,788 millones
Esperanza de vida: 46,56 años
Pib pro capita: 600 $ / año
Divisa: 1 Communaute Financiere Africaine franc (CFAF)
= 100 centimes
 
ban-ingh.gif (1382 byte)
Official name: Republic of Mali
Capital: Bamako
Area: 1,240,000 km²
Population: 9.788 million
Languages: French, Bambara, numerous African languages
Life expectation: 46.56 years
Gdp per capita: 600 $ / year
Currency: 1 Communaute Financiere Africaine franc (CFAF)
= 100 centimes
 
 
 
 
Scheda tratta da:
guida.gif (17371 byte)emi.gif (1780 byte)
EMI - Editrice Missionaria Italiana
Via di Corticella, 181
40128 Bologna
 
item.gif (6574 byte)
 
Per il momento è disponibile solo in italiano.
Hasta el momento está disponible sólo en italiano.
Until the moment, still it is available only in Italian.
/Testi/Mondo/Africa/ban-italia.gif (471 byte)
 
Il territorio dell’attuale Mali fu abitato anticamente nel nord da gruppi di origine berbera e araba, nell’ovest e nel sud da vari popoli neri tra cui i bambara, soninke, malinke e songhai. Nell’XI secolo il capo malinke Allakoi Keita, re di Niani, si convertì all’Islam e impiantò questa religione nei suoi dominî. Due secoli dopo, in seguito a un’invasione dei soso, l’ultimo Keita sopravvissuto organizzò una confederazione delle tribù malinke. L’alleanza si dimostrò potente e in pochi anni conquistò l’antico regno del Ghana. Nel 1255 il nuovo impero occupava tutto il territorio della costa atlantica nell’ansa del Niger, dalle foreste equatoriali al deserto del Sahara (corrispondendo agli attuali Senegal, Gambia, Guinea Bissau, parte della Guinea, metà della Mauritania, sud dell’Algeria e tutto il Mali). L’impero svolse un’intensa attività commerciale, specialmente a Djene, nel sud, e nella leggendaria Timbuctù (Tombouctou), nel nord, città nelle quali circolavano enormi quantità di oro. Timbuctù ebbe anche una prestigiosa università che raggiunse l’apice della sua fama nel XIV secolo.
L’impero del Mali fu occupato dai francesi nel 1850 e insieme agli attuali Burkina Faso (già Alto Volta), Benin e Senegal, divenne il Sudan Francese, in seguito chiamato Africa Occidentale Francese.
La dominazione portò con sé violente distorsioni; l’economia, tradizionalmente orientata verso il Mediterraneo, dovette volgersi verso l’Atlantico, dove Dakar si trasformò nel grande polo accentratore della colonia, determinando la decadenza delle grandi rotte commerciali sahariane. A partire dal 1945, i sentimenti anticoloniali del Sudan Francese si espressero politicamente nel Raggruppamento Democratico Africano (Rassemblement Démocratique Africain), creato durante una conferenza svoltasi a Bamako, incoraggiata dal clima democratico che seguì la fine della seconda guerra mondiale. L’Unione Sudanese fu la sezione maliana del Raggruppamento Democratico Africano (RDA). Nel decennio seguente, a causa della sconfitta del colonialismo francese a Dien Bien Phu e della rivoluzione algerina, Parigi avviò un processo di concessioni graduali che portarono all’indipendenza del paese nel 1960.
Consci della loro debolezza, i giovani stati si raggrupparono nella Federazione del Mali, ma la differenza di interessi rese impossibile il processo di integrazione e la federazione fallì. Il Sudan Francese pose fine agli ultimi legami con Parigi e proclamò la Repubblica del Mali, scegliendo come presidente Modibo Keita.
Insieme a Senghor (Senegal) e Houphouët-Boigny (Costa d’Avorio), Keita apparteneva a una generazione di leader africani educati in Francia e ispirati alla socialdemocrazia. Tuttavia il presidente del Mali, diversamente dai suoi vicini, non accetto il neocolonialismo, e diede impulso a un processo di sviluppo economico orientato verso l’ideologia del «socialismo africano», avvicinandosi così alle posizioni di Sekou Touré in Guinea e Kwame N’Krumah in Ghana.
Le principali attività economiche furono nazionalizzate e fu promossa l’industrializzazione. L’indice di scolarità salì dal 4% al 20%. La lotta di Keita per l’unita del continente, per il non-allineamento e per una politica estera indipendente gli conquistarono il rispetto delle forze progressiste di tutta l’Africa. Tuttavia, egli non riuscì a creare una struttura politica solida e un golpe militare lo rovesciò nel novembre del 1968.
Il «Comitato Militare di Liberazione Nazionale», presieduto dal colonnello Moussa Traoré, promise di risanare l’economia e combattere la corruzione. I risultati ottenuti furono esattamente inversi. I cereali - la cui produzione in eccesso era esportata nel 1967 - dovettero essere razionali negli anni ‘70.
La dipendenza economica dall’estero e la specializzazione agricola in funzione del mercato internazionale, fecero sì che il Mali accumulasse un ingente debito estero durante gli anni ‘70.
Nel 1974, cercando di conquistarsi uno spazio politico, il governo sottopose a plebiscito una nuova Costituzione. Con tutta l’opposizione bandita e i seguaci di Keita incarcerati, il governo ottenne un appoggio elettorale del 99,8%, troppo elevato per essere credibile. Il 16 maggio 1977, Modibo Keita morì in una località del deserto, dove era stato confinato dal 1968. «L’intossicazione alimentare» dichiarata ufficialmente come causa di morte, fu interpretata da molti come avvelenamento. Durante una manifestazione popolare di proporzioni mai vista a Bamako, il popolo accompagnò i resti di Keita in aperto rifiuto del regime.
Nel 1979 il presidente Moussa Traoré optò per le formule d’austerità proposte dalle banche internazionali e dal Fondo Monetario Internazionale. Nel novembre del 1979, si svolsero manifestazioni studentesche, alle quali si unirono i professori. La repressione fu violenta: tredici studenti furono torturati e uccisi dalla polizia, mentre quasi un centinaio furono incarcerati.
A partire dal 1983 si intensificarono i rapporti del Mali con la Francia. Al contempo, Moussa Traoré prese le distanze dall’Unione Sovietica, che negli anni ‘70 aveva fornito aiuti nelle aree dell’economia e dell’istruzione.
La situazione economica continuò a deteriorarsi, specie nei settori chiave come l’agricoltura. La prolungata siccità - il Mali fa parte del Sahel - segnò nuove riduzioni nel bestiame.
Nel giugno del 1985, il presidente Traoré fu rieletto per un secondo mandato di sei anni. Come candidato unico del partito di governo ottenne il 99,94% dei voti.
Nel 1988 si registrarono nuove proteste di piazza di studenti, docenti e funzionari pubblici. Il governo cominciò la ristrutturazione e fu creato un Consiglio Economico e Sociale, diretto dal generale Anadou Baba Diarra.
In materia economico-finanziaria il governo aveva di fronte un debito estero che, nel 1988, arrivò al 25% del PIL e il cui servizio superò il 25% delle esportazioni. Contemporaneamente alla negoziazione del programma di aggiustamento strutturale con il FMI e all’avvio della privatizzazione della banca - operazione finanziata dalla Francia attraverso un prestito di ottomila milioni di franchi (CFA) -, furono annunciate la riduzione del personale dell’amministrazione centrale e la vendita delle risorse statali.
Il 10 aprile 1991 una ribellione popolare e militare contro il regime di Traoré portò al potere il tenente colonnello Amadou Tumani Touré, a capo di un Consiglio di Transizione di Salvataggio del Popolo (CTSP), il quale promise di trasferire il governo ai civili all’inizio del 1992.
La sfiducia popolare nei militari - nel CTSP figuravano quadri della dittatura precedente - stimolò le azioni violente promosse da organizzazioni studentesche, contro gli edifici pubblici che simboleggiavano il regime dittatoriale.
Furono riorganizzati vecchi partiti e ne sorsero di nuovi. Si ampliarono i movimenti sociali, per l’aumento dei salari e contro la privatizzazione delle imprese statali, tra le altre rivendicazioni, nei servizi delle telecomunicazioni e nelle ferrovie, nelle industrie tessile, farmaceutica e del cemento.
Nel giugno del 1991 l’insurrezione dei tuareg nel nord e dei mossi nell’est aumentò lo stato di tensione sociale. Il nuovo presidente si riunì con i suoi colleghi d’Algeria e Mauritania per trattare in forma congiunta la questione tuareg.
Il 14 luglio, un tentativo di golpe da parte di un settore delle forze armate portò Tumani Touré a concedere un aumento salariale del 70% a soldati e funzionari civili, in modo da frenare lo scontento.
Nel dicembre del 1991 ripresero i colloqui tra le autorità del Mali e i ribelli tuareg, che accettarono un cessate il fuoco in cambio di uno scambio di prigionieri.
Nel marzo del 1992, il governo del Mali e i tuareg giunsero a un nuovo accordo di pace, con la mediazione dell’Algeria. In aprile fu firmata la pace definitiva con i Movimenti e Fronti Unitari di Azauad (MFUA), che raggruppavano quattro gruppi di opposizione tuareg.
Nelle elezioni municipali e legislative del marzo 1992, l’Alleanza per la Democrazia in Mali (ADEMA) conquistò 76 dei 116 seggi. Il resto fu diviso tra le altre alleanze politiche e i rappresentanti della comunità maliana all’estero.
Nell’aprile del 1992, il governo del Mali e i ribelli tuareg del nord del paese confermarono il «patto nazionale di pace», che mise fine a due anni di scontri armati.
Il 26 aprile, Alpha Oumar Konaré, leader dell’ADEMA, fu eletto presidente nelle prime elezioni multipartitiche dall’indipendenza. Il suo principale rivale fu Tiéulé Mamadou Konaté, capo dell’Unione Sudanese-Raggruppamento Democratico Africano (US-RDA).
Konaré, di professione insegnante, aveva avuto un ruolo fondamentale nella sconfitta del regime di Moussa Traoré, nel 1991.
Konaré e Konaté indissero nuove elezioni poiché nessuno dei due era riuscito ad assicurarsi la maggioranza assoluta al primo turno. Sette candidati furono eliminati nella prima tornata. Entrambe le tornate elettorali furono caratterizzate da una bassa partecipazione (il 21% degli elettori nell’ultima votazione).
La maggior parte dei partiti politici boicottò l’elezione parlamentare e mise in questione i meccanismi elettorali, ai quali attribuì la responsabilità dell’alta percentuale di astenuti.
Amnesty International denunciò nel suo rapporto del 1992 l’incarceramento di vari presunti oppositori, senza imputazioni né processo. Furono condannate a morte 14 persone, condanne che in seguito furono commutate in ergastoli. Inoltre, concludeva il citato rapporto, l’esercito giustiziò extragiudizialmente varie decine di tuareg.
Nel marzo del 1993, un gruppo di studenti occupò la radio statale e in aprile si svolsero importanti manifestazioni contro la politica economica del governo. Con il sostegno degli organismi finanziari internazionali, Konaré consolidò la liberalizzazione dell’economia iniziata da Traoré. Il presidente riformò la riscossione delle imposte, ridusse la spesa pubblica, privatizzò imprese statali ed eliminò il controllo dei prezzi.
Nel febbraio del 1994 vi furono nuove manifestazioni contro il governo. Il 15 febbraio, tutti i centri per l’insegnamento, a eccezione delle scuole elementari, furono chiusi. Alcuni osservatori segnalarono la comparsa di gruppi armati clandestini decisi a realizzare attentati contro la proprietà dei principali paesi creditori del Mali.
In giugno il governo firmò un accordo con il MFUA, uno dei principali gruppi che rappresentavano i ribelli tuareg, a causa del quale continuarono a verificarsi violenti incidenti. In uno di questi, nelle città di Gao e Beher, la repressione della polizia causò la morte di oltre 200 persone, tra le quali numerosi erano le donne e i bambini.
Nel 1995 il governo proseguì i negoziati con altri gruppi di ribelli tuareg, così come con i paesi vicini, al fine di organizzare il trasferimento di 120.000 tuareg rifugiati in Algeria, Burkina Faso, Mauritania e Niger. In ottobre ebbe inizio un programma triennale di rimpatrio.
Il FMI approvò il terzo aggiustamento strutturale annuale. Gli investimenti stranieri si interessarono al Mali a causa della scoperta di nuovi giacimenti auriferi.
Un nuovo accordo di pace, firmato il 27 marzo 1996, mise fine al conflitto con i tuareg. Il governo ottenne il ritorno di 25.000 rifugiati in Niger. L’accordo comprese anche la smobilitazione di circa 2.700 guerriglieri.
Nel maggio del 1997, Alpha Oumar Konaré fu rieletto presidente con il 95,9% dei voti validi. Nelle elezioni legislative di luglio e agosto, l’Alleanza per la Democrazia (ADEMA), forza politica governativa, ottenne 130 seggi del nuovo Parlamento. In entrambi i casi, l’opposizione boicottò le elezioni e la partecipazione elettorale fu scarsa.
Il boicottaggio dell’opposizione coincise con un aumento della violenza nelle strade nelle strade, che provocò le dimissioni del primo ministro Keita e del suo governo alla fine del 1997. Un gruppo d’intellettuali chiese la liberazione di vari leader dell’opposizione al fine di calmare la situazione. Tuttavia, il presidente confermò il primo ministro in carica, il quale formò un nuovo governo.
Nel marzo del 1998, il governo rimandò a data da definirsi le elezioni locali in programma per il 19 aprile. La misura, secondo il governo, fu presa per dare il tempo ai partiti politici di partecipare, prima dell’annuncio di un nuovo boicottaggio da parte dell’opposizione.
 
Schede:
La creazione dell'Africa
Le culture africane prima della colonizzazione
Gli stati fulani
La civiltà islamica: origini e fondamenti
I tuareg, figli del vento e della sabbia
freccia-sn.gif (1003 byte)

continenti.gif (1501 byte)

home.gif (1473 byte)