
-

- Capitale: Pretoria; Cape Town; Bloemfontein
- Superficie: 1.219.912 km²
- Popolazione: 42,327 milioni
- Speranza di vita: 56,29 anni
- Pil pro capite: 5.400 $ / anno
- Valuta: 1 rand (R) = 100 cents
-

- Capital: Pretoria; Cape Town; Bloemfontein
- Superficie: 1.219.912 km²
- Población: 42,327 millones
- Esperanza de vida: 56,29 años
- Pib pro capita: 5.400 $ / año
- Divisa: 1 rand (R) = 100 cents
-

- Official name: Republic of South Africa
- Capital: Pretoria; Cape Town; Bloemfontein
Area: 1,219,912 km²
Population: 42.327 million
Languages: 11 official languages, including Afrikaans, English, Ndebele, Pedi
- Life expectation: 56.29 years
Gdp per capita: 5,400 $ / year
Currency: 1 rand (R) = 100 cents
-
-
-
-
- Scheda tratta da:
 
- EMI - Editrice Missionaria Italiana
- Via di Corticella, 181
- 40128 Bologna
-

|
-
|
- Per il momento è disponibile solo in italiano.
- Hasta el momento está disponible sólo en italiano.
- Until the moment, still it is available only in Italian.

-
- I primi coloni olandesi giunsero a Città del Capo (Cape Town) nel 1652, oltre un secolo
e mezzo dopo che il navigatore portoghese Vasco de Gama ebbe oltrepassato il Capo di Buona
Speranza. I portoghesi, più interessati allIndia,
preferirono non affrontare il popolo khoukhoi, che abitava la regione da oltre mille anni
e si mostrava ostile ai navigatori stranieri.
- Jan Van Rebeck fu il primo olandese a sfidare lostilità dei khoikhoi. Sbarcato a
Città del Capo, vi stabilì la prima colonia organizzandovi delle attività agricole e di
allevamento destinate a rifornire le navi dirette in Indonesia.
Nel 1688, la zona era stata colonizzata da circa 600 agricoltori che si dedicavano
principalmente a coltivare campi e fare la guerra al khoikhoi. Trovandosi in forte
minoranza, i primi coloni olandesi furono estremamente uniti e aggressivi, due tratti
destinati a caratterizzare tutta la cultura boera nellAfrica del sud.
- Gli olandesi erano coloni atipici: percepivano, infatti, un salario dalla Compagnia
Olandese delle Indie Orientali e non potevano scambiare prodotti con gli indigeni, in
quanto tutta la loro produzione are destinata agli equipaggi delle navi. Poco a poco
entrarono in conflitto con i padroni della madrepatria che non ammettevano concorrenti e
lutilizzo di schiavi per ampliare le piantagioni e gli allevamenti. I boeri
vinsero la controversia e, verso la fine del XVII secolo, i cosiddetti coloni liberi o burghers
costituivano la maggioranza. La popolazione di origine europea si divise: alcuni rimasero
vincolati al commercio con lestero, mentre altri si spinsero allinterno alla
ricerca di nuove terre.
- Nel 1806, in seguito alla crisi dellimpero coloniale olandese, gli inglesi
poterono stabilirsi a Città del Capo. Essi stipularono accordi per lo scambio delle
merci, trasformarono i capi indigeni in intermediari e si opposero alla schiavitù. Ben
presto si trovarono a scontrarsi con lo schiavismo intransigente dei boeri i quali
per distinguersi dagli ultimi arrivati, cominciarono ad autodefinirsi afrikaner.
Nel 1834 circa 14.000 di essi emigrarono verso linterno del continente, iniziando
con la great trek (grande marcia) che li avrebbe condotti nel Transvaal,
nellattuale Orange e nel Natal. Per poter sfruttare il lavoro degli schiavi senza
interferenze esterne, gli afrikaner stabilirono gli statuti del Transvaal nel 1852
e dellOrange nel 1854.
- Gli inglesi riconobbero lindipendenza di queste regioni, in quanto
loccupazione di nuove terre da parte degli europei contribuiva ad aumentare la
sicurezza di Città del Capo. I boeri, inoltre, erano costretti a commerciare
necessariamente attraverso i porti controllati dagli inglesi. Anche se la storia ufficiale
minimizza la resistenza delle popolazioni indigene, in realtà questa fu estremamente
forte e organizzata e costò loro un numero incommensurabile di vite umane. Durante
lespansione verso nord, gli afrikaner si scontrarono con xhosa e zulu. Questi
ultimi, capeggiati da Chaka, genio della strategia militare, bloccarono lavanzamento
dei coloni per ben 50 anni. Chaka divenne capo di un grande impero che si smembrò, poco
prima del great trek, non tanto per le pressioni esterne, quanto a causa dei
dissidi interni legati a problemi di successione.
- La coesistenza pacifica tra i boeri e la Corona britannica finì nel 1867 con la
scoperta di importanti giacimenti doro e di diamanti nel Transvaal. La scoperta del
grande valore economico e strategico di questa zona indusse la Gran Bretagna a proporre una federazione tra la
provincia del Capo e i due stati liberi. I boeri respinsero la proposta, provocando
così lo scoppio della guerra nel 1899. La Gran Bretagna
poteva contare sullappoggio della maggior parte delle sue colonie, mentre i boeri
avevano quello della Germania. Dopo tre anni di
guerra, con un bilancio di circa 50.000 afrikaner morti e 100.000 confinati nei
campi di concentramento, i boeri furono costretti alla resa e dovettero accettare
la tutela britannica, mantenendo una certa autonomia nelle loro regioni. Con la vittoria
inglese ebbe fine legemonia del capitale agrario nellOrange e nel Transvaal ed
iniziò lo sfruttamento delle risorse minerarie.
- Per i boeri le popolazioni indigene non erano altro che selvaggi che dovevano
essere addomesticati con la forza e trasformati in schiavi. Lideologia della
superiorità «bianca» e la discriminazione razziale era unesigenza del sistema di
sfruttamento agrario da essi praticato. La loro agricoltura era poco redditizia rispetto
alle colture che gli indigeni avevano nelle province del Capo e del Natal, per cui avevano
bisogno di una manodopera a bassissimo costo.
- Diversamente la mentalità commerciale e liberale degli inglesi considerava la
schiavitù un ostacolo alla creazione di mercati di consumo. Questo comunque non impedì
loro di erigere rigide barriere tese ad eliminare ogni possibilità di ascesa economica e
sociale dei neri sudafricani. Dal 1809 la legislazione del lavoro dispose punizioni severe
per i lavoratori che decidessero di cambiare impiego. Con il Master and Servant Act
del 1843 e altri decreti successivi, la rescissione del contratto di lavoro divenne un
reato penale.
- Intorno al 1850 gli inglesi cominciarono ad ingaggiare lavoratori neri nei territori
dellattuale Mozambico, Lesotho,
Botswana, oltre a indiani e cinesi. Questi lavoratori
«importati» non potevano portarsi dietro le loro famiglie: il salario era minimo e, nel
caso di perdita del posto di lavoro, dovevano ritornare nel loro paese.
- Nel 1894 fu promulgata una legge che obbligava gli africani a pagare una tassa in denaro
sul lavoro, a meno che non fossero in grado di dimostrare di aver lavorato per un certo
periodo fuori dal proprio distretto di residenza. Fu un espediente per costringere gli
indigeni a lavorare per un salario molto inferiore a quello di un lavoratore di origine
europea. Altrettanto fu stabilito per i contadini: unimposta annuale, pagabile in
denaro, che potevano ricavare solo vendendo la propria forza lavoro agli europei. Questi
provvedimenti distrussero le forme di vita tradizionali degli africani e garantirono il
mantenimento dei salari sotto un certo livello.
- Quando iniziò lo sfruttamento delle miniere di oro e diamanti, i capitalisti europei
dovettero ricorrere al lavoro di maestranze bianche qualificate. Si trattava in
maggioranza di ex agricoltori boeri che con la guerra avevano perso tutto. Altri
giunsero dallEuropa attratti dal «sogno delloro». Entrambi i gruppi erano a
conoscenza del funzionamento del capitalismo industriale e quindi avanzarono richieste
economiche e rivendicazioni lavorative. I capitalisti promisero vantaggi a questi
lavoratori bianchi, a condizione che diventassero complici dello sfruttamento della
manodopera nera.
- Nel 1896 la cosiddetta colour bar (barriera del colore) era perfettamente in
vigore nel settore minerario e nella città a maggioranza britannica. Nel 1910 con
lapprovazione della Costituzione dellUnione Sudafricana - una federazione
delle province del Capo, Natal, Orange e Transvaal - i neri furono privati del diritto di
voto e di proprietà della terra. Nel 1930 nove decimi delle terre coltivate erano in mano
degli europei o dei loro discendenti.
- Dopo il 1910 la legislazione segregazionista fu ampliata ulteriormente. Il Native
Labour Act impose ai lavoratori urbani un sistema di sottomissione simile a quello in
vigore per i lavoratori delle aziende agricole. Il Native Land Act del 1913
destinò il 7% del territorio nazionale ai neri che costituivano il 75% della popolazione
e lo suddivise nei cosiddetti «bantustan». Il restante 93% delle terre venne assegnato
ai bianchi che costituivano il 10% della popolazione. Nelle sovrappopolate riserve nere
predominava lagricoltura di sussistenza, mentre il resto delle terre, di proprietà
dei bianchi, veniva sfruttato con tecniche intensive. Le prime fungevano da riserva
permanente di manodopera a basso costo. Il Native Urban Act del 1923 limitò
drasticamente la possibilità per i neri di insediarsi nelle città considerate baluardi
dei bianchi. Gli spostamenti dei neri furono così sottoposti a un assoluto controllo.
- Dal momento in cui il Sudafrica iniziò il cammino verso lindipendenza, nel 1934,
e fino al 1984 la partecipazione alla vita politica fu limitata al 17% della popolazione.
Con la riforma costituzionale avviata nel 1984 la partecipazione fu estesa agli asiatici -
principalmente indiani - e ai meticci «coloured». Gli africani neri, quasi due terzi
della popolazione, restavano esclusi dal diritto di voto.
- Fin dallepoca coloniale, il potere fu monopolizzato dalla minoranza bianca, la cui
economia, fino alla prima guerra mondiale, si basava sullindustria mineraria e
sullagricoltura intensiva. La recessione seguita alla guerra indusse le grandi
imprese ad ingaggiare i neri, generando scontri razziali tra gli operai salariati. Lo
sciopero di Rand del 1922 fu represso nel sangue dal governo. La maggior parte degli
operai in sciopero erano bianchi poveri, discendenti dei boeri. Frustrati per la
perdita della guerra e delle terre, e senza possibilità di accesso alla nascente
struttura industriale del paese, furono attratti dalla propaganda ultranazionalista
dellestrema destra.
- I nazionalisti, che trionfavano alle elezioni del 1924 insieme agli alleati del Partito
Laburista - borghesia nazionale urbana - ruppero con la tradizionale politica economica
liberale ed imposero il protezionismo. Entrambi i provvedimenti, che colpirono le grandi
compagnie minerarie, erano finalizzati allo sviluppo di un processo di industrializzazione
interna.
- La nascita di un capitalismo di stato promosso dai nazionalisti, che crearono industrie
siderurgiche, costruirono ferrovie e centrali elettriche, rese possibile una rapida
crescita del paese, definita da molti «miracolo economico».
- Alla fine degli anni 20 leuforia fu smorzata da una nuova crisi,
caratterizzata dal calo del prezzo delloro sul mercato internazionale. Anche
lalleanza tra nazionalisti e laburisti entrò in crisi. Per restare al potere, i
nazionalisti furono allora costretti a rivolgersi al capitale straniero che, fino a quel
momento, avevano avversato. Essi conservarono il sistema di segregazione razziale, in
quanto garanzia di manodopera a basso costo. Lo sviluppo industriale fu accompagnato da un
aumento dei neri impiegati in questo settore e generò ulteriori conflitti razziali. Una
società segreta, lAfrikaner Bond (Confraternita Afrikaner)
divenne lorgano principale della destra bianca.
- Con la recessione che seguì alla seconda guerra mondiale il fenomeno si ripeté: i
bianchi poveri, vedendo minacciato il proprio posto di lavoro, acuirono i sentimenti
razzisti, manifestandoli con lo slogano «Gevaar K.K.K.» (attenzione ai neri, agli
indiani e al comunismo - Kaffer, Koelie, Komunismus). Nel 1948 i nazionalisti
andarono nuovamente al governo e, per mezzo di una lunga serie di leggi e decreti,
imposero restrizioni ancora più rigide alla popolazione nera.
- La prima organizzazione politica dei neri sudafricani nacque nel 1912: lAfrican National Congress (ANC), fondato da un gruppo di
studenti diplomati presso scuole dirette da missionari. Tra i fondatori, vari possedevano
titoli di studio conseguiti presso atenei americano i europei. I primi leader dellANC pensavano che fosse possibile convincere gli afrikaners
dellingiustizia delle leggi di segregazione razziale e che i liberali filo-inglesi
avrebbero accettato la compartecipazione dei neri alla vita politica del paese. Tali
illusioni cominciarono a svanire nel 1920 con lo sciopero di 40 mila minatori neri. Il
1921 vide la nascita del Partito Comunista Sudafricano, composto in maggioranza da
bianchi.
- Negli anni 40 lANC adottò una strategia
di resistenza non-violenta alle leggi razziste. Nel 1955 il fronte antirazzista si ampliò
con la cosiddetta Carta della Libertà che fu sottoscritta anche dai movimenti di indiani,
mulatti, liberali e socialisti. La carta conteneva una radicale denuncia dellapartheid
e ne richiedeva labolizione e unequa redistribuzione della ricchezza.
- A partire dal 1943 la Lega della Gioventù, affiliata allANC, avviò un programma più aggressivo. I dirigenti
Nelson Mandela e Oliver Tambo raggiunsero progressivamente posizioni di guida
allinterno dellANC.
- Nel 1958 alcuni settori che non si trovavano daccordo con la politica
multirazziale del movimento diedero vita al Congresso Panafricano (PAC) che, nel 1960,
organizzò una manifestazione nella città di Sharperville per protestare contro la legge
che limitava la libertà di movimento dei lavoratori neri nelle aree riservate ai bianchi.
La repressione di questa marcia causò 70 morti.
- Dopo questo incidente, il PAC, lANC e il Partito
Comunista furono dichiarati illegali. La lotta subì un cambiamento radicale. LANC creò un braccio armato, il «Umkhonto we Sizwe»
(la Lancia della Nazione) e il PAC ne organizzò un altro, denominato «Poqo»
(Solo Noi). Nel 1963 i principali capo dellANC
furono arrestati: Nelson Mandela fu condannato allergastolo e Oliver Tambo assunse
la guida del movimento in esilio. La violenza e la carenza di basi dappoggio nei
paesi confinanti, dominati da regimi alleati agli afrikaner, impedirono alla
guerriglia di effettuare azioni capaci di reclutare grandi masse.
- Nel 1963 a un africano non era permesso di votare, doveva portare sempre con sé una
tessera di riconoscimento, non poteva uscire da determinate zone, poteva essere arrestato
arbitrariamente, non poteva iscriversi a un sindacato né partecipare a uno sciopero, non
poteva frequentare scuole o università insieme ai bianchi, poteva essere trasferito in
altre zone contro la sua volontà, non aveva accesso ai servizi pubblici, non poteva
partecipare a dimostrazioni pubbliche contro la segregazione, ecc. A quellepoca la
vitalità del sistema razzista si spiegava in buona parte con linteresse del
capitalismo internazionale a investire nel paese, attratto dal gran mercato di manodopera
a basso costo. Il valore degli investimenti stranieri, specialmente nordamericani,
registrato nel 1958 era cinque volte maggiore rispetto a quello dellanno precedente.
La politica degli afrikaner creò le infrastrutture necessarie
allinstallazione di grandi impianti industriali finalizzati allo sviluppo di un polo
industriale in grado di rifornire tutta lAfrica australe.
- Gli anni 60 videro il progressivo inurbamento dei braccianti agricoli neri. La
miseria dei bantustan, terreni di scarsa produttività, e lesistenza di servizi e di
assistenza, provocarono un esodo massiccio verso le città. Questa affluenza rappresentava
un rischio per le aspettative di altri settori urbani, come i mulatti, che vedevano
minacciate le loro speranze di integrarsi nelleconomia dei bianchi.
- Nel 1976 vi fu una rivolta degli emarginati nei sobborghi di Johannesburg. La ribellione
dei giovani di SOWETO (South West Township, quartiere sud-occidentale) dimostrò ai
bianchi che la crisi stava toccando anche le città dove, fino a quel momento, si erano
sentiti al sicuro. Con uneconomia che dipendeva fortemente dalla manodopera nera -
nel 1970 il 75% dei lavoratori nel settore agricolo, minerario e nei servizi erano neri, e
che in 20 anni aveva visto triplicare il numero di lavoratori specializzati non bianchi (i
quali, però, a parità di prestazioni percepivano salari da 5 a 10 volte inferiori a
quelli dei bianchi) -, il governo della minoranza bianca si vide costretto a proporre
alcune riforme dellapartheid al fine di prevenire nuovi conflitti sociali tra
i lavoratori inurbati.
- Tra le altre riforme, il regime di Pretoria dichiarò «stati indipendenti» quattro
bantustan - Transkei, Ciskei, Venda e Bophuthatswana - allo scopo di impedire la
migrazione interna dei disoccupati. Otto milioni di persone furono quindi private della
nazionalità sudafricana e trasformate in stranieri per decreto. A livello internazionale
questi nuovi «stati indipendenti» furono riconosciuti da pochissimi paesi.
- Lindipendenza dellAngola e del Mozambico ottenuta nel 1975 e quella dello Zimbabwe
nel 1980 modificarono radicalmente la situazione dellAfrica australe. LAfrican National Congress trovò in questi e in altri paesi
della Linea del Fronte (Botswana, Tanzania
e Zambia) la sua indispensabile retroguardia. Il Sudafrica, la
cui economia era tre volte maggiore di quella di tutti questi paesi indipendenti messi
insieme, iniziò allora una campagna di destabilizzazione, i cui strumenti furono la
pressione economica, il sabotaggio, lappoggio a movimenti ribelli e
linvasione. Il tutto finalizzato a impedire il sostegno al movimento antiapartheid
e a bloccare i tentativi dei nuovi paesi a sottrarsi al dominio sudafricano.
- Il terreno principale del conflitto nellAfrica australe fu la Namibia, ex colonia tedesca occupata militarmente dal Sudafrica
durante la prima guerra mondiale e successivamente annessa. Nel 1966 lONU dispose la restituzione dellindipendenza alla Namibia da parte del Sudafrica, richiesta ripetuta dallOUA e dai paesi del Fronte, nonostante le manovra
dilatorie del Sudafrica e delle potenze occidentali. Tuttavia per lindipendenza
della Namibia fu necessario aspettare fino al 21 marzo 1990.
- Alla capacità sudafricana di imporre la propria forza economica e militare nel sud
dellAfrica risultò essenziale lappoggio degli Stati
Uniti. Circa 400 compagnia sudamericane, infatti, avevano interessi nel paese e al
tempo stesso il capitale e la tecnologia statunitense erano vitali per lo sviluppo
industriale sudafricano.
- Il Sudafrica è il maggiore esportatore al mondo di platino, oro, manganese, cromo e
vanadio; è al secondo posto per le esportazioni di antimonio, diamanti, fluoro e amianto
e al terzo per il titanio, uranio e zinconio. Inoltre la particolare posizione geografica
garantisce il passaggio di petroliere che trasportano il 70% del petrolio consumato in
Europa e il 30% di quello destinato agli Stati Uniti. Il
nazionalismo estremista degli afrikaner si è dimostrato compatibile con
lintegrazione del paese nel sistema economico occidentale.
- Durante il governo Reagan, gli Stati Uniti riversarono
nella regione tutto il peso del loro potere economico e militare per impedire un
cambiamento rivoluzionario dellAfrica australe. Allinterno Pieter Botha, primo
ministro dal 1978 al 1989, avviò alcune mini-riforme del sistema segregazionista. Tra il
1982 e il 1984 impose una riforma costituzionale che concedeva il diritto di voto agli
indiani e ai meticci, creando un parlamento tricamerale con una camera per ogni gruppo
razziale. I neri continuavano ad essere esclusi e la partecipazione alla vita politica era
limitata allambito locale. La maggioranza della popolazione non bianca boicottò la
riforma e si astenne dal voto.
- Leconomia sudafricana entrò nel 1983 in un periodo di recessione dovuto alla
caduta del prezzo delloro, principale prodotto dellesportazione, sul mercato
internazionale. Le difficoltà economiche colpirono la borghesia bianca, fino ad allora
tutelata contro qualsiasi impoverimento. In questa situazione i partiti razzisti di
estrema destra moltiplicarono i consensi.
- La graduale soppressione dellapartheid promessa da Botha incontrò una
forte opposizione. La repressione dei neri non diminuì, anzi si complicò a causa degli
scontri tra gruppi tribali e politici rivali. Nel luglio del 1985 il governo dichiarò lo
stato di emergenza in 36 distretti. Alla fine del 1986 gli scontri avevano provocato oltre
750 morti e migliaia di arresti fra gli oppositori.
- In quegli anni negli Stati Uniti e in Europa la
campagna antirazzista ebbe una grande diffusione, tanto che le pressioni
dellopinione pubblica obbligarono i governi e un numero crescente di aziende e
banche occidentali a ridurre le attività in Sudafrica. Il Congresso americano annullò il
veto imposto da Reagan alle sanzioni economiche obbligandolo a cambiare la sua politica di
«impegno costruttivo» nella zona. Lopposizione politica interna sudafricana diede
vita al Fronte Democratico Unito (UDF) che riunì oltre 600 organizzazioni popolari agendo
nel rispetto della legge.
- Agli inizi del 1988 il governo mostrò maggiore intransigenza nei confronti
dellopposizione e nel febbraio dello stesso anno dichiarò illegali tutti i gruppi
di cui era composta. I capi religiosi contrari allapartheid, tra i quali
larcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace per lattività contro la
segregazione razziale, furono arrestati. Anche lattività sindacale, diretta dal
Congresso dei Sindacati Sudafricani (COSATU) fondato nel 1985 fu repressa e dichiarata
sovversiva. Nellagosto del 1989, isolato da una crisi interna al partito (che
guidava da ormai 41 anni), Botha si dimise e fu sostituito da Frederick De Klerk, che si
dichiarò favorevole ad un cambiamento del sistema razzista. Nel 1990 il paese si trovò a
dover rifinanziare una parte del debito estero che ammontava allora a 12 mila milioni di
dollari e il governo si rese conto che alcune modifiche del sistema segregazionista
avrebbero favorito le trattative con gli organismi internazionali.
- Nel settembre del 1989 le elezioni parlamentari si svolsero in stato di emergenza in
vigore dal 1986. Il Movimento Democratico di Massa, coalizione antiapartheid alla
quale aderirono tutte le organizzazioni dichiarate illegali, proclamò uno sciopero
generale. Nonostante i raid della polizia e le minacce, tre milioni di sudafricani neri
incrociarono le braccia nella più grande giornata di protesta della storia del paese. Il
Partito Nazionale riuscì però a mantenere la maggioranza in parlamento.
- Alcuni giorni dopo si assistette alla prima manifestazione di massa legale contro
lapartheid dal 1959. La crescente mobilitazione fu accompagnata da
repressione e morti, ma finì per coinvolgere anche settori sempre più numerosi della
minoranza bianca.
- Lopposizione, riunita allUniversità di Johannesburg per una «Conferenza
per un futuro democratico» nel dicembre del 1989, decise di subordinare qualsiasi
negoziato con il governo al rispetto della condizione fondamentale: «una persona, un
voto», ovvero del suffragio universale.
- Nel febbraio del 1990 De Klerk legalizzò lAfrican
National Congress ed altri gruppi dopposizione. Dopo che era stata più volte
annunciata e rinviata, l11 febbraio avvenne la scarcerazione di Nelson Mandela, il
prigioniero politico più celebre e la cui detenzione era durata più a lungo (27 anni).
Con la liberazione di Mandela ebbe inizio un periodo di negoziati. Mandela, accolto da
unimmensa folla al momento della scarcerazione, recuperò il ruolo di leader della
maggioranza nera, ma non senza qualche difficoltà, alcune delle quali derivanti dagli
scontri tra lANC e i membri
dellorganizzazione zulu Inkatha, che non si opponeva allapartheid.
- LANC affermò che il conflitto era tra coloro
che volevano un Sudafrica unito, democratico e non razzista e coloro che non accettavano
di perdere i propri privilegi. Lestrema destra, che trovava appoggio tra i bianchi
più poveri, difendeva ad oltranza la segregazione razziale.
- Nel maggio del 1990 Mandela annunciò un accordo tra lANC e il governo per mettere fine alla violenza e
normalizzare la vita politica. Fece appello alla comunità internazionale affinché
fossero mantenute le sanzioni economiche ed altre forme d pressione sul governo
sudafricano. Alcuni settori dellopposizione di sinistra annunciarono il loro rifiuto
a trattare con il governo, sostenendo che i negoziati non facevano altro che rimandare la
lotta e un cambiamento più radicale. La polizia bianca, le cui abitudini repressive non
cambiarono, implicata comera nella formazione di squadroni della morte, contribuì
ad aumentare lincertezza di una fine pacifica dellapartheid. Il governo
rinunciò alla creazione di altri bantustan (che, nel frattempo, erano diventati dieci),
abolì la segregazione razziale negli ospedali nel maggio del 1990 e, sei mesi dopo, in
tutti i luoghi pubblici. In dicembre, dopo oltre trentanni di esilio, tornò in
patria il presidente dellANC Oliver Tambo.
- Verso la metà di aprile del 1990 la Comunità Europea cominciò a prendere in
considerazione la revoca dellembargo economico e fissò come scadenza per
linizio del processo di democratizzazione il 30 giugno. In quella data il governo
abolì la legge sulla perquisizione e la legge delle terre che proibiva la proprietà ai
neri. De Klerk promise contemporaneamente di dare inizio alle consultazioni per la stesura
di una nuova Costituzione. Gli Stati Uniti anticiparono
gli altri paesi nella sospensione dellembargo. La Comunità Europea aveva intenzione
di fare lo stesso, ma la Danimarca si oppose insieme
alla Spagna, che aveva ricevuto la visita di Mandela,
ponendo il veto alliniziativa.
- Parallelamente scoppiò lo scandalo «Inkathagate» quando si scoprì che il governo
aveva appoggiato gli zulu fornendo loro denaro e addestramento militare, fatto che mise in
dubbio le intenzioni dellesecutivo.
- Gli scontri tra lANC e lInkatha causarono
5.000 morti dal 1986. LANC depose le armi
nellagosto del 1990, però gli scontri ripresero nel giugno del 1991. Alla fine di
luglio De Klerk destituì i ministri della Difesa e degli Interni. In ottobre, nonostante
laccordo firmato il mese precedente tra i due gruppi e il governo, si registrarono
altre vittime.
- Il Fronte Nazionale Afrikaner (NFA) tentò la costituzione di uno stato bianco
indipendente. In gennaio circa tremila militanti armati dellorganizzazione fecero
una dimostrazione di forza al World Trade Center, sede dei negoziati.
- Un rapporto della Commissione per i Diritti Umani parla di 9.352 vittime della violenza
politica nel periodo 1990-93.
- LInkatha, il NFA e il Partito Conservatore abbandonarono il tavolo delle
trattative per lelaborazione del nuovo testo costituzionale e decisero di boicottare
il processo elettorale. Il «presidente» del Transvaal, Lucas Mangope, a seguito di uno
sciopero dei funzionari pubblici, dichiarò di unirsi al boicottaggio. Immediatamente vi
furono proteste per le strade. Il neonazista Viljoen ordinò al Movimento di Resistenza
Afrikaner di invadere il Bophuthatswana in aiuto a Mangope. La resistenza dei civili neri
e delle forze locali lo obbligarono, però, alla ritirata. Mangope fu deposto e
lesercito sudafricano assunse il controllo della regione. Il bilancio di questi
scontri fu di 50 morti e 300 feriti. Alcuni giorni dopo Viljoen decise di unirsi al
processo elettorale con il neonato Fronte della Libertà.
- Intanto lInkatha boicottava gli atti dellANC
e si impegnava in duri scontri con i seguaci di Mandela. Il leader Mangosuthu Buthelezi
tentò di ottenere il controllo di un altro bantustan, sempre nel Natal. Non vi riuscì,
ma ottenne il riconoscimento costituzionale del re degli zulu, Goodwil Zweletini, ed
infine accettò di partecipare alle elezioni.
- In ottobre lONU revocò le sanzioni contro il
regime sudafricano. Gli Stati Uniti ritirarono
immediatamente le restrizioni finanziarie.
- La Costituzione provvisoria creò unAssemblea nazionale composta da 400 deputati e
un senato di 90 membri. Il presidente, con poteri inferiori a quelli del primo ministro,
doveva essere eletto dallAssemblea per un mandato di cinque anni. Fu stabilita una
nuova divisione territoriale in nove province, ciascuna con il proprio governatore e la
propria legislatura, che comprendevano anche i dieci bantustan ora aboliti.
- Fu creata una Forza nazionale di mantenimento della pace nella quale confluirono il
Fronte di Difesa del Sudafrica e i guerriglieri del braccio armato dellANC e del PAC.
- Le prime elezioni multietniche della storia del Sudafrica si svolsero tra il 26 e il 19
aprile 1994. Laffluenza alle urne fu dell87% dellelettorato. LANC ottenne il 63% dei suffragi, il NP di De Klerk il 20% e
lInkatha il 10%. La destra, con il Fronte della Libertà, ottenne il 2% dei seggi.
- Il governo di unità nazionale comprendeva membri del NP e del IFP. Il ministro
dellEconomia e il governatore della Banca Centrale sudafricana del governo
precedente rimasero in carica.
- Scomparse le barriere dellapartheid, rimasero però quelle economiche e
culturali. I lavoratori neri guadagnavano nove volte meno dei bianchi e la disoccupazione
era rispettivamente del 33% e del 3%. La percentuale di mortalità infantile era per i
neri del 53 per mille e per i bianchi dell1 per mille.
- Tra i primi provvedimenti del suo governo, Mandela propose lassistenza sanitaria
gratuita per i bambini di età inferiore ai sei anni e per le gestanti, la garanzia di
unalimentazione base per i bambini in età scolare e la fornitura di energia
elettrica a 350.000 abitazioni. Promise la creazione entro il 1999 di 2,5 milioni di posti
di lavoro e un milione di abitazioni.
-
- Schede:
- La creazione dell'Africa
- Le culture africane prima della
colonizzazione

|