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- Capitale: Kampala
- Superficie: 236.040 km²
- Popolazione: 20,604 milioni
- Speranza di vita: 39,69 anni
- Pil pro capite: 900 $ / anno
- Valuta: 1 Ugandan shilling (USh) = 100 cents
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- Capital: Kampala
- Superficie: 236.040 km²
- Población: 20,604 millones
- Esperanza de vida: 39,69 años
- Pib pro capita: 900 $ / año
- Divisa: 1 Ugandan shilling (USh) = 100 cents
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- Official name: Republic of Uganda
- Capital: Kampala
Area: 236,040 km²
Population: 20.604 million
Languages: English, Luganda, Swahili, Bantu languages, Nilotic languages
- Life expectation: 39.69 years
Gdp per capita: 900 $ / year
Currency: 1 Ugandan shilling (USh) = 100 cents
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- Scheda tratta da:
 
- EMI - Editrice Missionaria Italiana
- Via di Corticella, 181
- 40128 Bologna
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- Hasta el momento está disponible sólo en italiano.
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- Le grandi mura di argilla del regno di Bigo testimoniano la presenza di civiltà urbane
nel territorio dellattuale Uganda fin dal X secolo d.C.
- In vari luoghi dellUganda si trovano rovine di grandiose fortezze costruite
attorno a un grande spazio aperto, al cui centro un colle permette di controllare tutto il
territorio circostante. Circondate da mura di terra, fossati e trincee, queste
fortificazioni delimitano larea che venne abitata da un popolo di pastori di origine
nilotica, i bacwezi, i quali, giunti dal nord intorno al XII secolo, sottomisero i popoli
bantu che abitavano in questa regione. Le caratteristiche delle loro fortezze, che
circoscrivono uno spazio di 300 metri di diametro, obbedivano alla necessità di
proteggere anche le greggi, loro principale ricchezza e status symbol. Tuttavia, con
landar del tempo, le fortezze furono abbandonate. I conquistatori si integrarono con
le popolazioni autoctone, ne adottarono la lingua, si sposarono con donne locali e
finirono per cambiare persino il proprio nome: i discendenti dei bacwezi che mantennero la
tradizione della pastorizia nomade e si integrarono con la popolazione locale, ora si
chiamano bahima e parlano la lingua bantu.
- Tra il XVII e il XVIII secolo si formarono i regni di Bunyoro, Buganda, Busoga e Ankole,
complici della tratta degli schiavi con la costa orientale del Sudan.
Nelle lotte per legemonia si imposero il Bunyoro, appoggiato da trafficanti
sudanesi, e il Buganda, legati agli shirazi di Zanzibar. Agli inizi del XIX secolo il
Bunyoro era ormai sullorlo del declino, abbandonato da alcuni dei suoi alleati che,
resisi indipendenti, avevano creato il regno di Toro, e questo fatto portò
allinevitabile predominio del Buganda.
- Governato da kabaka (re) - in teoria monarchi assoluti, ma in pratica limitati
dal lukiko, il consiglio rappresentativo dellalta nobiltà - il Buganda
possedeva, verso la metà del XIX secolo, un esercito permanente sufficiente a garantire
la sua autonomia rispetto alle altre potenze della regione (Egitto
e Zanzibar). Era inoltre caratterizzato da una società egualitaria, nella quale i
privilegi della nobiltà erano più onorari e politici che economici, e da una solida
economia agricola e pastorizia, che consentì al paese di superare senza troppi traumi la
decadenza del commercio degli schiavi.
- Nel 1875 il secondo contatto con gli europei - il primo, nel 1862, non aveva avuto
conseguenze degne di nota - avvenne tramite lavventuriero e giornalista britannico
H.M. Stanley che annunciò con grande clamore lavanzata dellIslam nella
regione e quella che lui definiva una «richiesta» del kabaka Mutesa I: cioè che
lEuropa mandasse dei missionari per contrastare la propaganda religiosa
egiziano-sudanese. Larrivo dei missionari - protestanti inglesi nel 1877 e cattolici
francesi nel 1879 - e la cristianizzazione di una parte dellaristocrazia ebbero
effetti immediati: la Corte si divise in tre partiti, due dei quali riflettevano i
contrasti tra i missionari europei. I baganda li chiamavano il partito «franza» e il
partito «ingleza», mentre al terzo, per il solo fatto di essere moderato e islamico, fu
attribuito il ruolo di difensore degli interessi nazionali. La presenza europea uscì
sostanzialmente consolidata da questo conflitto.
- Nel 1888 i missionari riuscirono a deporre il kabala musulmano Mwanga. Fece
immediatamente la sua comparsa lIBEA (Imperial British East Africa Co.), una
compagnia di vecchio stile coloniale, e dietro a lei lo stesso governo inglese. Gli
accordi del 1886 con la Germania avevano definito le
relative aree di influenza: agli inglesi andavano i regni dei laghi, sui quali fu
istituito il protettorato britannico nel 1893.
- Gli altri regni non erano dotati di istituzioni politiche come il Buganda, ma furono
comunque obbligati ad adottarle, in quanto gli inglesi vedevano nel lukiko qualcosa di
simile al loro Parlamento. Con gli stessi criteri, e ritenendo di sviluppare una classe
dirigente che potesse fare da intermediaria con il potere coloniale, gli inglesi
intrapresero una «riforma della proprietà» che consisteva semplicemente nella
privatizzazione della proprietà terriera, fino a quel momento comune, che fu sottratta
alla popolazione contadina ad unico beneficio dellalta nobiltà rappresentata nel
lukiko.
- La profonda crisi delle strutture produttive, che seguì a questo esproprio, si aggravò
ulteriormente, a causa dellintroduzione di colture di esportazione diverse dalla
tradizione agricola della regione, con il conseguente deterioramento delle condizioni di
vita della maggior parte della popolazione. La prospettiva di un cambiamento apparve solo
agli inizi degli anni 60, quando il movimento di decolonizzazione portò
allindipendenza dellUganda. Il kabaka Mutesa II di Buganda fu il primo
presidente della nuova repubblica che ebbe come primo ministro Milton Obote.
- Nel 1965 Obote riuscì a modificare la Costituzione assumendo maggiori poteri ed
eliminando la divisione federale in vari sottoregni tradizionali imposti dagli inglesi.
Adottò anche una politica favorevole ai ceti più poveri ed affrontò la popolazione
indiana - una minoranza di 40 mila persone - che deteneva la quasi totalità delle
attività commerciali del paese. Siccome gli indiani avevano il passaporto britannico, si
rifiutavano di integrarsi completamente nella nuova nazione.
- A livello di politica estera, Obote appoggiò in modo deciso lintegrazione
economica con la Tanzania e il Kenya,
allo scopo di ridurre gli effetti della mancanza di sbocchi sul mare dellUganda, e
ciò portò alla creazione della Comunità dellAfrica Orientale.
- Nel gennaio del 1971 Obote fu deposto da un violento colpo di stato guidato dallex
sergente paracadutista ed ex campione di boxe Idi Amin Dada. Leconomia del paese era
in crisi e il governo doveva fronteggiare lopposizione della minoranza indiana e
delle compagnie transnazionali. Idi Amin mostrò ben presto il suo stile autoritario
ordinando , nel 1972, lespulsione in massa degli indiani.
- Benché fosse giunto al potere con lappoggio dellélite imprenditoriale,
latteggiamento di Amin al governo fu alquanto contraddittorio: pur mantenendo i
rapporti commerciali con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, egli ne allacciò altri con il mondo
socialista; appoggiò alcuni movimenti di liberazione in Africa, ma si oppose
allingresso dellAngola nellOrganizzazione dellUnità Africana (OUA) ed
osteggiò continuamente il governo di Nyerere in Tanzania.
Sebbene avesse seguito i corsi di addestramento di paracadutismo in Israele, Amin espropriò terre e proprietà ai membri
della comunità ebraica e si avvicinò ai paesi arabi.
- Amin si proclamò presidente a vita. Nel 1978 provocò un incidente diplomatico con la Tanzania annettendosi unestesa zona settentrionale di questo
paese. La guerra tra i due paesi fu fatale per Amin che, nellaprile del 1979, fu
obbligato a fuggire da Kampala dopo unoffensiva congiunta delle truppe della Tanzania e dei militanti dellopposizione riuniti nel Fronte
Nazionale di Liberazione dellUganda (FNLU).
- Il nuovo potere era rappresentato dal Consiglio nazionale consultivo presieduto da Yusuf
Lule, un professore universitario di tendenze conservatrici e privo di esperienza
politica. Trascorsi appena 68 giorni, Lule fu sostituito da Godfrey Binaisa che
controllava il FNLU, un movimento eterogeneo la cui unità era assai fragile, in quanto si
basava fondamentalmente sulla necessità di reagire al terrore imposto da Amin. Binaisa
dimostrò di non possedere labilità necessaria per conciliare le divergenze
allinterno del suo movimento e nemmeno le capacità di tenere testa al crescente
prestigio di Milton Obote, il cui partito, il Congresso Popolare dellUganda (UPC),
continuava a godere di molti consensi.
- Il presidente mantenne il 1981 come data delle elezioni, ma al tempo stesso tentò di
impedire ad Obote di presentare la propria candidatura. Ciò causò una crisi che scoppiò
nel maggio del 1980 quando lesercito, con il pretesto di impedire manovre
continuiste, obbligò Godfrey Binaisa a dimettersi, sostituendolo con una Commissione
militare incaricata di far rispettare le scadenze elettorali e i principî di pluralità
del movimento che aveva deposto Amin. Sotto la supervisione della commissione al comando
del generale David Oyite Ojok, le elezioni si svolsero nel dicembre del 1980 e
registrarono la schiacciante vittoria dellUPC.
- Il partito di Obote conquistò 73 dei 126 seggi del nuovo Parlamento. La legittimità
delle elezioni fu messa in discussione, ma una commissione internazionale formata da 60
osservatori confermò che, data la realtà del paese, le elezioni avevano rispettato i
requisiti minimi.
- Obote si trovò a governare un paese in rovina: le miniere di rame non erano più in
funzione ormai da anni e la corruzione e la speculazione erano generalizzate. Sebbene il
governo avesse ottenuto ampi consensi alle elezioni, nel 1981 i gruppi conservatori
sconfitti iniziarono una campagna di destabilizzazione che si trasformò poi in
guerriglia. Obote autorizzò il ritorno dei commercianti asiatici, regolamentò la
partecipazione del capitale straniero e cominciò a riorganizzare leconomia,
combattendo in primo luogo la corruzione e la speculazione. Nonostante lacuirsi
della violenza politica, nel 1981 Obote richiese ed ottenne il ritiro delle truppe
tanzaniane, di stanza in Uganda sin dalla sconfitta di Amin. Agli inizi del 1982 ripresero
le esportazioni di caffè, il commercio internazionale fu gradualmente normalizzato e
furono avviati dei negoziati con il Fondo Monetario
Internazionale (FMI) per la dilazione del pagamento del debito estero ereditato in
gran parte dal governo di Amin.
- Nel 1983 Obote fu rieletto presidente e il numero di seggi del suo partito salì a 90
contro i 35 del Partito Democratico (PD). Poco prima lUPC aveva raggiunto un altro
grande obiettivo: la rinascita della Comunità dellAfrica Orientale scioltasi nel
1977. Da quel momento ebbe inizio un lento ma costante sviluppo economico della Comunità.
- Tra il 1981 e il luglio del 1985 il governo lanciò 16 grandi offensive militari contro
le principali postazioni dellEsercito di Resistenza Nazionale (NRA), braccio armato
del Movimento di Resistenza Nazionale (NRM), fondato dallex presidente Yusuf Lule,
morto nel gennaio del 1985, e diretto da Yoweri Museveni, contro il Fronte di Salvezza
Nazionale dellUganda (UNRF), guidato dallex brigadiere Moses Ali, vecchio
collaboratore di Amin e contro il Movimento Federale Democratico (EDEMU), del tenente
colonnello George Nkawanga.
- La guerra allontanò dalle proprie terre circa centomila persone. Nel 1981, nella
provincia di Karamoja, morirono di fame migliaia di persone dopo che il governo ebbe
represso il contrabbando di bestiame tra i pastori nomadi.
- Nonostante la guerriglia, dal 1982 leconomia ugandese aumentò del 5% annuo e le
esportazioni, secondo i dati della Banca
Mondiale, ebbero un incremento del 45% dal 1983 in poi. I prodotti agricoli furono
quelli che contribuirono maggiormente al raggiungimento di questi valori. Il paese uscì
dal deficit alimentare e fu abolito il razionamento della benzina. Ma il problema maggiore
continuò ad essere linflazione, cresciuta a partire dal 1981, quando il governo
introdusse il sistema di cambio fluttuante provocando una svalutazione del 1.000% dello
scellino ugandese. Il prezzo del pane, per esempio, aumentò del 5.000% tra il 1979 e il
1984.
- Le elezioni generali erano fissate per dicembre 1985 e le previsioni davano per scontato
un nuovo trionfo dellUPC; ma nel luglio di quellanno un colpo di stato guidato
dal generale Bazilio Olara Okello mise fine al governo di Obote. Il generale Tito Okello
fu nominato presidente ed annunciò nuove elezioni entro 12 mesi per «formare un governo
di ampie intese». Gli Okello, che appartengono alletnia degli acholi, originaria
del nord del paese, accusarono Obote, di origine langi, di «dominio tribale
unilaterale».
- Dopo il colpo di stato, lEsercito di Resistenza Nazionale intensificò la lotta
armata fino ad occupare la capitale Kampala nel gennaio del 1986. Okello fu sconfitto dopo
una sanguinosa lotta. Il 30 gennaio Yoweri Museveni, leader del NRA, assunse la presidenza
e in marzo annunciò la caduta di Golu, ultimo baluardo delle forze fedeli a Okello.
- A Museveni spettò il compito di ricostruire praticamente tutto il paese, che la serie
di regimi autoritari aveva lasciato con un bilancio di quasi un milione di morti, due
milioni di profughi, 600 mila feriti ed incalcolabili danni materiali.
- Le risorse erano scarse in un paese dove il tasso di natalità è del 6,9% e la vita
media non supera i 51 anni. A questa difficile situazione si aggiunse unaltissima
percentuale di casi di AIDS, che in alcune regioni del paese raggiunse le proporzioni di
una vera e propria epidemia.
- Nel 1987 il debito estero dellUganda sfiorava i 1.200 milioni di dollari. Per
risolvere questo problema Museveni ricorse al baratto con gli altri paesi
dellAfrica. In questo modo si tentò la creazione di uneconomia indipendente
al di fuori del FMI. Ciò causò problemi con alcuni
paesi dellOccidente che non vedevano di buon occhio i rapporti dellUganda con Cuba e con la Libia. Gli Stati Uniti fecero pressione sulla Tanzania
e suo Ruanda, facendo fallire due operazioni di baratto già
concordate.
- Nel 1991 il governo ugandese fu costretto a proibire labbattimento di alberi nelle
regioni orientali del paese per impedire la distruzione dellambiente. Nonostante le
ingenti perdite a breve termine causate da questo provvedimento, il governo annunciò che
avrebbe sospeso lesportazione di legname.
- Per il mese di marzo del 1992 erano previste le elezioni amministrative nelle varie
regioni del paese. I sostenitori dellex presidente Milton Obote annunciarono la
decisione di boicottarle. Contemporaneamente il presidente Museveni ordinò larresto
di vari giornalisti che avevano denunciato le violazioni di diritti umani commesse
dallesercito nei territori a nord e nord-est e promulgò una legge che sanciva il
controllo governativo degli organi di stampa.
- Nel febbraio del 1992 le organizzazioni locali per la difesa dei diritti umani
accusarono Museveni di perseguitare gli oppositori politici e di impedire
linstaurazione di una democrazia pluripartitica. Il governo rispose che intendeva
costruire la democrazia sulla base delle tradizionali strutture tribali e che pertanto i
partiti politici non erano necessari.
- Tuttavia la pressione dellopposizione e di alcuni organismi internazionali indusse
il presidente Museveni, nel febbraio del 1993, ad autorizzare lelezione di
unAssemblea costituente, che sarebbe divenuta operativa nel 1995, incaricata di
studiare la bozza di una nuova Costituzione. Il testo governativo fu però criticato
dallopposizione del Partito Democratico e dallUPC dellex presidente
Obote, in quanto prevedeva il mantenimento dello status di semi-illegalità dei partiti
per un periodo di sette anni.
- In febbraio il papa Giovanni Paolo II si recò in visita in Uganda ed invitò la
popolazione a praticare lastinenza sessuale per prevenire lAIDS. Le sue parole
causarono un profondo malessere nel paese, dove oltre il 20% della popolazione è
portatrice del virus dellHIV.
- Nel tentativo di attirare su di sé le simpatie delletnia baganda, Museveni
autorizzò la restaurazione della monarchia. Il 31 luglio, durante la cerimonia di
incoronazione del principe Ronald Muenda Mutebi, come kabala (re), le autorità
restituirono tutte le proprietà reali confiscate durante il governo di Obote.
- Il maggio il Club di Parigi promise di concedere dei prestiti per un valore di 830
milioni di dollari. Negli ultimi tempi la politica economica di Museveni si è adattata
alle esigenze dei creditori internazionali. Nellambito delle privatizzazioni, il
numero degli impiegati statali è stato ridotto a 48.000 persone e i licenziamenti hanno
colpito oltre la metà dellesercito. La crescita economica del 5% annuo si basava
sulle esportazioni di caffè e di tè. Ma i dati positivi a livello macroeconomico non
significarono un innalzamento del tenore di vita degli ugandesi, che dovettero far fronte
a una crescente pressione fiscale sui redditi personali. Oltre la metà delle entrate
provenienti dalle esportazioni sono destinate a ripagare il debito estero, che è pari a
10.700 milioni di dollari.
- Nel 1993 Museveni fu accusato dallopposizione di essere il mandante
dellomicidio del leader dellopposizione Amon Bazira avvenuto in Kenya in agosto. Alle elezioni per lAssemblea costituente
tenutesi nel marzo del 1994 i sostenitori del presidente ugandese ottennero circa la metà
dei seggi, ma la nomina diretta di alcuni deputati da parte di Museveni gli permise di
avere unampia maggioranza nella nuova Assemblea.
- Proseguendo nella politica di restaurazione delle autorità locali, in giugno il
presidente autorizzò i nioro, una popolazione che vive nel nord del paese, ad avere il
loro re.
- Nel 1995 proseguì la polemica sul pluripartitismo. Museveni continuò a sostenere che,
se fosse stata autorizzata la presenza di vari partiti si sarebbero aggravate le
«divisioni tribali». Gli organismi finanziari internazionali espressero la propria
soddisfazione per i risultati ottenuti dalleconomia ugandese. Gli investimenti
stranieri aumentarono, ma i tagli alla spesa pubblica peggiorarono la realtà della
maggioranza della popolazione che vive in stato di miseria.
- Il 9 maggio 1996 Museveni fu rieletto con il 75% dei voti e unaffluenza alle urne
del 72,6%, sconfiggendo gli avversari Paul Ssemogerere e Muhammad Mayanja. Il presidente
ottenne una nuova vittoria alle elezioni legislative di maggio: il suo partito si
aggiudicò infatti 156 dei 196 seggi. Il nuovo governo, con Kimu Musoke riconfermato alla
carica di primo ministro, fu nominato in luglio.
- Le riforme economiche attuate da Museveni, grazie ai prestiti e agli aiuti finanziari
dei suoi creditori internazionali, consentirono allUganda di situarsi al primo posto
nel progetto di assistenza nei confronti dei 20 paesi debitori elaborato dalla Banca Mondiale per il 1997.
Tuttavia la metà della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà e, secondo
alcune stime, sarebbero stati necessari 24 milioni di dollari per risolvere il problema
della fame nellest del paese. LUganda ricevette fondi dalla compagnia
franco-australiana LaSource per lo sfruttamento delle miniere di cobalto, oltre ai
prestiti dellUnione Europea e della Corea del Nord per la costruzione di una centrale
idroelettrica.
- Durante tutto il 1997 continuarono le ostilità tra lUganda e il Sudan che hanno armato e finanziato i rispettivi movimenti di
liberazione provocando decine di migliaia di morti e di profughi. LUganda aveva
ricevuto aiuti dagli Stati Uniti in termini di armi ed
addestramento militare nella guerra contro il Sudan e contro il
vecchio regime di Mobutu Sese Seko nellex Zaire.
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- Schede:
- La creazione dell'Africa
- Le culture africane prima della
colonizzazione
- La civiltà islamica: origini e fondamenti
- Hutu e tutsi: fratelli nemici

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