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- EMI - Editrice Missionaria Italiana
- Via di Corticella, 181
- 40128 Bologna
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- Le culture africane prima della colonizzazione
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- Fino a tempi relativamente recenti, dellAfrica si sapeva poco o niente. I dotti
del XV secolo riassumevano il loro sapere scrivendo sulle carte geografiche del continente
«Hic sunt leones» (Qui ci sono i leoni) e la mente più enciclopedica del XIX secolo,
quella di Hegel, descriveva i neri come una razza infantile e lAfrica come «lo
spirito antistorico, lo spirito non sviluppato, ancora avvolto nelle condizioni naturali
[...] situato agli albori della storia del mondo».
- Una simile opinione era leffetto dellignoranza e della sottovalutazione di
un continente marginale e schiavo. Ma la decolonizzazione avvenuta nel terzo quarto del XX
secolo ha aperto una nuova epoca nella quale i popoli africani si sono trovati di fronte
al difficile compito di realizzare lo sviluppo sociale e culturale. Come primo punto
allordine del giorno cè la riaffermazione dellidentità, che non può
avvenire senza la restituzione del passato africano. La storia dellAfrica - ha detto
Ki-Zerbo - è la storia della sua presa di coscienza.
- Tuttavia il sapere dellOccidente sul passato dellAfrica è pieno di miti,
tra i quali il mito dellimpossibilità della sua storia scientifica, il mito
dellinaccessibilità del suo passato, il mito dellassenza della scrittura e il
mito del ristagno naturale dei popoli neri, questultimo causa della concentrazione
dellinteresse storico unicamente sullAfrica legata al mondo mediterraneo e ad
argomenti puntuali come lEgitto, il Maghreb o lEtiopia cristiana.
- Senza il superamento di questi miti, sarà impossibile costruire la storia scientifica
dellAfrica. Il compito dello storico prevede la doppia operazione di smontaggio o
decostruzione della storia africana tradizionale - scritta in base ai pregiudizi della
prospettiva eurocentrica e dominatrice - e di ricostruzione critica di un passato ignorato
e tuttavia vastissimo.
- In ogni caso non si tratta di rispondere allinterrogativo: cosa sarebbe stato
dellAfrica se non fosse esistito il colonialismo? Si tratta piuttosto di domandarsi
quali sono gli elementi dello sviluppo autonomo di questo continente che costituiscono un
apporto alla storia della cultura delluomo e sicuramente le basi per le sue
creazioni future.
- «È probabile - scrisse C. Darwin - che i nostri progenitori provenissero
dallAfrica piuttosto che da qualsiasi altro luogo». Egli formulò
unintuizione che sembra aver avuto riscontro nelle attuali teorie scientifiche, le
quali ipotizzano la concomitanza di condizioni favorevoli che resero questo continente la
culla del genere umano. Si dice che in Africa sia conservata la serie più completa di
resti preistorici umani.
- Le scoperte archeologiche indicano la preminenza della preistoria africana sulla
preistoria di altre civiltà. Le avanzate tecniche di lavorazione degli strumenti - cave e
laboratori, fabbricazione di asce a mano a filo doppio, uso di pietre come accumulatori di
calore e produzione di oggetti in terracotta - si differenziano a seconda degli
ecosistemi, ma liniziativa, la grande tradizione e la «moda» provenivano
dallAfrica.
- Tremila anni prima che in Europa, il neolitico cominciò in Africa. E non in Egitto, ma
nel Sahara, che era allora una regione florida, con importanti fiumi e unabbondante
vegetazione nella quale lo scambio di tecniche tra le varie comunità rese possibile la
diversificazione dellagricoltura - grano, orzo, sorgo, miglio, palme, piante
tessili, ecc. - e un allevamento di dimensioni molto più modeste, attività che furono
sviluppate autonomamente e parallelamente ad altri popoli asiatici e indoamericani.
- I popoli africani del Sahara neolitico diedero luogo, mediante le loro conoscenze
agrarie, a una delle prime rivoluzioni tecnologiche della storia. Ciò consentì
alluomo di insediarsi e di iniziare uno scambio tecnico e culturale con popoli di
altre regioni. Il livello di sviluppo raggiunto nel sud dalle comunità sahariane si
diffuse progressivamente verso il Nordafrica e la civiltà che fiorì in seguito nella
valle del Nilo non si spiega semplicemente con i cambiamenti avvenuti in quel luogo grazie
alla straordinaria fertilità e alla forte concentrazione demagogica causata dalla
desertificazione del Sahara, bensì proprio con la ricchezza culturale creata e trasmessa
dai più antichi popoli neri del sud, nei quali gli egizi vedevano i propri antenati.
- Gli egizi organizzarono una civiltà agricola di grande sviluppo artigianale e una
complessa struttura statale e militare che impose il proprio potere sulle popolazioni
vicine, in primo luogo sui regni nubiani. Essi estesero il loro commercio per mezzo del
Nilo, esportando a sud oggetti di bronzo e di altri materiali. Gli egizi furono gli
artefici della scrittura: stampavano sui papiri dei geroglifici che si evolsero a tal
punto da formare un alfabeto. Inoltre riservarono alla donna un ruolo rilevante: ciò è
dimostrato dallimportanza della madre nella loro cultura, lesistenza di un
clero femminile e pratiche come la restituzione alla donna dei beni immobili e
lofferta di regali ai suoceri. Le loro splendide opere darte avevano una
profonda ispirazione religiosa e la loro visione del mondo dava importanza non al
progresso, ma piuttosto allequilibrio e alla pace in opposizione alle forze della
perversione e del caos.
- Nei secoli immediatamente precedenti e immediatamente successivi al primo, ebbe luogo
unepoca di migrazioni e fusioni tra i popoli che risiedevano a sud del Sahara. In
questepoca si formarono molte lingue diverse e avvennero molte conquiste culturali,
tra le quali la nascita di una cultura autoctona del ferro che significò per
lAfrica una rivoluzione dello stesso calibro di quella del neolitico. La conoscenza
delle tecniche e la capacità di utilizzare gli strumenti di ferro - minerale molto
abbondante in queste regioni - aumentò il potere produttivo e militare e consentì ad
alcune popolazioni di espandersi soggiogando i gruppi umani meno avanzati. La casta dei
fabbri e degli artigiani occupò le posizioni più alte della gerarchia: questa è
lorigine della tradizione che riconosce nei re fabbri gli antenati africani. Dal
punto di vista dellorganizzazione sociale, questi secoli rappresentarono il
passaggio dai clan alla formazione dei regni.
- Tra il VII e il XII secolo fu fondata la maggior parte dei regni africani. Nel VII
secolo era cominciata la conquista musulmana del Nordafrica, che rese possibile
lorganizzazione di un commercio intracontinentale attraverso il Sahara e dalle coste
verso i regni dellAfrica subsahariana nel quale gli arabi, attirati dai notevoli
guadagni, fungevano da intermediari.
- Gli imperi di Ghana e Audaghost a ovest e di Nubia e Aksum a nord-est, per esempio, che
sottomisero vari regni ed estesero la propria egemonia su territori ricchi di miniere
doro, raggiunsero un notevole potere economico grazie al commercio di oro e di
schiavi. Questi ragni fondarono delle città tra le quali si svilupparono mercati interni
che ricevevano i prodotti agricoli e il bestiame. In seno alle corti dominate dai re neri
sorsero dei consigli civili - i consigli del re, che talvolta nominavano, per la loro
competenza tecnica, dei ministri musulmani - e furono organizzati potenti eserciti con il
cui appoggio venivano intraprese campagne di espansione che rafforzavano il loro potere o
ne segnavano la decadenza. Oggi è ampiamente dimostrato che tra il XII e il XIV secolo
lAfrica nera visse «unepoca gloriosa». In questo lasso di tempo i paesi
africani conobbero, infatti, uno sviluppo forte ma equilibrato, regolato da formazioni
socio-politiche ben integrate e basate su economie forti, che avevano raggiunto lo stesso
livello culturale delle altre civiltà della Terra. Tra queste organizzazioni, le più
importanti sono limpero del Mali - che al tempo di Mahmud Kati comprendeva circa
quattrocento città, nel Sudan occidentale - gli stati haussa, il regno Yoruba e Benin -
rispettivamente a sud-est e sud-ovest dellattuale Nigeria - il regno dei bantu e il
Kongo, in Africa Centrale e nel sud, il regno dello Zimbabwe e Monomorapa a sud.
- Le entrate degli imperi derivavano dalle imposte sui raccolti e sul bestiame, dai
tributi, dai dazi doganali, dalle confische di pepite doro (che erano patrimonio del
sovrano) e dai bottini di guerra.
- Queste strutture politiche governavano popoli diversi mediante unamministrazione
composta da alti funzionari con competenze funzionali - come nel caso dei ministri - o
territoriali - come nel caso dei capi che controllavano le diverse province - e con
mandato revocabile e non ereditario.
- Quasi tutti disponevano di eserciti professionali e sulle loro terre, oltre ai
contadini, che erano tenuti a pagare le tasse al governo a seconda del numero di servi,
famiglie e villaggi, lavoravano anche gli schiavi. Questi ultimi erano di due specie: gli
schiavi di guerra e quelli domestici, che venivano impiegati a corte e nelle famiglie,
godevano di alcuni diritti civili e avevano accesso a varie procedure di emancipazione. Ma
in alcune comunità e gruppi etnici, come in quelli dellAfrica equatoriale, la
figura dello schiavo era sconosciuta.
- Le città inserite nellimpero possedevano centri di studi religiosi che, al pari
delle università occidentali, diffondevano la loro religione e il loro sapere e
aumentavano il prestigio dei loro letterati. Gli imperi favorirono lo sviluppo
dellarte e di prodigiose strutture architettoniche, come quelle di Monomotapa,
conosciute in Europa tramite i racconti dei portoghesi.
- Dai XVI secolo in poi, intervennero alcuni fattori esterni ad ostacolare la vita
indipendente dei popoli africani. Gli stati musulmani oltrepassarono i limiti del ruolo
ricoperto fino a quel momento, quello cioè di intermediari, ed intrapresero una politica
espansionistica che contribuì allo smembramento degli imperi dellinterno. Questa
politica fu ostacolata a sua volta dagli europei che, dopo le prime esplorazioni del
continente, cominciarono la tratta degli schiavi. Il commercio dei neri africani
rispondeva alla domanda di manodopera a basso costo proveniente dal Nuovo Mondo. La tratta
fu organizzata mediante la creazione di apposite «stazioni» disseminate sulle coste del
continente africano e nelle quali venivano concentrati gli schiavi catturati o trasportati
dallinterno. Il sanguinoso traffico di esseri umani, al quale parteciparono anche
gli stessi governanti africani, interessò un centinaio di milioni di schiavi.
- Tuttavia la penetrazione economica europea non si limitò alla tratta degli schiavi. Nel
corso dei secoli, fino allabolizione della schiavitù, in Africa si instaurò
uneconomia basata sullesportazione in Europa dei prodotti agricoli che, pur
relegando progressivamente il continente in una posizione di dipendenza, non implicava
ancora il controllo politico diretto o la perdita di sovranità dei suoi stati.
- I cambiamenti storici decisivi che determinarono la situazione di dipendenza generale e
di arretratezza dellAfrica si verificarono in un secondo tempo. Nel ventennio che va
dal 1890 al 1910 le potenze europee conquistarono, occuparono e sottomisero un continente
il cui territorio era all80% amministrato da governanti autoctoni. La stragrande
maggioranza dei sovrani locali si rifiutarono di accettare le imposizioni straniere e si
dimostrarono decisi a difendere la propria sovranità, indipendenza, religione e le
proprie forme di vita tradizionali.
- Nonostante la resistenza, che fece registrare momenti gloriosi, la
colonizzazione distrusse le forme di vita autentiche di questi paesi, spezzò il loro
equilibrio culturale e materiale ed instaurò un rapporto di dipendenza in virtù del
quale il capitalismo europeo, inserito in uneconomia e un commercio mondiali,
saccheggiò per mano delle sue compagnie minerarie, mercantili e finanziarie le risorse
dellAfrica ed obbligò i popoli africani a lavorare non per sé stessi ma a favore
dello sviluppo europeo.

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