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Martinica
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Capitale: Fort-de-France
Superficie: 1.100 km²
Popolazione: 0,402 milioni
Speranza di vita: 78.98 anni
Pil pro capite: 10.000 $ / anno
Valuta: 1 French franc (F) = 100 centimes
 
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Capital: Fort-de-France
Superficie: 1.100 km²
Habitantes: 0,402 millones
Esperanza de vida: 78.98 años
Pib pro capita: 10.000 $ / año
Divisa: 1 French franc (F) = 100 centimes
 
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Dependency: overseas department of France
Capital: Fort-de-France
Area: 1,100 km²
Population: 0.402 million
Life expectation: 78.98 years
Gdp per capita: 10,000 $ / year
Currency: 1 French franc (F) = 100 centimes
 
 
 
 
Scheda tratta da:
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EMI - Editrice Missionaria Italiana
Via di Corticella, 181
40128 Bologna
 
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I caribi, una delle più importanti popolazioni indigene americane, si diffusero dal continente sudamericano verso le isole più vicine del Mar dei Caraibi. Chiamarono la più grande delle Piccole Antille «Madinina», ma durante l’epoca coloniale il suo nome divenne Martinica.
La scarsa popolazione e una quasi totale assenza di metalli preziosi fecero sì che i francesi dessero il via alle attività economiche solo un secolo e mezzo dopo l’occupazione, avvenuta nel 1635. Questa occupazione fu interrotta da brevi periodi di dominazione inglese.
Nella seconda metà del XVII secolo la coltivazione della canna da zucchero trasformò il paesaggio naturale e mise fine alla fase di mera raccolta. Vi furono cambiamenti nel sistema di produzione e nella manodopera impiegata nelle piantagioni di canna da zucchero, con la sostituzione della popolazione autoctona con gli schiavi africani introdotti dai trafficanti. Da allora, la monocoltura configurò il ruolo della Martinica nella struttura internazionale del lavoro e consolidò i legami coloniali che ancora oggi la uniscono alla Francia.
Il predominio di una minoranza europea - costituita da circa 1.200 persone - proprietaria di fabbriche, aziende agricole e stabilimenti commerciali, sulla massa lavoratrice schiava - 93.000 persone - generò innumerevoli conflitti, conosciuti come marronuage (ribellioni di schiavi che formavano vere e proprie zone liberate all’interno della colonia). Cronisti dell’epoca registrano l’esistenza di quilombos (Brasile) nel 1811, nel 1822 e nel 1833, per citare solo alcune delle rivolte che sconvolsero la Martinica nel XIX secolo.
All’inizio del XIX secolo, la crisi del capitalismo fece sì che nell’isola si abbandonasse il tipo di piantagione tradizionale, incapace di trasferire capitali verso l’industria; questo cambiamento provocò uno scompiglio sociale senza precedenti.
Nel 1937, la fondazione dell’Unione dei Sindacati di Martinica diede un’impronta organizzativa a quell’agitazione sociale. Tuttavia, sarà solo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale che si darà vita nell’isola a una coscienza politica, espressa da Franz Fanon, martinicano-algerino, ideologo delle lotte anticolonialiste degli anni ‘60.
Nel 1946 il governo francese riformulò le relazioni coloniali e, nel 1948, creò il Dipartimento d’Oltremare. All’inizio, la classe media della Martinica chiese gli stessi diritti dei cittadini francesi, tuttavia, voci contrarie all’interno del movimento anticolonialista posticiparono l’unità. Ancora oggi le organizzazioni progressiste sono divise tra coloro che chiedono più autonomia e coloro che pensano alla lotta per la piena indipendenza.
Per impedire l’indipendenza della Martinica, La Francia sperimentò diverse formule: sul piano economico, inserì le colonie nei piani di sviluppo dell’alta tecnologia, e su quello culturale cercò di inculcare nella popolazione uno schema consumistico simile a quello della società francese.
Nel 1992, l’instaurazione del mercato unico europeo aggravò ancor più la situazione economica. Nelle elezioni di quell’anno, si registrò una situazione di equilibrio tra la destra da un lato e gli indipendentisti - o autonomisti - e la sinistra dall’altro. Nel plebiscito per ratificare il Trattato di Maastricht, i tre quarti dell’elettorato della Martinica si astennero, dimostrando ostilità, o almeno passività, di fronte all’approfondimento dell’integrazione dell’isola all’Unione Europea (UE).
Un’altra dimostrazione di ostilità verso l’UE furono le manifestazioni dei produttori di banane, i quali protestavano per l’apertura del mercato europeo all’importazione proveniente da Africa e America Latina, la cui frutta è meno costosa di quella delle Antille «francesi». La crisi si aggravò nel 1994, con l’aumento del 20% della disoccupazione e con la sensibile diminuzione degli investimenti da parte delle imprese.
Il futuro dell’isola fu fonte di disaccordi tra i diversi partiti della Martinica e fu oggetto d’intensi dibattiti durante il 1995 e il 1996. Mentre il Partito Comunista proponeva una maggiore autonomia senza pretese d’indipendenza, il Movimento Indipendentista della Martinica (MIM) pretendeva negoziati al fine di giungere alla sovranità.
Nel 1997 proseguirono le pressioni degli Stati Uniti per favorire la produzione di banane dell’America Centrale a scapito di quella dei Caraibi. Gruppi di produttori caraibici, tra i quali si trovavano i più importanti di Martinica e Guadalupa, chiesero all’Unione Europea un aggiornamento dei prezzi in funzione dell’aumento dei costi di produzione.
La tensione sociale aumentò all’inizio del 1998. La disoccupazione colpiva il 40% della popolazione attiva, un record storico in questo paese. Si ebbero scioperi e manifestazioni, promossi principalmente dai lavoratori della sanità e dei trasporti, che chiedevano impiego, aumenti salariali e migliori condizioni lavorative.
Claude Lise, del Partito Progressista della Martinica, fu rieletto nel marzo del 1998 per presiedere il Consiglio Generale, una delle due assemblee dell’isola. Nonostante ciò, l’elezione evidenziò l’avanzata del MIM, che divenne una forza maggioritaria all’interno del Consiglio.
 
Schede:
Il popolamento dell'America
La scoperta ideologica dell'America
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