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Canada
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Capitale: Ottawa
Superficie: 9.976,140 km²
Popolazione: 30,337 milioni
Speranza di vita: 78,96 anni
Pil pro capite: 25.000 $ / anno
Valuta: 1 Canadian dollar (Can$) = 100 cents
 
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Capital: Ottawa
Superficie: 9.976,140 km²
Habitantes: 30,337 millones
Esperanza de vida: 78,96 años
Pib pro capita: 25.000 $ / año
Divisa: 1 Canadian dollar (Can$) = 100 cents
 
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Official name: Canada
Capital: Ottawa
Area: 9,976,140 km²
Population: 30.337 million
Languages: English , French
Life expectation: 78.96 years
Gdp per capita: 25,000 $ / year
Currency: 1 Canadian dollar (Can$) = 100 cents
 
 
 
 
 
 
Scheda tratta da:
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I primi abitanti dell’attuale territorio del Canada sono stati gli inuit (detti impropriamente esquimesi) e tribù emigrate dall’Asia attraverso lo stretto di Bering. I coloni europei che arrivarono nel secolo XVI dal Nord America, calcolarono il numero degli indigeni tra i dieci e i dodici milioni.
Tra i secolo XVII e XIX, questi territori furono alternativamente sotto il controllo inglese e francese, finché non si arrivò ad un’intesa tra il parlamento e la Corona, che li fece diventare colonia britannica. Lo sfruttamento coloniale si intensificò soprattutto a causa del redditizio commercio delle pelli. Alla fine del secolo XIX, la popolazione locale si aggirava sul mezzo milione di persone.
L’Atto britannico-nordamericano del 1867 rese la Costituzione canadese simile a quella della Gran Bretagna, con il potere esecutivo delegato al re dal governatore generale e al suo Consiglio, mentre il potere legislativo veniva esercitato da un parlamento composto da Senato e Camera dei Comuni.
Nel 1931, il parlamento britannico svincolò le Province e i Domini dalla legge che ne aveva regolato la vita fino ad allora, attribuendo al Canada autonomia legislativa. Nello stesso anno la Norvegia riconobbe la sovranità canadese sulle regioni artiche del nord.
Nel 1981 il governo canadese si accordò con quello inglese per una transizione costituzionale che l’anno seguente portò a sostituire la Carta del 1867 con un Atto che trasformò il paese in uno stato associato al Regno Unito.
L’Atto del 1982 incluse una Carta dei Diritti e Libertà, riconoscendo l’eredità plurinazionale e i diritti dei popoli indigeni, il principio di uguaglianza tra le dieci province e la loro sovranità sulle risorse naturali.
Quando il Canada venne occupato dai protestanti inglesi nel 1760, la Regione del Quebec si assunse la missione storica di restare a guardia della fede cattolica, della lingua e della «razza» francese nel Nord America. Missione compiuta da 6.000 francesi nel 1769, diventati 6.000.000 nel 1960.
Il tema dell’autonomia provinciale è sempre stato delicato Nel Quebec, regione dove i quattro quinti della popolazione parla francese e in cui è forte il senso dell’identità culturale francese. Nel 1977, il governo del Partito del Quebec (PQ), separatista, guidato da René Lévesque, adottò il francese come lingua ufficiale nelle scuole, nell’attività commerciale e nell’amministrazione locale.
Tuttavia Lévesque scartò l’idea di una separazione unilaterale e propose piuttosto la formula di «associazione sovrana», con unità monetaria e doganale. Un referendum nel 1980 respinse questa proposta: il 59,5% votò no, contro il 40,5% dei si. Dieci anni dopo, un sondaggio di opinione evidenziò che il 62% degli abitanti appoggiava la «libertà» per la provincia. A quindici anni da quel primo referendum, una nuova consultazione ridusse ulteriormente il margine: il 50,6% dei votanti si oppose alla separazione e il 49,4% l’approvò.
Per molti anni la legge inglese regolò le relazioni tra i sessi e fu soltanto nell’ottobre 1929 che in Canada venne concessa personalità giuridica alla donna. Per la prima volta, la Costituzione del 1982 definì l’uguaglianza tra uomo e donna come un diritto legale.
Ogni provincia ha una legge sull’uguaglianza dei diritti, che assicura il diritto alla casa, al lavoro, ai servizi sociali e altre opportunità, senza discriminazione di razza, religione, età, nazionalità e sesso. Solo in Quebec si proibisce la discriminazione dovuta alla «inversione sessuale», come viene definita l’omosessualità.
Ciononostante, le donne sono oggetto, di fatto, di una forte discriminazione. Non hanno accesso a tutte le professioni e a parità, il loro stipendio è minore di quello degli uomini. Tra il 1969 e il 1979, sono aumentate del 62% le donne al lavoro fuori casa. Nel 1981, il 49% delle donne lavorava fuori, pari al 39% della popolazione economicamente attiva.
I governi liberali (PL), guidati da Pierre Trudeau furono riconfermati nelle elezioni del 1968, 1972, 1974 e anche nel 1980, dopo un breve intervallo al potere dei conservatori. Trudeau migliorò i vincoli tradizionali esistenti con l’Europa Occidentale e gli Stati Uniti, si avvicinò all’Estremo Oriente, all’Africa, all’America Latina e non si associò al blocco economico contro Cuba.
Le difficoltà sorte come conseguenza della recessione economica internazionale provocarono una forte caduta della popolarità del PL, favorendo il Partito Conservatore (PC). Il suo leader, Brian Mulroney, avvocato laburista e imprenditore nativo del Quebec, sostituì nel 1983 il primo ministro John Turner, succeduto a Trudeau alla guida dei liberali.
Mulroney ristabilì i rapporti preferenziali mantenuti con gli Stati Uniti in passato, come si evidenziò nei negoziati per un accordo di libero scambio, iniziati nel 1985. Il trattato, in vigore nel gennaio 1989, fu criticato dai liberali e da altri settori dell’opposizione, che lo consideravano troppo favorevole agli interessi del paese vicino. Anche così, l’intesa ottenne un appoggio molto forte nelle elezioni del 1988.
La vittoria dei conservatori fu possibile grazie all’appoggio del Quebec. Si rifletteva, nel voto, la crescente forza dei settori imprenditoriali di lingua francese e anche l’Accordo di Lago Meech, voluto da Mulroney e firmato nel 1987, in cui il governo federale cedeva parte dei suoi poteri alle province, dando per la prima volta al Quebec il riconoscimento della sua specificità culturale.
L’accordo, che per entrare in vigore aveva bisogno dell’approvazione di tutte le province, venne bloccato dal dissenso di Terranova e Manitoba. In quest’ultima provincia l’unico voto negativo venne da un nativo indigeno che non accettava la formula che definiva il Quebec una «società differente».
I Territori del Nordovest - in tutto la terza parte della superficie del paese, con una popolazione di appena 52 mila abitanti, la metà dei quali inuit o di altri gruppi indigeni - cominciarono a prendere in considerazione l’ipotesi di dividersi in due distinte regioni, Nunavut e Denendeh, ognuna con governo autonomo. Nel 1987 gli organi legislativi provinciali approvarono il piano, che comunque per diventare realtà avevano bisogno della ratifica del governo federale previo plebiscito dei residenti.
Il governo federale davanti all’accordo tra gli organi provinciali e gli inviti, si dichiarò disponibile ad inserire nella Costituzione il diritto di questi all’autogoverno. Nel 1988, il governo attuò il trasferimento di 673.000 km2 agli indigeni e agli inuit dei Territori del Nordovest, preparandosi al passaggio di altri 352.000 km2. Nel 1992, rappresentanti del governo federale e dei governi provinciali firmarono un’intesa sulle richieste territoriali del 17.500 indigeni della provincia dei Territori del Nordovest. Si era aperta la strada alla creazione di «Nunavut» («Nostra Terra», nella lingua inuit), progetto approvato nella consultazione popolare del 4 aprile. Nunavut, a nord della Baia di Hudson e dell’arcipelago artico, occupa un’area di 2,2 milioni di km2, ovvero un quinto dell’intero paese. L’accordo fissò inoltre il passaggio di altri 350.000 km2 agli inuit, e il pagamento di 580 milioni di dollari come contropartita per la rinuncia a future rivendicazioni territoriali. Pur non ottenendo l’autonomia, «Nostra Terra» segnò l’avvio di una fase di accordo con la popolazione nello sfruttamento delle risorse naturali dei propri territori.
Gli inuit del nordovest del Canada presero contatti con le altre popolazioni inuit della Groenlandia e dell’Alaska per affrontare i problemi ecologici, sociali e politici che li riguardavano da vicino. La Quinta Conferenza Circumpolare Inuit (CCI) del 1989 riaffermò il diritto a terre che il Canada considera proprietà statale e ripartisce mediante concessioni a grandi imprese di sfruttamento minerario.
Gli Stati Uniti sono il paese al primo posto nel commercio con il Canada, e viceversa, ma le vendite canadesi al suo vicino rappresentano un quinto del prodotto nazionale mentre il flusso statunitense è inferiore al 3%. Nessuna delle grandi economie occidentali mantiene questo grado di squilibrio, paragonabile solo alla dipendenza dei paesi del Sud dai paesi industrializzati del Nord.
Con il trattato di libero commercio del 1989, l’integrazione tra Canada e Stati Uniti si è rafforzata rispetto al passato. Gli Stati Uniti, tramite il commercio, i crediti e gli investimenti in Canada si sono assicurati il controllo delle risorse naturali e la partecipazione maggioritaria nelle azioni dell’industria canadese.
Una recessione negli Stati Uniti porta come conseguenza una recessione anche in Canada; la politica monetaria di Ottawa è assai vicina a quella di Washington. E si è arrivati a definire anche come coloniale questo tipo di dipendenza; comunque il Canada è l’ottava potenza industrializzata e il livello di vita della sua popolazione occupa il decimo posto nella classifica mondiale, secondo i criteri statistici della OCDE.
Le Forze Armate Canadesi (CF) si occupano di proteggere gli interessi nazionali all’estero e all’interno del paese stesso, cooperano con gli Stati Uniti nella difesa del Nord America, fanno parte della NATO e rispettano gli obblighi derivanti da questa alleanza. Inoltre l’esercito canadese contribuisce con del personale ai corpi di pace dell’ONU.
Inoltre le Forze Canadesi dell’Europa (CFE) forniscono al Comando Supremo della NATO quattro brigate meccanizzate permanenti e un gruppo aereo di stanza in Europa Centrale, addestrate ad operare con la massima efficienza. Attualmente le forze canadesi si stanno ritirando dall’Europa. Inoltre forze canadesi parteciparono all’intervento statunitense ad Haiti nel 1994.
Le relazioni tra Canada e Stati Uniti ebbero un momento di tensione nel 1985, quando un guardacoste statunitense attraversò il Passaggio di Nordovest senza autorizzazione. All’origine del contenzioso, il fatto che gli Stati Uniti hanno sempre riconosciuto la sovranità canadese sulle isole artiche ma non sulle acque e un problema simile esiste anche per le acque vicine alle isole francesi di St Pierre e Miquelon.
Non ha ottenuto molto il Canada neanche nei confronti delle richieste rivolte agli Stati Uniti affinché tenessero sotto controllo le emissioni di gas delle industrie, che si diffondono nel territorio canadese provocando il fenomeno delle piogge acide.
Il governo canadese si è impegnato a dimezzare le emissioni delle proprie fonti che provocano le piogge acide. Il progetto, già in fase di realizzazione, prevede una riduzione del 20% dell’inquinamento entro l’anno 2005.
Nel 1991, il primo ministro del Quebec, Robert Bourassa, diede inizio alla seconda fase del progetto energetico nella Baia di James, che prevede l’imbrigliamento e la deviazione di nove fiumi che scorrono lungo 350.000 km dei territori a nord ovest della provincia, per poi sfociare nelle baie di James e di Hudson.
La prima tappa del progetto, denominata La Grande, è in realtà un insieme di opere destinate a generare 10.282 megawatt di elettricità. La Baia di James produrrà in totale 27.000 megawatt, una potenza superiore alla centrale di Itaipú in Brasile o quella delle Tre Gole in Cina.
La regione coinvolta in queste opere è il territorio di caccia e di pesca di circa 11.000 cree e 7.000 inuit, presenti nella zona da oltre 5.000 anni. L’ecosistema vede la presenza di una grande popolazione di balene beluga, dei più numerosi branchi di caribù e della maggior parte delle foche di acqua dolce del mondo. Moltissime anatre migratorie stazionano abitualmente nei territori acquitrinosi.
Come effetto della deviazione dei quattro fiumi, e per la costruzione delle opere necessarie alla canalizzazione, sono stati inondati più di 13.000 km2 di terre. Inoltre, a causa dell’apertura di una cataratta di un lago artificiale, nel 1994 sono morti affogati 10.000 caribù.
La seconda tappa del progetto completerà l’imbrigliamento di tutti i fiumi con l’inondazione di 10.000 km2 di territorio. Il progetto consentirà la vendita di elettricità agli Stati Uniti e garantirà anche il fabbisogno energetico canadese, uno dei più alto del mondo. Tuttavia sono imprevedibili le conseguenze di questa opera sull’ecosistema della regione.
Nel 1973, la caccia e la pesca coprivano i due terzi delle necessità alimentari della popolazione nell’area interessata al progetto; l’incidenza di queste attività era ridotta di un quarto venti anni dopo. Nel 1975, la popolazione locale firmò un’intesa che permetteva di conservare una piccola parte del territorio ottenendo indennizzi economici per la perdita del resto del territorio stesso. Anche così, sono molto ridotte le possibilità di sopravvivenza della cultura indigena di fronte agli stravolgimenti ecologici che stanno avvenendo nel Quebec, sostenuti da convinzioni nazionaliste.
Gli inuit, abitanti delle Isole Belcher nella Baia di Hudson che vivono di caccia e di pesca, non sono stati considerati in questi accordi e si preoccupano per gli effetti sul loro ambiente e sulle condizioni di vita.
Attualmente esistono in Canada 326.000 indigeni riuniti in 577 gruppi e 25.000 inuit (impropriamente chiamati esquimesi). Per lo meno 100.000 meticci e indigeni - altre fonti portano questa cifra a 850.000 - sono assimilati alla cultura dominante (4% della popolazione totale, secondo le statistiche ufficiali).
Le prime popolazioni canadesi si sono unite per meglio difendere i loro diritti. Negli anni ‘60 e ‘70 si formò la Fraternità Nazionale Indigena (NIB), destinata a compiti di rappresentanza di fronte all’opinione pubblica e al governo federale. Ultimamente la NIB è stata sostituita dalla Organizzazione delle Prime Nazioni Indigene (OFIN).
I popoli indigeni rivendicano il rispetto dei trattati che ribadiscono i loro diritti sulle terre e sulle ricchezze del sottosuolo. In particolare le popolazioni che vivono di caccia e di pesca - cree, dene, innu, haida e irochesi - devono contrastare molte minacce alla proprietà della terra e allo stile di vita tradizionale.
Dopo la seconda guerra mondiale, il governo prese dei provvedimenti per collocare in piccole riserve gli innu, obiettivo poi raggiunto all’inizio degli anni ‘70. Così, sebbene il Canada riconosca ufficialmente i diritti indigeni sui loro territori, cerca di collocare le popolazioni in zone particolari, di minore estensione, offrendo in cambio un indennizzo economico.
L’esperienza di una generazione di innu ha dimostrato che è stato un errore avere accettato queste condizioni. Un rapporto del 1984 ha svelato che la media dei suicidi nella comunità del nord del Labrador era cinque volte maggiore rispetto alla media canadese. Nel 1988, gli innu procedettero ad una manifestazione pubblica, occupando pacificamente la base di Goose Bay su cui venne montato un accampamento. Nonostante l’immediato intervento della polizia, gli indigeni riuscirono a sospendere il programma di esperimenti per quell’anno.
A sorpresa, il tribunale decretò la libertà per i quattro indigeni finiti sotto processo per l’occupazione, rilevando che quello della proprietà privata è un concetto estraneo alla mentalità degli originari abitanti del Canada e appunto per questo motivo non si poteva far ricorso, per procedere contro di loro, a norme giuridiche canadesi o britanniche. Il governo impugnò la sentenza, comprendendo che poteva costituire un nuovo precedente per i diritti territoriali degli indigeni della regione.
Nel 1990, il Parlamento approvò una nuova legislazione restrittiva verso i rifugiati, entrata in vigore nel gennaio 1991. La nuova legge stabiliva che i perseguitati entrati nel paese senza il permesso di residenza potevano essere dirottati verso un paese terzo, considerato sicuro. L’opposizione e le organizzazioni umanitarie rilevarono che il governo passava da un estremo all’altro. Le autorità replicarono invece che non erano state chiuse del tutto le frontiere, autorizzando in seguito l’ingresso di 13.000 rifugiati attraverso il canale delle ambasciate e l’ingresso di 10.000 familiari di residenti in Canada.
A metà del 1991, il Gruppo Internazionale di Lavoro per gli affari indigeni dichiarò che il governo canadese non rispettava i diritti religiosi della popolazione mohawk e denunciò diverse forme di aggressione, come la costruzione di un campo da golf in quei territori.
In una conferenza organizzata alla fine del 1991 dal «Comitato Donne Indigene 500» del Canada, le delegate di 22 paesi americani espressero il loro rifiuto per tutte le dominazioni e discriminazioni di cui sono oggetto. Le partecipanti decisero forme di lotta per recuperare il ruolo guida che la donna aveva nella società indigena prima dell’arrivo dei colonizzatori europei.
Nell’ottobre 1991, Ottawa annunciò la decisione di destinare 700 milioni di dollari canadesi al settore agricolo, anche se i produttori criticarono la misura, giudicandola non sufficiente a compensare le perdite subite l’anno precedente. Le sovvenzioni agricole dei governi europei e di quello statunitense provocarono una situazione di svantaggio per i produttori canadesi, in considerazione dell’orientamento al libero commercio dell’accordo GATT.
Nel dicembre, il ministro dell’economia rese noto che nel 1991, il Canada aveva registrato per la prima volta in 15 anni un deficit commerciale (a settembre si parlava di 275 milioni di dollari). Quell’anno fu caratterizzato inoltre da recessione economica, alte tasse, scandali, crescita del separatismo, calo della popolarità di Mulroney.
Nei primi mesi del 1992, il Canada visse una intensa polemica a proposito delle crescenti richieste di autonomia avanzate dal Quebec. In agosto la provincia etichettò come «insufficiente» il progetto del governo che le concedeva uno statuto «speciale».
In materia commerciale, dopo 18 mesi di negoziati, Canada, Stati Uniti e Messico, firmarono un accordo sulla creazione di una zona di libero scambio (Trattato di Libero commercio dell’America del Nord, NAFTA), il 12 agosto 1992.
Nel febbraio 1993, il primo ministro Brian Mulroney raggiunse il più basso indice di popolarità, si dimise dal Partito Conservatore (e quindi dal governo). In precedenza, aveva cercato di usare la scarsa maggioranza che aveva in Parlamento per ottenere la ratifica del NAFTA.
Il ministro della Difesa, la signora Kim Campbell, divenne il 19° primo ministro del paese e la prima donna ad occupare questo incarico. Il primo provvedimento preso fu di ridurre a 25 i membri del governo, 10 in meno del precedente.
Nel giugno di quell’anno, il Parlamento ratificò il trattato NAFTA. Due mesi dopo Kim Campbell ricorse alle elezioni concentrando la sua campagna elettorale sull’adozione di misure di austerità per combattere il deficit. Il liberale Jean Chrétien, promise in cambio di dare priorità alla creazione di posti di lavoro.
Nelle elezioni generali dell’ottobre 1993, il Partito Liberale all’opposizione riprese il potere con una schiacciante vittoria sul Partito Conservatore, i cui rappresentanti nella Camera dei Comuni si ridussero da 155 a due. I liberali ottennero 179 seggi contro i 79 che avevano nella precedente legislatura. Il separatista Bloc Quebecois, 54 seggi, e il Partito Riformista, di centrodestra, con 52 ebbero un considerevole aumento. Il risultato del voto registrò la peggiore sconfitta per un partito di governo in 126 anni di storia.
Il nuovo primo ministro, Jean Chrétien, assunse l’incarico il 4 novembre 1993. Il mese successivo, l’ex primo ministro Kim Campbell si dimise da leader del Partito Conservatore.
La riduzione del debito pubblico e delle spese statali, la disoccupazione salita a oltre il 10%, le tendenze separatiste del Quebec furono al centro delle preoccupazioni del governo durante il 1994 e il 1995. Nel maggio 1994, l’inflazione si abbassò, per la prima volta in 40 anni.
Nel 1994 si prospettò la possibilità di una separazione del Quebec, su richiesta del Partito del Quebec (PQ). La popolarità del primo ministro Chrétien era cresciuta del 13% dalle elezioni del 1993, ma nella provincia separatista il PQ aveva trionfato. Il nuovo governatore, Jean Parizeau, era inoltre direttamente impegnato a trasformare la regione in uno stato sovrano.
Il nuovo contesto geopolitico seguito all’approvazione del NAFTA fece sì che la vicenda del Quebec venisse seguita con grande attenzione dai paesi firmatari dell’accordo, entrato in vigore il 1° gennaio 1994, nonostante il progetto del PQ lasciasse intendere che la provincia avrebbe tenuto fede agli obblighi assunti dal Canada. L’istanza di separazione fu respinta in un referendum dal 50,6% dei votanti, il 30 ottobre 1995.
La minaccia di secessione si ripresentò nel 1996. Il governo federale trasferì alle province alcuni poteri, allo scopo di calmare i nazionalismo. Il leader dei secessionisti, Lucien Bouchard sostituì Parizeau (dimessosi dopo la sconfitta nel referendum) nella carica di governatore del Quebec. Malgrado la crescita dell’economia la disoccupazione aumentò nel 1996. Nel corso dell’anno proseguirono le dispute con gli Stati Uniti a causa dei rapporti commerciali delle imprese canadesi con Cuba.
Nel giugno 1997, Chrétien (Partito Liberale) vinse le elezioni politiche, con 155 seggi su 301; 60 seggi andarono al Partito Riformista, 44 al Partito del Quebec, 21 al Nuovo Partito Democratico, 20 al Partito Conservatore. Un seggio andò ad un gruppo indipendente. Una donna, Marylin Traulho, divenne nuovo governatore del New Brunswick. Pressato dai separatisti, il governo proibì l’esposizione della bandiera all’interno della Camera dei Comuni nel marzo 1998.
 
Schede:
Il popolamento dell'America
La scoperta ideologica dell'America
Gli effetti dell'Accordo di Libero Scambio dell'America del Nord
Pesca: possibile esaurimento delle risorse
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