- Carlos Quijano
- Settimanale Marcha
- Rincón 577, Montevideo
- Uruguay
-
- Stimato compañero,
- ho portato a termine queste note durante il viaggio
attraverso l'Africa, animato dal desiderio di mantenere, anche se in ritardo, la mia
promessa. Vorrei farlo, trattando il tema del titolo. Penso che possa essere di qualche
interesse per i lettori uruguayani.
- Spesso sentiamo sulla bocca dei portavoce del capitalismo,
come argomento a sostegno della lotta ideologica contro il socialismo, l'affermazione
secondo cui questo sistema sociale od il periodo di costruzione del socialismo, nel quale
noi siamo impegnati, sarebbe caratterizzato dall'annullamento dell'individuo, sacrificato
a favore dello Stato. Non ho certo la presunzione di confutare questa affermazione su una
base strettamente teorica, ma di stabilire i fatti come si vivono oggi a Cuba ed
aggiungere qualche nota di carattere generale. Tenterò in primo luogo di abbozzare a
grandi linee la storia della nostra lotta rivoluzionaria prima e dopo la conquista del
potere.
- Com'è noto, la data esatta in cui sono cominciate le azioni
rivoluzionarie che sarebbero culminate il 1° gennaio del 1959, è stata il 26 luglio del
1953. Un gruppo di uomini, guidati da Fidel Castro, ha attaccato all'alba di quel giorno
la caserma Moncada, nella provincia d'Oriente. Questa azione è stata un vero e
proprio fallimento, il quale si è trasformato in una catastrofe ed i superstiti sono
finiti nelle patrie galere, per poi ricominciare di nuovo, appena vengono amnistiati, la
lotta rivoluzionaria.
- Durante questa fase, nella quale esistevano soltanto alcuni
germi di socialismo, l'uomo è stato il fattore fondamentale. Si contava su di lui come
individuo, dotato di una sua specificità, con tanto di nome e cognome; e proprio dalla
sua capacità d'azione dipendeva il successo od il fallimento dell'azione intrapresa.
- Si è giunti, poi, alla fase della lotta di guerriglia, che
si è svolta in due distinti ambienti: il popolo, massa ancora sonnecchiante che doveva
essere mobilitata e la sua avanguardia, i guerriglieri, elemento propulsore del movimento,
generatore di coscienza rivoluzionaria e di entusiasmo combattivo. È stata questa
avanguardia il fattore catalizzatore che ha determinato le condizioni soggettive
indispensabili per la vittoria. Anche in questa fase, nel quadro di un processo di
proletarizzazione del nostro pensiero, della rivoluzione che si stava verificando nelle
nostre abitudini e nelle nostre menti, l'individuo è rimasto il fattore fondamentale.
Ognuno dei combattenti della Sierra Maestra che ha assunto incarichi di rilievo fra le
forze rivoluzionarie, possedeva una storia di fatti notevoli al proprio attivo ed in base
a questi aveva conseguito i suoi gradi.
- È stata questa la prima epoca eroica, nella quale si
gareggiava per ottenere incarichi di sempre maggior responsabilità, che comportavano un
maggior pericolo, senza altra soddisfazione che l'adempimento del proprio incarico.
- Nella nostra opera di educazione rivoluzionaria, insistiamo
spesso su questo tema formativo. Nel comportamento dei nostri guerriglieri si intravedeva
già l'uomo del futuro.
- Vi sono state altre circostanze, nella nostra storia, in cui
si è avuta una tale dedizione totale alla causa della Rivoluzione. Durante la crisi
d'ottobre o nei giorni del ciclone Flora, abbiamo visto atti di valore ed
eccezionali sacrifici, compiuti da tutto il popolo. Trovare la formula per perpetuare
nella vita di tutti i giorni questo comportamento eroico, è uno dei nostri compiti
fondamentali dal punto di vista ideologico.
- Nel gennaio del 1959, si è costituito il governo
rivoluzionario, al cui interno partecipavano anche vari esponenti di quei ceti borghesi
filo-imperialistici che si stavano arrendendo. La presenza dell'Ejército rebelde
costituiva una garanzia per il mantenimento del potere, in quanto fattore fondamentale di
forza.
- In seguito si sono determinate delle serie contraddizioni,
le quali sono state superate in un primo tempo, nel febbraio del 1959, quando Fidel Castro
ha assunto la direzione del governo con la carica di Primo ministro. Questo processo è
culminato nel luglio dello stesso anno, quando il presidente Urrutia, sotto alla pressione
della massa, ha rassegnato le proprie dimissioni. È entrato allora nella storia della
Rivoluzione cubana, con precise caratteristiche, un personaggio che vi ritornerà
sistematicamente: la massa.
- Questa multiforme entità non è, come qualcuno potrebbe
credere, la somma aritmetica degli elementi di una stessa categoria (così ridotti,
inoltre, dal sistema imposto) che si comporta come un docile gregge. È vero che segue
senza esitazioni i suoi dirigenti, in particolare Fidel Castro; ma il grado in cui Fidel
si è guadagnato questa fiducia, rappresenta l'interpretazione più precisa dei desideri
popolari, delle aspirazioni della nostra popolazione e la lotta sincera per l'adempimento
delle promesse fatte.
- La massa ha partecipato alla Riforma agraria ed al
difficile, pesante impegno di amministrare le imprese statali; è passata attraverso
l'eroica esperienza di Playa Girón; si è forgiata nelle lotte contro le varie bande
armate della Cia; ha vissuto uno dei momenti più importanti della storia moderna,
vale a dire la crisi d'ottobre ed oggi continua a lavorare alla costruzione del
socialismo.
- Se si rimane ad un esame superficiale delle cose, potrebbe
anche sembrare che coloro che parlano di sottomissione dell'individuo allo Stato abbiano
ragione; la massa realizza con entusiasmo e disciplina senza pari i compiti che il governo
gli affida, tanto sul piano economico, quanto su quello culturale, della difesa militare,
dello sport e così via.
- L'iniziativa parte, in genere, da Fidel Castro o dal Comando
supremo della Rivoluzione e viene spiegata al popolo, il quale vi si adegua e la fa
propria. Altre volte, il partito ed il governo fanno delle esperienze locali per renderle
poi generali, seguendo la stessa via.
- Tuttavia, lo Stato a volte commette degli errori. Quando si
verifica uno di questi errori, si osserva una diminuzione dell'entusiasmo collettivo, che
consegue alla diminuzione di quello stesso entusiasmo in ciascuno degli individui che
formano la massa; il lavoro si paralizza sino a ridursi a livelli insignificanti: giunge
perciò il momento di rettificare. Così è accaduto nel marzo del 1962, dinanzi alla
politica settaria imposta al partito da Aníbal Escalante.
- È chiaro che questo meccanismo è insufficiente a garantire
una successione di misure appropriate e che occorre un vincolo più saldo con la massa.
Dobbiamo renderlo migliore nel corso dei prossimi anni; ma, nel caso di iniziative
provenienti dai livelli elevati del governo, per ora usiamo il metodo quasi intuitivo di
auscultare le reazioni generali dinanzi alle questioni esposte. In questo, Fidel è un
maestro ed il suo speciale sistema di comunicazione con il popolo può essere apprezzato
soltanto vedendolo in atto. Nelle grandi manifestazioni pubbliche, ci troviamo di fronte a
qualcosa di simile alla risonanza di un diapason: le vibrazioni dell'uno provocano quelle
dell'altro. Fidel e la massa iniziano a vibrare in un dialogo d'intensità sempre
crescente, sino a raggiungere l'apice in un finale improvviso, coronato dal nostro grido
di lotta e di vittoria.
- Ciò che è difficile da capire per chi non sta vivendo
l'esperienza della Rivoluzione, è proprio questa stretta unità dialettica esistente fra
l'individuo e la massa, in cui entrambi interagiscono ed, a sua volta, la massa, come
insieme di individui, interagisce con i dirigenti.
- Nel capitalismo, è possibile osservare alcuni fenomeni di
questo genere quando sulla scena politica appaiono uomini capaci di spingere alla
mobilitazione popolare; ma, se non si tratta di un autentico movimento popolare, nel qual
caso non è completamente lecito parlare di capitalismo, il movimento durerà quanto la
vita di chi lo ha messo in moto o sino alla fine delle illusioni popolari, imposta dalle
leggi della società capitalistica. All'interno di questa, l'uomo viene guidato da un
freddo ordinamento impersonale che, in generale, sfugge alla sua comprensione. L'essere
umano alienato, possiede un invisibile cordone ombelicale che lo lega alla società nel
suo complesso: la legge del valore, la quale agisce in ogni aspetto della sua vita,
modellandogli la sua via ed il suo destino.
- Cieche ed invisibili per il senso comune delle persone, le
leggi del capitalismo agiscono sull'individuo senza che questo se ne renda conto, poiché
egli vede soltanto l'ampiezza di un orizzonte che gli pare infinito. Così, almeno, lo
presenta la propaganda capitalistica, la quale presume di ricavare dal caso Rockefeller -
vero o meno che sia - una lezione sulle possibilità di successo. La miseria che occorre
accumulare affinché si realizzi un esempio come questo e la somma di ignominie che
implica una fortuna di queste dimensioni, non appaiono nel quadro e non sempre le forze
popolari possono comprendere perfettamente questi concetti (a questo punto sarebbe
necessario ricordare come, nei paesi imperialisti, gli operai vadano sempre più perdendo
il loro spirito internazionale di classe, a causa dell'influenza di una certa complicità
nello sfruttamento dei paesi dipendenti e come questo fatto, contemporaneamente, finisca
per esaurire lo spirito di lotta della massa nelle loro nazioni; ma questo è un argomento
che esula dalle finalità di queste note). È chiaro, tuttavia, il cammino ad ostacoli che
un individuo con le qualità necessarie può apparentemente superare per giungere alla
meta. Il premio si intravede in lontananza: il cammino è solitario. Ed, infine, è una
corsa fra lupi: la propria vittoria può nascere soltanto sul fallimento degli altri.
- Tenterò ora di definire l'individuo, protagonista di questo
strano ed appassionante dramma che è la costruzione del socialismo, nella sua duplice
qualità di essere singolo e di parte integrante della comunità. Penso che la cosa più
semplice, sia quella di riconoscere la sua qualità di essere imperfetto, di prodotto non
ancora portato a termine. Nella coscienza individuale, si trasmettono ancora al presente
le tare del passato ed occorre fare un tenace lavoro per sradicarle. Il processo è
duplice: da una parte agisce la società con la sua educazione diretta ed indiretta;
dall'altra, è l'individuo che si sottopone ad un processo cosciente di autoeducazione.
- La nuova società in formazione deve lottare, fra
innumerevoli difficoltà, con il passato. Ciò si avverte non soltanto nella coscienza
individuale, sulla quale pesano i residui di un'educazione costantemente orientata verso
l'isolamento dell'individuo, ma anche per il carattere stesso di questo periodo di
transizione, nel quale permangono i vecchi rapporti mercantili. La merce è la cellula
economica della società capitalistica; sinché essa esisterà, i suoi effetti non
mancheranno di farsi sentire sull'organizzazione della produzione e, quindi, sulla
coscienza.
- Nello schema di Marx, il periodo di transizione veniva
considerato come il risultato finale di una radicale trasformazione del sistema
capitalistico corroso dalle sue stesse contraddizioni; successivamente, Lenin ha intuito
che altri paesi potevano staccarsi dall'albero imperialistico: precisamente i rami a
sviluppo più debole, nei quali il capitalismo era abbastanza forte da far sentire in
misura maggiore o minore i suoi effetti sul popolo, ma non abbastanza sviluppato affinché
fossero le sue stesse contraddizioni, una volta esaurite tutte le possibilità, a far
saltare il sistema.
- I fattori che solitamente fanno andare in pezzi il sistema,
sono la lotta di liberazione contro un oppressore straniero, la miseria generata da
avvenimenti esterni come la guerra - le cui conseguenze vengono fatte ricadere dai ceti
più abbienti sulle classi diseredate -, i movimenti di liberazione destinati a rovesciare
i regimi neocolonialistici e via dicendo. Questi sono i fattori scatenanti più comuni.
L'azione cosciente fa il resto.
- In questi paesi, non si è ancora prodotta una completa
educazione al lavoro sociale e la ricchezza, mancando il procedimento dell'appropriazione,
è ancora fuori della portata della massa. A causa del sottosviluppo da un canto e della
tradizionale fuga di capitali in direzione di paesi «più civili» dall'altro, un
cambiamento rapido e senza sofferenze, è del tutto impensabile. Molta strada resta ancora
da percorrere per edificare la base economica, mentre si fa vivacemente sentire la
tentazione di cedere alla molla dell'interesse materiale, come elemento propulsore di uno
sviluppo accelerato.
- Si corre il rischio che gli alberi impediscano di vedere la
foresta. Inseguendo la chimera di realizzare il socialismo con l'aiuto delle armi
screditate che ci ha lasciato in eredità il capitalismo (la merce come cellula economica,
il profitto, l'interesse materiale individuale come leva e così via), si può imboccare
un vicolo senza uscita. Vi si giunge dopo aver percorso parecchio cammino, nel quale le
strade si incrociano molte volte ed in cui è difficile rendersi conto di quando si è
sbagliato direzione. Nel frattempo, la base economica adottata, ha minato sotterraneamente
l'evoluzione della coscienza. Per costruire il comunismo, contemporaneamente alla base
materiale occorre formare l'uomo nuovo.
- Per questo, si deve scegliere con la massima accortezza lo
strumento per mobilitare la massa, che deve essere fondamentalmente d'ordine morale, senza
tuttavia trascurare un corretto uso degli incentivi materiali, di natura soprattutto
sociale.
- Nel momento in cui il pericolo è più grave, come ho già
detto, potenziare gli stimoli morali è relativamente facile; ma, per mantenerli in tutta
la loro efficacia, si deve saper sviluppare una coscienza nella quale le categorie dei
valori acquisiscano nuove caratteristiche. La società nel suo insieme, deve trasformarsi
in una gigantesca scuola.
- Nelle sue grandi linee, questo fenomeno presenta alcune
analogie con il processo formativo della coscienza capitalistica nella sua prima fase. Il
capitalismo, è vero, fa ricorso alla forza, ma, contemporaneamente, educa le persone
all'interno del sistema. La propaganda diretta viene realizzata da coloro che sono
incaricati di dimostrare l'inevitabilità di un regime classista, fondato o su una pretesa
origine divina, o sulla legge della natura come entità meccanica. Il che, placa la massa,
convinta che il male che l'opprime sia di natura tale che contro di esso è impossibile
lottare. In seguito, subentra la speranza ed è qui che il capitalismo si differenzia dai
regimi di casta precedenti, i quali non lasciavano adito all'illusione di una via
d'uscita.
- Alcuni, tuttavia, continueranno a ritener valida la formula
di casta; come premio, chi avrà obbedito, si vedrà aprire, dopo la morte, altri mondi
meravigliosi nei quali, come vuole l'antica tradizione, i buoni saranno debitamente
ricompensati. Per gli altri esiste una novità: la divisione in classi, è vero, è iniqua
e funesta, ma chi saprà dare buona prova di operosità, di iniziativa e via dicendo,
potrà uscire dalla classe alla quale appartiene. Questo processo e quello di
autoeducazione al successo, sono entrambi profondamente ipocriti: rappresentano la
dimostrazione interessata che una menzogna è una verità.
- Nel nostro caso, l'educazione diretta riveste un'importanza
molto maggiore. La spiegazione è tale da persuadere, poiché profondamente vera; è tale
da non dover far ricorso a dei sotterfugi. Essa viene esercitata mediante l'apparato
educativo dello Stato in funzione della cultura generale, tecnica ed ideologica, mediante
organismi come il ministero dell'Educazione e l'apparato di propaganda del partito.
L'educazione penetra fra la massa in modo tale che il nuovo preconizzato comportamento
finisce con il divenire come una seconda pelle; poco a poco, la massa lo fa proprio ed
esercita essa stessa una forte influenza su coloro che non vi si sono ancora adeguati.
Questo è la forma indiretta di educazione della massa, di una potenza pari a quella
dell'altro.
- Si tratta, però, di un processo cosciente: l'individuo si
trova giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, in stretto contatto con il nuovo potere
sociale e, rendendosi conto che egli non vi si è ancora completamente adeguato, sotto
l'influsso della pressione prodotta dall'educazione indiretta, si sforza di adeguarsi ad
una situazione che ritiene giusta e che, sino a quel momento, non ha potuto raggiungere a
causa dei propri limiti: ecco, allora, subentrare la fase di autoeducazione.
- In questa fase di costruzione del socialismo, si può
osservare la nascita dell'uomo nuovo. È un'immagine non ancora ben definita, né potrebbe
esserlo, dal momento che il processo marcia, parallelamente allo sviluppo di nuove forma
economiche. Dimentichiamoci per un istante di coloro che, per mancanza di educazione, sono
indotti ad imboccare un cammino solitario, a soddisfare le loro egoistiche ambizioni. Vi
sono altri che, anche all'interno di questa nuova atmosfera di avanzata collettiva,
tendono a camminare isolati dalla massa della quale fanno parte. Ma non è questo
l'importante. Il fatto più rilevante è che gli uomini stanno diventando sempre più
consapevoli della necessità d'incorporarsi nella società e, contemporaneamente, del loro
valore come motori di essa.
- Oramai, non camminano più completamente da soli, lungo
sentieri sperduti, in direzione di mete lontane. Seguono la loro avanguardia,
rappresentata dal partito, dagli operai più coscienti, dagli uomini di punta che avanzano
strettamente legati alla massa ed in stretto contatto con essa. Le avanguardie guardano
avanti, verso il futuro ed il loro «premio», che non è più, però, qualcosa
d'individuale, bensì è la nuova società nella quale gli uomini avranno caratteristiche
dissimili: è la società dell'uomo comunista.
- È un cammino lungo ed irto di difficoltà. In certi momenti
si perde l'orientamento e si deve tornare indietro, in altri si cammina troppo in fretta,
ed allora ci si allontana dalla massa; altre volte ancora si procede troppo lentamente e
si sente sulla nuca il respiro di coloro che ci incalzano. Nella nostra ambizione di
rivoluzionari, ci sforziamo di procedere il più lestamente possibile, aprendo nuove vie,
ma sappiamo anche, perfettamente, che la massa deve sempre alimentarci e che potrà
seguirci rapidamente soltanto se la stimoleremo con il nostro esempio.
- Per quanto grande sia l'importanza data agli incentivi
morali, il solo fatto dell'esistenza di una divisione in due gruppi fondamentali
(trascurando naturalmente quello minoritario, di coloro che, per un motivo o per l'altro,
non prendono parte all'edificazione socialista) è indice di una relativa carenza di
sviluppo della coscienza sociale. Il gruppo d'avanguardia è ideologicamente più avanzato
rispetto alla massa; quest'ultima conosce i nuovi valori, ma in modo parziale. Mentre fra
i primi si produce un mutamento qualitativo che permette loro di votarsi al sacrificio in
quanto avanguardia, la visione della seconda è solo parziale, per cui deve essere
sottoposta a stimoli e pressioni di una certa intensità. È la dittatura del
proletariato, la quale si esercita non solo sulla classe sconfitta, ma anche su ogni
individuo della classe vincitrice.
- Per raggiungere il pieno successo, si impone la necessità
di una serie di meccanismi: le istituzioni rivoluzionarie. Nell'immagine delle folle che
avanzano in direzione del futuro, è implicito il concetto di istituzionalizzazione,
inteso come un insieme armonico di canali, scalini, barriere, apparecchi ben collaudati
che consentono questa avanzata, che promuovono la selezione naturale di coloro che sono
destinati a porsi all'avanguardia, che stabiliscono il premio o la punizione,
rispettivamente per colui che adempie alle proprie responsabilità e per chi invece
complotta contro la società in costruzione.
- Ora, questa istituzionalizzazione della Rivoluzione, non è
ancora stata raggiunta. Siamo tuttora alla ricerca di qualcosa di nuovo, grazie al quale
si possa ottenere una perfetta identificazione fra il governo da una parte e la comunità
nel suo insieme dall'altra, in armonia con le condizioni particolari della costruzione del
socialismo ed evitando al massimo di trapiantare nella nuova società i luoghi comuni
della democrazia borghese (ad esempio, le camere legislative). Si sono compiute alcune
esperienze, rivolte a costruire poco a poco le istituzioni della Rivoluzione, ma senza
eccessiva fretta. Più d'ogni altra cosa, ci è stato di freno il timore che un qualsiasi
aspetto formale potesse allontanarci sia dalla massa che dall'individuo, facendoci perdere
di vista la più importante e decisiva ambizione rivoluzionaria: quella di vedere, cioè,
l'uomo liberato dalla propria alienazione.
- Tuttavia, nonostante la carenza di istituzioni - mancanza
che deve essere gradualmente superata - oggi è la massa a fare la storia, come un insieme
consapevole di individui in lotta per la stessa causa. Nel socialismo, l'uomo, malgrado la
sua apparente standardizzazione, è più completo; nonostante la mancanza di un meccanismo
perfettamente adeguato allo scopo, la sua possibilità di esprimersi ed esercitare la
propria influenza sull'apparato sociale è incomparabilmente superiore. Ciò nonostante,
è indispensabile approfondire la sua partecipazione consapevole, individuale e
collettiva, a tutti i meccanismi di direzione e di produzione ed ancorarla all'idea
dell'indispensabilità dell'educazione tecnica ed ideologica, in modo tale che avverta che
questi processi sono strettamente interdipendenti ed i loro progressi sono paralleli.
- In tal modo, l'uomo diverrà perfettamente cosciente del
proprio essere sociale; in altri termini, si realizzerà pienamente come creatura umana,
dopo aver infranto le catene dell'alienazione. Ciò si tradurrà, concretamente, nella
riconquista della propria natura per mezzo del lavoro liberato e nell'espressione della
propria condizione umana tramite la cultura e l'arte.
- Affinché l'uomo possa realizzarsi nel primo aspetto, però,
il lavoro deve acquisire una nuova dimensione: la merce «uomo» non deve più esistere,
mentre si attua un sistema che assegna una quota in cambio dell'adempimento del dovere
sociale. I mezzi di produzione sono proprietà della società e la macchina è soltanto la
trincea nella quale si adempie ai propri obblighi. L'uomo comincia a liberare la propria
mente dallo sgradevole pensiero di dover soddisfare le proprie esigenze animali con il
lavoro ed inizierà a realizzarsi nella propria opera e ad intendere la propria grandezza
di uomo per mezzo dell'opera creata, per mezzo del lavoro compiuto.
- In sostanza, cioè, non esiste più quella parte del suo
essere considerata come forza-lavoro in vendita, che non gli appartiene più, ma al
contrario si favorisce l'ascesa dell'individuo, la sua attiva partecipazione al vivere
comune nel quale egli si riflette: l'adempimento della propria responsabilità sociale.
- Dal canto nostro, stiamo facendo tutto quel che è in nostro
potere per conferire al lavoro questa nuova funzione di dovere sociale e per collegarlo al
progresso della tecnologia da un lato (il che consentirà nuove condizioni per una maggior
libertà) ed al lavoro volontario dall'altro, ispirandoci al principio marxista per cui
l'uomo realizza pienamente la propria condizione umana quando produce senza che a tale
produzione venga costretto dalla necessità materiale di vendersi come merce.
- Naturalmente, anche quando il lavoro è volontario, continua
a presentare aspetti di coercizione; l'uomo non ha ancora trasformato tutta la costrizione
che lo circonda in un riflesso condizionato di natura sociale e, per lo più, produce
ancora sotto la pressione dell'ambiente («costrizione morale», come dice Fidel). Gli
resta ancora da conquistare il piacere di un completo godimento spirituale della propria
opera, senza la pressione diretta dell'ambiente sociale che lo circonda, ma legato ad esso
dalle nuove abitudini. Questo sarà il comunismo. Ma questa metamorfosi non si realizza
automaticamente, né nella coscienza, né nell'economia. Le mutazioni sono lente ed
irregolari; a periodi di accelerazione, ne seguono altri di pausa od addirittura di
regresso.
- Come abbiamo notato in precedenza, inoltre, va considerato
che non ci troviamo in un periodo di transizione puro e semplice, come lo vedeva Marx
nella Critica al programma di Gotha, bensì in una fase nuova da lui non prevista:
la prima fase di passaggio al comunismo e di edificazione del socialismo. Un passaggio che
avviene fra violente lotte di classe, durante il quale sopravvivono taluni elementi di
capitalismo che rendono difficoltosa una giusta comprensione della sua essenza.
- Se a ciò si aggiunge lo scolasticismo che ha frenato
l'evoluzione della filosofia marxista ed ostacolato l'analisi sistematica del periodo, la
cui economia politica non si è sviluppata, dobbiamo riconoscere che siamo ancora in fasce
e che dovremo impegnarci in un attento e serio studio delle caratteristiche fondamentali
di tale periodo, prima di poter elaborare una teoria economica e politica di maggior
respiro.
- Indubbiamente, la teoria che elaboreremo, considererà
inevitabilmente come principali pilastri della costruzione, la formazione dell'uomo nuovo
ed il progresso della tecnologica. V'è ancora molta strada da percorrere in ambedue
questi settori, ma bisogna riconoscere che minori giustificazioni ha, rispetto al primo,
il ritardo che da noi si registra in quello della tecnologica come base fondamentale,
poiché, in questo settore, non siamo costretti a procedere a tentoni ma, almeno per un
buon tratto, possiamo seguire la via già percorsa dai paesi più sviluppati del mondo.
Proprio per questo, Fidel si batte con tanta insistenza sulla necessità della formazione
tecnologica e scientifica di tutto il nostro popolo e, soprattutto, della sua avanguardia.
- Dove è più facile scorgere la scissione fra necessità
materiali e spirituali è nel campo delle idee che riguardano attività non produttive. Da
molto tempo oramai, l'uomo tenta di liberarsi dall'alienazione, facendo ricorso alla
cultura ed all'arte. Ma egli muore giorno dopo giorno durante le otto e più ore che
corrispondono alla sua essenza di «merce», per poi rinascere nella propria attività
spirituale. Questo, però, è un rimedio che reca in sé i germi del morbo stesso: è un
essere solitario che ricerca la comunione con la natura. Difende il proprio individualismo
oppresso dall'ambiente e reagisce di fronte alle idee estetiche come un essere isolato, la
cui aspirazione è quella di restare immacolato.
- Questo, però, è soltanto un tentativo di fuga. La legge
del valore non è più il semplice riflesso dei rapporti di produzione: i capitalisti
monopolistici le hanno eretto tutto intorno una complessa impalcatura che la trasforma in
una docile schiava, anche se i mezzi da loro impiegati sono puramente empirici. La
sovrastruttura impone un preciso tipo di arte, al quale vengono educati gli artisti. I
ribelli finiscono anch'essi per essere dominati dal meccanismo: soltanto gli esseri dotati
di un talento eccezionale possono realizzare realmente un'opera propria. Gli altri, o si
trasformano in vili salariati, o vengono stritolati.
- Si inventa la sperimentazione artistica, considerata come
l'incarnazione stessa della libertà, ma questa «ricerca» ha i suoi precisi limiti,
inavvertibili sin quando non ci si va a sbattere contro, sino a quando, cioè, non si
affrontano i problemi reali dell'uomo e della sua alienazione. L'angoscia irrazionale od
il passatempo volgare sono altrettante valvole di sfogo per l'inquietudine umana; si
combatte con ogni mezzo l'idea di fare dell'arte un'arma di denuncia. Se si rispettano le
regole del gioco, si viene ricompensati con lauti onori; quegli stessi che otterrebbe una
scimmia addomesticata che fa le capriole. Conditio sine qua non è che non si tenti
di fuggire dalla gabbia, la quale esiste, anche se appare invisibile.
- Allorché la Rivoluzione ha preso il potere, si è assistito
alla fuga in massa di coloro che erano totalmente addomesticati; gli altri, rivoluzionari
o no, hanno visto di fronte a loro un cammino nuovo da imboccare. La ricerca artistica ne
ha ricevuto un nuovo e considerevole impulso. Tuttavia, le strade erano più o meno
tracciate e dietro al termine «libertà», si celava l'idea della fuga. Gli stessi
rivoluzionari hanno molto spesso questo mantenuto atteggiamento, chiaro riflesso
dell'idealismo borghese nella coscienza umana.
- Nei paesi che sono passati attraverso un processo simile, si
è tentato di combattere queste tendenze con un dogmatismo esagerato. La cultura in
generale è stata praticamente trasformata in un tabù e si è proclamata, come massima
aspirazione culturale, la rappresentazione formalmente esatta della natura, la quale si è
poi tramutata in una rappresentazione meccanica della realtà sociale che si voleva
mostrare: la società ideale, quasi senza conflitti né contraddizioni, che si tentava di
formare.
- Il socialismo è ancora giovane e, come tale, commette degli
errori. A volte, noi rivoluzionari non possediamo le necessarie conoscenze e quell'audacia
intellettuale necessaria per affrontare il grande problema della formazione di un uomo
nuovo con metodi differenti da quelli tradizionali, i quali risentono profondamente
dell'influenza della società che a suo tempo li ha formati. (Ed ecco tornare ad emergere
il problema del rapporto fra forma e contenuto). V'è un notevole disorientamento, in
questo campo, tanto più che siamo profondamente assorbiti dagli altrettanto grossi
problemi dell'edificazione materiale. Non vi sono artisti di grande valore, che godano
anche di notevole prestigio rivoluzionario. Sono i militanti del partito che debbono
assumersi questo compito, per tentare di raggiungere l'obiettivo fondamentale: quello di
educare il popolo.
- Ecco, quindi, che si va alla ricerca di una semplificazione:
di ciò che capiscono tutti, che è anche quello che comprendono i funzionari di partito.
La vera, autentica ricerca artistica perde ogni carica vitale, di modo che il problema
della cultura generale si riduce ad una riappropriazione del presente socialista e del
passato oramai morto (quindi, non pericoloso). Nasce, così, il realismo socialista, a
fondamento del quale si trova l'arte del secolo passato. Anche quella realista del XIX
secolo era, però, arte di classe e più tipicamente capitalistica, credo, di quanto non
lo sia quella decadente del XX secolo, dalla quale traspare l'angoscia dell'uomo alienato.
- Nel campo della cultura, il capitalismo ha dato oramai tutto
ciò che poteva e non rimane altro che il sentore di un cadavere oramai putrido: in arte,
la sua decadenza di oggi. Ma perché ostinarsi a ritenere le forme congelate del realismo
socialista come l'unica ricetta efficace? Certo, non si può contrapporre al realismo
socialista la «libertà», poiché questa ancora non esiste e non esisterà sino a quando
la società nuova non si sarà interamente sviluppata; ma guai a pretendere di condannare
tutte le manifestazioni artistiche successive alla prima metà del XIX secolo dall'alto
trono pontificio del realismo ad oltranza, poiché, così facendo, si incorrerebbe in un
errore proudhoniano, di ritorno al passato, soffocando in una camicia di forza
l'espressione artistica dell'uomo che sta sorgendo e che si sta sviluppando nei nostri
giorni. Non si è ancora sviluppato un meccanismo ideologico e culturale che riesca a
sollecitare la ricerca e che possa estirpare la gramigna, quella mala pianta che si
moltiplica tanto agevolmente sul terreno concimato dalle sovvenzioni statali.
- Da noi, nel nostro paese, non si è incorsi nell'errore del
meccanicismo realista, bensì in un altro di segno contrario. Questo è accaduto perché
non si è compresa la necessità di formare l'uomo nuovo, che non rappresenti né le idee
del XIX secolo, né quelle del nostro secolo decadente e malato. È l'uomo del XXI secolo
quello che dobbiamo formare, sebbene questa sia ancora un'aspirazione soggettiva e non
sistematizzata. Proprio per questo motivo, è uno dei punti nodali del nostro studio e
della nostra attività e nella misura in cui riusciremo ad ottenere dei risultati concreti
su una base teorica o, viceversa, ne ricaveremo conclusioni teoriche di largo respiro
dalla nostra analisi concreta, potremo dire di aver dato un valido contributo al
marxismo-leninismo ed alla causa dell'umanità.
- La reazione contro l'uomo del XIX secolo, ci ha fatto
ricadere nel decadentismo del XX secolo; un errore che potremmo definire veniale, a patto,
però, di superarlo decisamente se non vogliamo aprire una larga breccia al revisionismo.
La grande massa si sta sviluppando, le idee nuove si stanno aprendo con impeto la strada
all'interno della società, le possibilità concrete di un pieno ed integrale sviluppo di
tutte le sue componenti rendono l'opera molto più feconda. Il presente è di lotta, ma
nostro sarà il futuro.
- Per riassumere, il torto di molti nostri intellettuali ed
artisti, risiede in un peccato d'origine: nel non essere, cioè, autenticamente
rivoluzionari. Si può anche tentare d'innestare un olmo affinché produca delle pere, ma,
al contempo, si debbono piantare pure dei peri. Le nuove generazioni saranno monde dal
peccato originale. Sarà tanto maggiore la possibilità che nascano artisti eccezionali,
quanto più ampi saranno divenuti il campo della cultura e la possibilità di espressione.
Il nostro compito consiste nell'impedire che la presente generazione, corrotta dai suoi
conflitti, degeneri e faccia degenerare quelle future, nell'impedire che si creino dei
docili salariati del pensiero ufficiale o «borsisti» che vegetino protetti dai
finanziamenti statali e godano di una libertà fra virgolette. È oramai giunto il tempo
in cui i rivoluzionari debbono intonare il canto dell'uomo nuovo con l'autentica voce del
popolo. Anche se è questo un processo che richiede tempo.
- Nella nostra società, la gioventù ed il partito rivestono
un'importanza rilevantissima. Soprattutto i giovani sono importanti, in quanto
costituiscono una creta malleabile con la quale è possibile formare l'uomo nuovo, mondo
dalle tare del passato. La gioventù viene trattata in piena armonia con le nostre
ambizioni. La sua educazione è sempre più completa, né trascuriamo di integrarla al
lavoro sin dai primi istanti. I nostri studenti, durante le vacanze, si dedicano al lavoro
manuale, o l'esercitano addirittura anche durante lo studio. Il lavoro è in certi casi un
premio, in altri uno strumento di educazione, ma non è mai una punizione. Sta nascendo
una generazione nuova.
- Il partito è un'organizzazione d'avanguardia della quale
entrano a far parte i lavoratori migliori, su proposta dei loro stessi compañeros.
È minoritario, ma gode di una grande autorità per l'alta qualità dei suoi esponenti.
Quello a cui noi aspiriamo, è che esso divenga di massa, ma solo quando essa avrà
raggiunto il livello di sviluppo dell'avanguardia, solo quando, cioè, sarà stata educata
per il comunismo. È in direzione di questa formazione che dobbiamo indirizzare la nostra
attività. Il partito è l'esempio vivente; i suoi quadri dirigenti debbono essere un
modello di laboriosità e di spirito di sacrificio; con la loro azione debbono trascinare
la massa verso il compimento degli obiettivi rivoluzionari e questo significa anni di
aspra lotta contro le difficoltà dell'edificazione, contro i nemici di classe, contro le
tare del passato, contro l'imperialismo...
- Vorrei ora soffermarmi sulla funzione che svolge la
personalità umana, dell'uomo come individuo nella direzione della massa che scrive la
storia. È la nostra esperienza, non una ricetta. Fidel ha dato impulso alla Rivoluzione
nei primi anni ed, in seguito, le ha sempre dato l'indirizzo, il tono; ma oggi vi sono
molti rivoluzionari che si sviluppano all'unisono con il nostro massimo dirigente ed una
massa notevole che segue i suoi dirigenti, poiché ha fiducia in loro, una fede dovuta
alla loro capacità di farsi interpreti delle sue aspirazioni.
- Il problema non è di sapere quanti chili di carne si
mangiano o quante volte all'anno ciascuno di noi può andare a fare una bella gita sulla
spiaggia, né di quante belle cose provenienti dall'estero si possono comperare con
l'attuale salario. Quel che importa, piuttosto, è far sì che l'individuo si senta più
completo, più ricco interiormente e con un maggior senso di responsabilità. Nel nostro
paese, ciascun cittadino sa bene che questa epoca eroica che gli vien dato di vivere, è
un periodo di sacrifici e sa che cosa voglia dire «sacrificio». I primi l'hanno appreso
sulla Sierra Maestra ed in tutti i luoghi nei quali si era tenuti a combattere; poi
l'abbiamo conosciuto in tutto il paese. Cuba è l'avanguardia dell'America Latina e
proprio perché occupa il posto più avanzato, proprio perché indica alla grande massa
dei latinoamericani il cammino che conduce alla completa libertà, deve fare dei
sacrifici. All'interno del paese, i nostri dirigenti hanno l'obbligo di assolvere al loro
ruolo d'avanguardia e, occorre dirlo francamente, in una Rivoluzione vera, alla quale si
consacra tutto senza attendersi alcuna ricompensa materiale, la missione del
rivoluzionario d'avanguardia è in pari tempo magnifica ed angosciosa.
- Permettimi di dire, a costo di sembrar ridicolo, che il vero
rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore. Non si può concepire un vero
rivoluzionario senza tale qualità. È, forse, proprio questo uno dei drammi più dolorosi
di un dirigente: dover avere, oltre ad uno spirito appassionato, una mente lucida e fredda
e saper prendere decisioni anche terribili senza battere ciglio. I nostri rivoluzionari
d'avanguardia debbono idealizzare questo amore per l'umanità, per le cause più sacre e
renderlo unico, indivisibile. Non possono scendere con la loro piccola dose d'amore
quotidiano nei confronti dei luoghi nei quali l'esercita l'uomo comune.
- I dirigenti rivoluzionari hanno dei figli che, sin dal primo
balbettio, non imparano a nominare il padre; mogli che debbono partecipare al sacrificio
della loro vita, per portare sino in fondo la Rivoluzione; amici la cui cerchia è quella,
e solo quella, dei compañeros di lotta. Non v'è vita all'infuori d'essa.
- In queste condizioni, bisogna possedere una gran dose di
umanità, un grande senso di giustizia e di verità per non incorrere in estremismi
dogmatici od in aridi scolasticismi, per non isolarsi dalla massa. Giorno dopo giorno
bisogna lottare affinché questo amore per l'umanità vivente si trasformi in fatti
concreti, in azioni che servano da stimolo, che riescano a mobilitare.
- Il rivoluzionario, motore ideologico della Rivoluzione in
seno al partito, si consuma quotidianamente in questa incessante attività, la quale avrà
termine soltanto con la sua morte, a meno che l'edificazione socialista non avvenga su
scala mondiale.
- Se, una volta che i compiti più urgenti siano stati
realizzati su scala locale, la sua aspirazione di rivoluzionario si indebolisce, se
dimentica l'internazionalismo proletario, la Rivoluzione da lui diretta cessa di essere
una forza propulsiva e si annulla in un comodo letargo, dal quale si affretta a trarre
profitto il nostro irriducibile nemico, l'imperialismo, per riguadagnare terreno.
L'internazionalismo proletario è un dovere, ma è anche un'esigenza rivoluzionaria. È
così che educhiamo il nostro popolo.
- Naturalmente, nelle circostanze attuali, sono insiti taluni
rischi. Non soltanto quello del dogmatismo, non soltanto quello di congelare i rapporti
con la massa proprio a metà della grande impresa. V'è anche il pericolo delle debolezze
nelle quali si può cadere. Non appena un uomo pensa che per dedicare la propria esistenza
alla Rivoluzione, non può però consentire che la propria mente venga distratta dalla
preoccupazione che a suo figlio manchi una certa cosa, che le scarpe dei bambini sono
rotte, che la sua famiglia manca di un certo benessere, permette, con questo ragionamento,
che i germi di una futura corruzione lo contagino.
- Per quanto ci riguarda, abbiamo stabilito che i nostri figli
debbono avere o mancare di tutto quello che hanno o di cui mancano i figli dell'uomo
comune; la nostra famiglia deve comprenderlo e lottare per questo. La Rivoluzione si fa
grazie all'uomo, il quale deve però forgiare, giorno dopo giorno, il proprio spirito
rivoluzionario.
- Questo è il nostro cammino. Alla testa della fortissima
colonna - non ci vergognamo e non abbiamo timore di dirlo - v'è Fidel, poi gli elementi
migliori del partito e subito dietro a loro, tanto vicino da far sentire la sua immane
forza, v'è il popolo nel suo insieme: un'incrollabile struttura di individui che tendono
in direzione di un obiettivo comune, che sono divenuti consapevoli di ciò che occorre
fare; uomini che quotidianamente si battono per uscire dal regno della necessità per
entrare in quello della libertà.
- Questa immensa moltitudine è in marcia; il suo ordine
corrisponde alla coscienza della sua necessità; non si tratta più di una forza dispersa
in migliaia di particelle disseminate nello spazio come i frammenti di una granata, alla
frenetica ricerca di un qualunque mezzo che le consenta di raggiungere, in una lotta
accanita contro i propri fratelli, una certa posizione, quel qualcosa che le dia sicurezza
di fronte all'incerto futuro.
- Ci attendono parecchi sacrifici, lo sappiamo e neppure
ignoriamo che dovremo pagare a caro prezzo l'eroico fatto di rappresentare una nazione
d'avanguardia. Noi dirigenti siamo consapevoli di esser tenuti a pagare un grosso prezzo
per avere il diritto di dire che siamo alla testa di un popolo che a sua volta guida
l'America. Tutti ed ognuno di noi, indistintamente, dobbiamo pagare la nostra quota di
sacrificio, nella consapevolezza che il premio sarà la soddisfazione del proprio dovere
compiuto, coscienti di avanzare tutti assieme verso l'uomo nuovo che si intravede
all'orizzonte.
- A questo punto, mi sia consentito di trarre alcune
conclusioni.
- Noi socialisti siamo più liberi, poiché ci realizziamo
più pienamente e siamo più completi perché siamo più liberi.
- Lo scheletro della nostra libertà è oramai formato;
mancano ancora, soltanto, la sostanza proteica ed il rivestimento: ma li creeremo.
- La nostra libertà ed il suo sostegno quotidiano, hanno il
colore del sangue e sono pregni di sacrificio.
- Il nostro sacrificio è cosciente: è il tributo da pagare
per la libertà che stiamo costruendo. Il cammino è lungo ed in parte inesplorato; siamo
ben coscienti dei nostri limiti. Ma creeremo l'uomo del XXI secolo: noi stessi.
- Ci forgeremo con l'azione quotidiana, formando un uomo nuovo
con una tecnica nuova.
- La personalità, in quanto incarna le massime virtù e le
aspirazioni del popolo e non si allontana dal cammino, svolge un ruolo di mobilitazione e
di direzione.
- Coloro che preparano il terreno sono il gruppo
d'avanguardia, i migliori fra i migliori: il partito.
- La creta fondamentale di questa nostra opera è la
gioventù: in essa riponiamo le nostre speranze, affinché un giorno possa prendere la
bandiera dalle nostre mani.
- Se questa mia balbettante lettera servirà a chiarire
qualcosa, avrò raggiunto lo scopo per il quale la invio.
- Ricevi il nostro saluto rituale, come una stretta di mano od
un'Ave Maria purissima:
- ¡Patria o muerte!
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[Traduzione di Remo Mazzacurati]
La biografia di Ernesto Guevara
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- Carlos Quijano
- Settimanale Marcha
- Rincón 577, Montevideo
- Uruguay
-
- Estimado compañero
- acabo estas notas en viaje por el Africa, animado del deseo
de cumplir, aunque tardíamente, mi promesa. Quisiera hacerlo tratando el tema del
título. Creo que pudiera ser interesante para los lectores uruguayos.
- Es común escuchar de boca de los voceros capitalistas, como
un argumento en la lucha ideológica contra el socialismo, la afirmación de que este
sistema social o el período de construcción del socialismo al que estamos nosotros
abocados, se caracteriza por la abolición del individuo en aras del Estado. No
pretenderé refutar esta afirmación sobre una base meramente teórica, sino establecer
los hechos tal cual se viven en Cuba y agregar comentarios de índole general. Primero
esbozaré a grandes rasgos la historia de nuestra lucha revolucionaria antes y después de
la toma del poder. Como es sabido, la fecha precisa en que se iniciaron las acciones
revolucionarias que culminarían el primero de enero de 1959, fue el 26 de julio de 1953.
Un grupo de hombres dirigidos por Fidel Castro atacó la madrugada de ese día el Cuartel
Moncada, en la provincia de Oriente. El ataque fue un fracaso, el fracaso se transformó
en desastre y los sobrevivientes fueron a parar a la cárcel, para reiniciar, luego de ser
amnistiados, la lucha revolucionaria.
- Durante este proceso, en el cual solamente existían
gérmenes de socialismo, el hombre era un factor fundamental. En él se confiaba,
individualizado, específico, con nombre y apellido, y de su capacidad de acción
dependía el triunfo o el fracaso del hecho encomendado.
- Llegó la etapa de la lucha guerrillera. Esta se desarrolló
en dos ambientes distintos: el pueblo, masa todavía dormida a quien había que movilizar,
y su vanguardia, la guerrilla, motor impulsor de la movilización, generador de conciencia
revolucionaria y de entusiasmo combativo. Fue esta vanguardia el agente catalizador, el
que creó las condiciones subjetivas necesarias para la victoria. También en ella, en el
marco del proceso de proletarización de nuestro pensamiento, de la revolución que se
operaba en nuestros hábitos, en nuestras mentes, el individuo fue el factor fundamental.
Cada uno de los combatientes de la Sierra Maestra que alcanzara algún grado superior en
las fuerzas revolucionarias, tiene una historia de hechos notables en su haber.
- En base a éstos lograba sus grados.
- Fue la primera época heroica, en la cual se disputaban por
lograr un cargo de mayor responsabilidad, de mayor peligro, sin otra satisfacción que el
cumplimiento del deber. En nuestro trabajo de educación revolucionaria, volvemos a menudo
sobre este tema aleccionador. En la actitud de nuestros combatientes se vislumbra al
hombre del futuro.
- En otras oportunidades de nuestra historia se repitió el
hecho de la entrega total a la causa revolucionaria. Durante la crisis de octubre o en los
días del ciclón «Flora», vimos actos de valor y sacrificio excepcionales
- realizados por todo un pueblo. Encontrar la fórmula para
perpetuar en la vida cotidiana esa actitud heroica, es una de nuestras tareas
fundamentales desde el punto de vista ideológico.
- En enero de 1959 se estableció el gobierno revolucionario
con la participación en él de varios miembros de la burguesía entreguista. La presencia
del Ejército Rebelde constituía la garantía de poder, como factor fundamental
de fuerza.
- Se produjeron en seguida contradicciones serias, resueltas,
en primera instancia, en febrero del 59, cuando Fidel Castro asumió la jefatura de
gobierno con el cargo de primer ministro. Culminaba el proceso en julio del mismo año, al
renunciar el presidente Urrutia ante la presión de las masas.
- Aparecía en la historia de la Revolución Cubana, ahora con
caracteres nítidos, un personaje que se repetirá sistemáticamente: la masa.
- Este ente multifacético no es, como se pretende, la suma de
elementos de la misma categoría (reducidos a la misma categoría, además por el sistema
impuesto), que actúa como un manso rebaño. Es verdad que sigue sin vacilar a sus
dirigentes, fundamentalmente a Fidel Castro, pero el grado en que él ha ganado esa
confianza responde precisamente a la interpretación cabal de los deseos del pueblo, de
sus aspiraciones, y a la lucha sincera por el cumplimiento de las promesas hechas.
- La masa participó en la Reforma Agraria y en el difícil
empeño de la administración de las empresas estatales; pasó por la experiencia heroica
de Playa Girón; se forjó en las luchas contra las distintas bandas de bandidos armadas
por la CIA; vivió una de las definiciones más importantes de los tiempos modernos en la
crisis de octubre y sigue hoy trabajando en la construcción del socialismo.
- Vistas las cosas desde un punto de vista superficial,
pudiera parecer que tienen razón aquellos que hablan de la supeditación del individuo al
Estado; la masa realiza con entusiasmo y disciplina sin iguales las tareas que el gobierno
fija, ya sean de índole económica, cultural, de defensa, deportiva, etcétera. La
iniciativa parte en general de Fidel o del alto mando de la Revolución y es explicada al
pueblo que la toma como suya. Otras veces, experiencias locales se toman por el partido y
el gobierno para hacerlas generales, siguiendo el mismo procedimiento.
- Sin embargo, el Estado se equivoca a veces. Cuando una de
esas equivocaciones se produce, se nota una disminución del entusiasmo colectivo por
efectos de una disminución cuantitativa de cada uno de los elementos que la forman, y el
trabajo se paraliza hasta quedar reducido a magnitudes insignificantes; es el instante de
rectificar.
- Así sucedió en marzo de 1962 ante la política sectaria
impuesta al partido por Aníbal Escalante.
- Es evidente que el mecanismo no basta para asegurar una
sucesión de medidas sensatas y que falta una conexión más estructurada con la masa.
Debemos mejorarlo durante el curso de los próximos años, pero, en el caso de las
iniciativas surgidas en los estratos superiores del gobierno, utilizamos por ahora el
método casi intuitivo de auscultar las reacciones generales frente a los problemas
planteados.
- Maestro en ello es Fidel, cuyo particular modo de
integración con el pueblo sólo puede apreciarse viéndolo actuar. En las grandes
concentraciones públicas se observa algo así como el diálogo de dos diapasones cuyas
vibraciones provocan otras nuevas en el interlocutor. Fidel y la masa comienzan a vibrar
en un diálogo de intensidad creciente hasta alcanzar el clímax en un final abrupto,
coronado por nuestro grito de lucha y de victoria.
- Lo difícil de entender para quien no viva la experiencia de
la Revolución es esa estrecha unidad dialéctica existente entre el individuo y la masa,
donde ambos se interrelacionan y, a su vez, la masa, como conjunto de individuos, se
interrelaciona con los dirigentes.
- En el capitalismo se pueden ver algunos fenómenos de este
tipo cuando aparecen políticos capaces de lograr la movilización popular, pero si no se
trata de un auténtico movimiento social, en cuyo caso no es plenamente lícito hablar de
capitalismo, el movimiento vivirá lo que la vida de quien lo impulse o hasta el fin de
las ilusiones populares, impuesto por el rigor de la sociedad capitalista. En ésta, el
hombre está dirigido por un frío ordenamiento que, habitualmente, escapa al dominio de
su comprensión. El ejemplar humano, enajenado, tiene un invisible cordón umbilical que
le liga a la sociedad en su conjunto: la ley del valor. Ella actúa en todos los aspectos
de su vida, va modelando su camino y su destino.
- Las leyes del capitalismo, invisibles para el común de las
gentes y ciegas, actúan sobre el individuo sin que éste se percate. Sólo ve la amplitud
de un horizonte que aparece infinito. Así lo presenta la propaganda capitalista que
pretende extraer del caso Rockefeller - verídico o no -, una lección sobre las
posibilidades de éxito. La miseria que es necesario acumular para que surja un ejemplo
así y la suma de ruindades que conlleva una fortuna de esa magnitud, no aparecen en el
cuadro y no siempre es posible a las fuerzas populares aclarar estos conceptos. (Cabría
aquí la disquisición sobre cómo en los países imperialistas los obreros van perdiendo
su espíritu internacional de clase al influjo de una cierta complicidad en la
explotación de los países dependientes y cómo este hecho, al mismo tiempo, lima el
espíritu de lucha de las masas en el propio país, pero ése es un tema que sale de la
intención de estas notas).
- De todos modos, se muestra el camino con escollos que,
aparentemente, un individuo con las cualidades necesarias puede superar para llegar a la
meta. El premio se avizora en la lejanía; el camino es solitario. Además, es una carrera
de lobos: solamente se puede llegar sobre el fracaso de otros.
- Intentaré, ahora, definir al individuo, actor de ese
extraño y apasionante drama que es la construcción del socialismo, en su doble
existencia de ser único y miembro de la comunidad.
- Creo que lo más sencillo es reconocer su cualidad de no
hecho, de producto no acabado. Las taras del pasado se trasladan al presente en la
conciencia individual y hay que hacer un trabajo continuo para erradicarlas.
- El proceso es doble, por un lado actúa la sociedad con su
educación directa e indirecta, por otro, el individuo se somete a un proceso consciente
de autoeducación.
- La nueva sociedad en formación tiene que competir muy
duramente con el pasado. Esto se hace sentir no sólo en la conciencia individual, en la
que pesan los residuos de una educación sistemáticamente orientada al aislamiento del
individuo, sino también por el carácter mismo de este periodo de transición, con
persistencia de las relaciones mercantiles. La mercancía es la célula económica de la
sociedad capitalista; mientras exista, sus efectos se harán sentir en la organización de
la producción y, por ende, en la conciencia.
- En el esquema de Marx se concebía el periodo de transición
como resultado de la transformación explosiva del sistema capitalista destrozado por sus
contradicciones; en la realidad posterior se ha visto cómo se desgajan del árbol
imperialista algunos países que constituyen las ramas débiles, fenómeno previsto por
Lenin. En éstos, el capitalismo se ha desarrollado lo suficiente como para hacer sentir
sus efectos, de un modo u otro, sobre el pueblo, pero no son propias contradicciones las
que, agotadas todas las posibilidades, hacen saltar el sistema. La lucha de liberación
contra un opresor externo, la miseria provocada por accidentes extraños, como la guerra,
cuyas consecuencias hacen recaer las clases privilegiadas sobre los explotados, los
movimientos de liberación destinados a derrocar regímenes neocoloniales, son los
factores habituales de desencadenamiento. La acción consciente hace el resto.
- En estos países no se ha producido todavía una educación
completa para el trabajo social y la riqueza dista de estar al alcance de las masas
mediante el simple proceso de apropiación. El subdesarrollo por un lado y la habitual
fuga de capitales hacia países «civilizados» por otro, hacen imposible un cambio
rápido y sin sacrificios. Resta un gran tramo a recorrer en la construcción de la base
económica y la tentación de seguir los caminos trillados del interés material, como
palanca impulsora de un desarrollo acelerado, es muy grande.
- Se corre el peligro de que los árboles impidan ver el
bosque. Persiguiendo la quimera de realizar el socialismo con la ayuda de las armas
melladas que nos legara el capitalismo (la mercancía como célula económica, la
rentabilidad, el interés material individual como palanca, etcétera), se puede llegar a
un callejón sin salida. Y se arriba allí tras de recorrer una larga distancia en la que
los caminos se entrecruzan muchas veces y donde es difícil percibir el momento en que se
equivocó la ruta. Entre tanto, la base económica adaptada ha hecho su trabajo de zapa
sobre el desarrollo de la conciencia. Para construir el comunismo, simultáneamente con la
base material hay que hacer al hombre nuevo.
- De allí que sea tan importante elegir correctamente el
instrumento de movilización de las masas. Ese instrumento debe ser de índole moral,
fundamentalmente, sin olvidar una correcta utilización del estímulo material, sobre todo
de naturaleza social.
- Como ya dije, en momentos de peligro extremo es fácil
potenciar los estímulos morales; para mantener su vigencia, es necesario el desarrollo de
una conciencia en la que los valores adquieran categorías nuevas. La sociedad en su
conjunto debe convertirse en una gigantesca escuela.
- Las grandes líneas del fenómeno son similares al proceso
de formación de la conciencia capitalista en su primera época. El capitalismo recurre a
la fuerza, pero, además, educa a la gente en el sistema. La propaganda directa se realiza
por los encargados por explicar la ineluctabilidad de un régimen de clase, ya sea de
origen
- divino o por imposición de la naturaleza como ente
mecánico. Esto aplaca a las masas que se ven oprimidas por un mal contra el cual no es
posible la lucha.
- A continuación viene la esperanza, y en esto se diferencia
de los anteriores regímenes de casta que no daban salida posible.
- Para algunos continuará vigente todavía la fórmula de
casta: el premio a los obedientes consiste en el arribo, después de la muerte, a otros
mundos maravillosos donde los buenos son premiados, con lo que se sigue la vieja
tradición. Para otros, la innovación: la separación en clases es fatal, pero los
individuos pueden salir de aquélla a que pertenecen mediante el trabajo, la iniciativa,
etcétera. Este proceso, y el de autoeducación para el triunfo, deben ser profundamente
hipócritas; es la demostracion interesada de que una mentira es verdad.
- En nuestro caso, la educación directa adquiere una
importancia mucho mayor. La explicación es convincente porque es verdadera; no precisa de
subterfugios. Se ejerce a través del aparato educativo del Estado en función de la
cultura general, técnica e ideológica, por medio de organismos tales como el Ministerio
de Educación y el aparato de divulgación del partido. La educación prende en las masas
y la nueva actitud preconizada tiende a convertirse en hábito; la masa la va haciendo
suya y presiona a quienes no se han educado todavía. Esta es la forma indirecta de educar
a las masas, tan poderosa como aquella otra.
- Pero el proceso es consciente; el individuo recibe
continuamente el impacto del nuevo poder social y percibe que no está completamente
adecuado a él. Bajo el influjo de la presión que supone la educación indirecta, trata
de acomodarse a una situación que siente justa y cuya propia falta de desarrollo le ha
impedido hacerlo hasta ahora. Se autoeduca.
- En este periodo de construcción del socialismo podemos ver
el hombre nuevo que va naciendo. Su imagen no está todavía acabada; no podría estarlo
nunca ya que el proceso marcha paralelo al desarrollo de formas económicas nuevas.
Descontando aquellos cuya falta de educación los hace tender al camino solitario, a la
autosatisfacción de sus ambiciones, los hay que aun dentro de este nuevo panorama de
marcha conjunta, tienen tendencia a caminar aislados de la masa que acompañan. Lo
importante es que los hombres van adquiriendo cada día más conciencia de la necesidad de
su incorporación a la sociedad y, al mismo tiempo, de su importancia como motores de la
misma.
- Ya no marchan completamente solos, por veredas extraviadas,
hacia lejanos anhelos. Siguen a su vanguardia, constituida por el partido, por los obreros
de avanzada, por los hombres de avanzada que caminan ligados a las masas y en estrecha
comunión con ellas. Las vanguardias tienen su vista puesta en el futuro y en su
recompensa, pero ésta no se vislumbra como algo individual; el premio es la nueva
sociedad donde los hombres tendrán características distintas; la sociedad del hombre
comunista.
- El camino es largo y lleno de dificultades. A veces, por
extraviar la ruta, hay que retroceder; otras, por caminar demasiado aprisa, nos separamos
de las masas; en ocasiones por hacerlo lentamente, sentimos el aliento cercano de los que
nos pisan los talones. En nuestra ambición de revolucionarios, tratamos de caminar tan
aprisa como sea posible, abriendo caminos, pero sabemos que tenemos que nutrirnos de la
masa y que ésta sólo podrá avanzar más rápido si la alentamos con nuestro ejemplo.
- A pesar de la importancia dada a los estímulos morales, el
hecho de que exista la división en dos grupos principales (excluyendo, claro está, a la
fracción minoritaria de los que no participan, por una razón u otra en la construcción
del socialismo), indica la relativa falta de desarrollo de la conciencia social. El grupo
de vanguardia es ideológicamente más avanzado que la masa; ésta conoce los valores
nuevos, pero insuficientemente. Mientras en los primeros se produce un cambio cualitativo
que les permite ir al sacrificio en su función de
- avanzada, los segundos sólo ven a medias y deben ser
sometidos a estímulos y presiones de cierta intensidad; es la dictadura del proletariado
ejerciéndose no sólo sobre la clase derrotada, sino también individualmente, sobre la
clase vencedora.
- Todo esto entraña para su éxito total, la necesidad de una
serie de mecanismos, las instituciones revolucionarias. En la imagen de las multitudes
marchando hacia el futuro, encaja el concepto de institucionalización como el de un
conjunto armónico de canales, escalones, represas, aparatos bien aceitados que permiten
esa marcha, que permitan la selección natural de los destinados a caminar en la
vanguardia y que adjudiquen el premio y el castigo a los que cumplen o atenten contra la
sociedad en construcción.
- Esta institucionalidad de la revolución todavía no se ha
logrado. Buscamos algo nuevo que permita la perfecta identificación entre el gobierno y
la comunidad en su conjunto, ajustada a las condiciones peculiares de la construcción del
socialismo y huyendo al máximo de los lugares comunes de la democracia burguesa,
trasplantados a la sociedad en formación (como las cámaras legislativas, por ejemplo).
Se han hecho algunas experiencias dedicadas a crear paulatinamente la
institucionalización de la Revolución, pero sin demasiada prisa. El freno mayor que
hemos tenido ha sido el miedo a que cualquier aspecto formal nos separe de las masas y del
individuo, nos haga perder de vista la última y más importante ambición revolucionaria
que es ver al hombre liberado de su enajenación.
- No obstante la carencia de instituciones, lo que debe
superarse gradualmente, ahora las masas hacen la historia como el conjunto consciente de
individuos que luchan por una misma causa. El hombre, en el socialismo a pesar de su
aparente estandarización, es más completo; a pesar de la falta del mecanismo perfecto
para ello, su
- posibilidad de expresarse y hacerse sentir en el aparato
social es infinitamente mayor.
- Todavía es preciso acentuar su participación consciente,
individual y colectiva, en todos los mecanismos de dirección y de producción y ligarla a
la idea de la necesidad de la educación técnica e ideológica, de manera que sienta
cómo estos procesos son estrechamente interdependientes y sus avances son paralelos. Así
logrará la total conciencia de su ser social, lo que equivale a su realización plena
como criatura humana, rotas las cadenas de la enajenación.
- Esto se traducirá concretamente en la reapropiación de su
naturaleza a través del trabajo liberado y la expresión de su propia condición humana a
través de la cultura y el arte.
- Para que se desarrolle en la primera, el trabajo debe
adquirir una condición nueva; la mercancía hombre cesa de existir y se instala un
sistema que otorga una cuota por el cumplimiento del deber social. Los medios de
producción pertenecen a la sociedad y la máquina es sólo la trinchera donde se cumple
el deber. El hombre comienza a liberar su pensamiento de hecho enojoso que suponía la
necesidad de satisfacer sus necesidades animales mediante el trabajo. Empieza a verse
retratado en su obra y a comprender su magnitud humana a través del objeto creado, del
trabajo realizado. Esto ya no entraña dejar una parte de su ser en forma de fuerza de
trabajo vendida, que no le pertenece más, sino que significa una emanación de sí mismo,
un aporte a la vida común en que se refleja; el cumplimiento de su deber social.
- Hacemos todo lo posible por darle al trabajo esta nueva
categoría de deber social y unirlo al desarrollo de la técnica, por un lado, lo que
dará condiciones para una mayor libertad, y al trabajo voluntario por otro, basados en la
apreciación marxista de que el hombre realmente alcanza su plena condición humana cuando
produce sin la compulsión de la necesidad física de venderse como mercancía.
- Claro que todavía hay aspectos coactivos en el trabajo, aun
cuando sea voluntario; el hombre no ha transformado toda la coerción que lo rodea en
reflejo condicionado de naturaleza social y todavía produce, en muchos casos, bajo la
presión del medio (compulsión moral, la llama Fidel). Todavía le falta el lograr la
completa recreación espiritual ante su propia obra, sin la presión directa del medio
social, pero ligado a él por los nuevos hábitos. Esto será el comunismo.
- El cambio no se produce automáticamente en la conciencia,
como no se produce tampoco en la economía. Las variaciones son lentas y no son rítmicas;
hay periodos de aceleración, otros pausados e incluso, de retroceso.
- Debemos considerar, además, como apuntáramos antes, que no
estamos frente al período de transición puro, tal como lo viera Marx en la Crítica
del programa de Gotha, sino a una nueva fase no prevista por él; primero período de
transición del comunismo o de la construcción del socialismo.
- Este transcurre en medio de violentas luchas de clase y con
elementos de capitalismo en su seno que oscurecen la comprensión cabal de su esencia.
- Si a esto se agrega el escolasticismo que ha frenado el
desarrollo de la filosofía marxista e impedido el tratamiento sistemático del período,
cuya economía política no se ha desarrollado, debemos convenir en que todavía estamos
en pañales y es preciso dedicarse a investigar todas las características primordiales
del mismo antes de elaborar una teoría económica y política de mayor alcance.
- La teoría que resulte dará indefectiblemente preeminencia
a los dos pilares de la construcción: la formación del hombre nuevo y el desarrollo de
la técnica. En ambos aspectos nos falta mucho por hacer, pero es menos excusable el
atraso en cuanto a la concepción de la técnica como base fundamental, ya que aquí no se
trata de avanzar a ciegas sino de seguir durante un buen tramo el camino abierto por los
países más adelantados del mundo. Por ello Fidel machaca con tanta insistencia sobre la
necesidad de la formación tecnológica y científica de todo nuestro pueblo y más aún,
de su vanguardia.
- En el campo de las ideas que conducen a actividades no
productivas, es más fácil ver la división entre necesidad
- material y espiritual. Desde hace mucho tiempo el hombre
trata de liberarse de la enajenación mediante la cultura y el arte. Muere diariamente las
ocho y más horas en que actúa como mercancía para resucitar en su creación espiritual.
Pero este remedio porta los gérmenes de la misma enfermedad; es un ser solitario el que
busca comunión con la naturaleza. Defiende su individualidad oprimida por el medio y
reacciona ante las ideas estéticas como un ser único cuya aspiración es permanecer
inmaculado.
- Se trata sólo de un intento de fuga. La ley del valor no es
ya un mero reflejo de las relaciones de producción; los capitalistas monopolistas la
rodean de un complicado andamiaje que la convierte en una sierva dócil, aun cuando los
métodos que emplean sean puramente empíricos. La superestructura impone un tipo de arte
en el cual hay que educar a los artistas. Los rebeldes son dominados por la maquinaria y
sólo los talentos excepcionales podrán crear su propia obra. Los restantes devienen
asalariados vergonzantes o son triturados.
- Se inventa la investigación artística a la que se da como
definitoria de la libertad, pero esta «investigación» tiene sus límites,
imperceptibles hasta el momento de chocar con ellos, vale decir, de plantearse los reales
problemas del hombre y su enajenación. La angustia sin sentido o el pasatiempo vulgar
constituyen válvulas cómodas a la inquietud humana; se combate la idea de hacer del arte
un arma de denuncia.
- Si se respetan las leyes del juego se consiguen todos los
honores; los que podría tener un mono al inventar piruetas. La condición es no tratar de
escapar de la jaula invisible.
- Cuando la Revolución tomó el poder se produjo el éxodo de
los domesticados totales; los demás, revolucionarios o no, vieron un camino nuevo. La
investigación artística cobró nuevo impulso. Sin embargo, las rutas estaban más o
menos trazadas y el sentido del concepto fúgase escondió tras la palabra libertad. En
los propios revolucionarios se mantuvo muchas veces esta actitud, reflejo del idealismo
burgués en la conciencia.
- En países que pasaron por un proceso similar se pretendió
combatir estas tendencias con un dogmatismo exagerado. La cultura general se convirtió
casi en un tabú y se proclamó el súmmum de la aspiración cultural una representación
formalmente exacta de la naturaleza, convirtiéndose ésta, luego, en una representación
mecánica de la realidad social que se quería hacer ver; la sociedad ideal, casi sin
conflictos ni contradicciones, que se buscaba crear.
- El socialismo es joven y tiene errores. Los revolucionarios
carecemos, muchas veces, de los conocimientos y la audacia intelectual necesarias para
encarar la tarea del desarrollo de un hombre nuevo por métodos distintos a los
convencionales y los métodos convencionales sufren de la influencia de la sociedad que
los creó. (Otra vez se plantea el tema de la relación entre forma y contenido). La
desorientación es grande y los problemas de la construcción material nos absorben. No
hay artistas de gran autoridad que, a su vez, tengan gran autoridad revolucionaria.
- Los hombres del partido deben tomar esa tarea entre las
manos y buscar el logro del objetivo principal: educar al pueblo.
- Se busca entonces la simplificación, lo que entiende todo
el mundo, que es lo que entienden los funcionarios. Se anula la auténtica investigación
artística y se reduce el problema de la cultura general a una apropiación del presente
socialista y del pasado muerto (por tanto no peligroso). Así nace el realismo socialista
sobre las bases del arte del siglo pasado.
- Pero el arte realista del siglo XIX, también es de clase,
más puramente capitalista, quizás, que este arte decadente del siglo XX, donde se
transparenta la angustia del hombre enajenado. El capitalismo en cultura ha dado todo de
sí y no queda de él sino el anuncio de un cadáver maloliente; en arte, su decadencia de
hoy. Pero, ¿por qué pretender buscar en las formas congeladas del realismo socialista la
única receta válida? No se puede oponer al realismo socialista «la libertad», porque
ésta no existe todavía, no existirá hasta el completo desarrollo de la sociedad nueva;
pero no se pretenda condenar a todas las formas de arte posteriores a la primera mitad del
siglo XIX desde el trono pontificio del realismo a ultranza, pues se caería en un error
proudhoniano de retorno al pasado, poniéndole camisa de fuerza a la expresión artística
del hombre que nace y se construye hoy.
- Falta el desarrollo de un mecanismo ideológico-cultural que
permita la investigación y desbroce la mala hierba, tan fácilmente multiplicable en el
terreno abonado de la subvención estatal.
- En nuestro país, el error del mecanismo realista no se ha
dado, pero sí otro de signo contrario. Y ha sido por no comprender la necesidad de la
creación del hombre nuevo, que no sea el que represente las ideas del siglo XIX, pero
tampoco las de nuestro siglo decadente y morboso. El hombre del siglo XXI es el que
debemos crear, aunque todavía es una aspiración subjetiva y no sistematizada.
Precisamente éste es uno de los puntos fundamentales de nuestro estudio y de nuestro
trabajo y en la medida en que logremos éxitos concretos sobre una base teórica o,
viceversa, extraigamos conclusiones teóricas de carácter amplio sobre la base de nuestra
investigación concreta, habremos hecho un aporte valioso al marxismo-leninismo, a la
causa de la humanidad.
- La reacción contra el hombre del siglo XIX, nos ha traído
la reincidencia en el decadentismo del siglo XX; no es un error demasiado grave, pero
debemos superarlo, so pena de abrir un ancho cauce al revisionismo.
- Las grandes multitudes se van desarrollando, las nuevas
ideas van alcanzando adecuado ímpetu en el seno de la sociedad, las posibilidades
materiales de desarrollo integral de absolutamente todos sus miembros, hacen mucho más
fructífera la labor. El presente es de lucha; el futuro es nuestro.
- Resumiendo, la culpabilidad de muchos de nuestros
intelectuales y artistas reside en su pecado original; no son auténticamente
revolucionarios. Podemos intentar injertar el olmo para que dé peras; pero
simultáneamente hay que sembrar perales. Las nuevas generaciones vendrán libres del
pecado original. Las probabilidades de que surjan artistas excepcionales serán tanto
mayores cuanto más se haya ensanchado el campo de la cultura y la posibilidad de
expresión. Nuestra tarea consiste en impedir que la generación actual dislocada por
conflictos, se pervierta y pervierta a las nuevas. No debemos crear asalariados dóciles
al pensamiento oficial ni «becarios» que vivan al amparo del presupuesto, ejerciendo una
libertad entre comillas. Ya vendrán los revolucionarios que entonen el canto del hombre
nuevo con la auténtica voz del pueblo. Es un proceso que requiere tiempo.
- En nuestra sociedad, juegan un gran papel la juventud y el
partido.
- Particularmente importante es la primera; por ser la arcilla
maleable con que se puede construir al hombre nuevo sin ninguna de las taras anteriores.
- Ella recibe un trato acorde con nuestras ambiciones. Su
educación es cada vez más completa y no olvidamos su integración al trabajo desde los
primeros instantes. Nuestros becarios hacen trabajo físico en sus vacaciones o
simultáneamente con el estudio. El trabajo es un premio en ciertos casos, un instrumento
de educación, en otros, jamás un castigo. Una nueva generación nace.
- El partido en una organización de vanguardia. Los mejores
trabajadores son propuestos por sus compañeros para integrarlo. Este es minoritario pero
de gran autoridad por la calidad de sus cuadros. Nuestra aspiración es que el partido sea
de masas, pero cuando las masas hayan alcanzado el nivel de desarrollo de la vanguardia,
es decir, cuando estén educadas para el comunismo. Y a esa educación va encaminado el
trabajo. El partido es el ejemplo vivo; sus cuadros deben dictar cátedras de laboriosidad
y sacrificio, deben llevar, con su acción, a las masas, al fin de la tarea
revolucionaria, lo que entraña años de duro bregar contra las dificultades de la
construcción, los enemigos de clase, las lacras del pasado, el imperialismo...
- Quisiera explicar ahora el papel que juega la personalidad,
el hombre como individuo dirigente de las masas que hacen la historia. Es nuestra
experiencia, no una receta.
- Fidel dio a la Revolución el impulso en los primeros años,
la dirección, la tónica siempre, pero hay un buen grupo de revolucionarios que se
desarrollan en el mismo sentido que el dirigente máximo y una gran masa que sigue a sus
dirigentes porque les tiene fe; y les tiene fe, porque ellos han sabido interpretar sus
anhelos.
- No se trata de cuántos kilogramos de carne se come o de
cuántas veces por año pueda ir alguien a pasearse en la playa, ni de cuántas bellezas
que vienen del exterior puedan comprarse con los salarios actuales. Se trata,
precisamente, de que el individuo se sienta más pleno, con mucha más riqueza interior y
con mucha más responsabilidad. El individuo de nuestro país sabe que la época gloriosa
que le toca vivir es de sacrificio; conoce el sacrificio.
- Los primeros lo conocieron en la Sierra Maestra y
dondequiera que se luchó; después lo hemos conocido en toda Cuba. Cuba es la vanguardia
de América y debe hacer sacrificios porque ocupa el lugar de avanzada, porque indica a
las masas de América Latina el camino de la libertad plena.
- Dentro del país, los dirigentes tienen que cumplir su papel
de vanguardia; y, hay que decirlo con toda sinceridad, en una revolución verdadera, a la
que se le da todo, de la cual no se espera ninguna retribución material, la tarea del
revolucionario de vanguardia es a la vez magnífica y angustiosa.
- Déjeme decirle, a riesgo de parecer ridículo, que el
revolucionario verdadero está guiado por grandes sentimientos de amor. Es imposible
pensar en un revolucionario auténtico sin esta cualidad. Quizás sea uno de los grandes
dramas del dirigente; éste debe unir a un espíritu apasionado una mente fría y tomar
decisiones dolorosas sin que se contraiga un músculo. Nuestros revolucionarios de
vanguardia tienen que idealizar ese amor a los pueblos, a las causas más sagradas y
hacerlo único, indivisible. No pueden descender con su pequeña dosis de cariño
cotidiano hacia los lugares donde el hombre común lo ejercita.
- Los dirigentes de la revolución tienen hijos que en sus
primeros balbuceos, no aprenden a nombrar al padre; mujeres que deben ser parte del
sacrificio general de su vida para llevar la revolución a su destino; el marco de los
amigos responde estrictamente al marco de los compañeros de revolución. No hay vida
fuera de ella.
- En esas condiciones, hay que tener una gran dosis de
humanidad, una gran dosis de sentido de la justicia y de la verdad para no caer en
extremos dogmáticos, en escolasticismos fríos, en aislamiento de las masas. Todos los
días hay que luchar porque ese amor a la humanidad viviente se transforme en hechos
concretos, en actos que sirvan de ejemplo, de movilización.
- El revolucionario, motor ideológico de la revolución
dentro de su partido, se consume en esa actividad ininterrumpida que no tiene más fin que
la muerte, a menos que la construcción se logre en escala mundial. Si su afán de
revolucionario se embota cuando las tareas más apremiantes se ven realizadas a escala
local y se olvida el internacionalismo proletario, la revolución que dirige deja de ser
una fuerza impulsora y se asume en una cómoda modorra, aprovechada por nuestros enemigos
irreconciliables, el imperialismo, que gana terreno. El internacionalismo proletario es un
deber pero también es una necesidad revolucionaria. Así educamos a nuestro pueblo.
- Claro que hay peligros presentes en las actuales
circunstancias. No sólo el del dogmatismo, no sólo el de congelar las relaciones con las
masas en medio de la gran tarea; también existe el peligro de las debilidades en que se
puede caer. Si un hombre piensa que, para dedicar su vida entera a la revolución, no
puede distraer su mente por la preocupación de que a un hijo le falte determinado
producto, que los zapatos de los niños estén rotos, que su familia carezca de
determinado bien necesario, bajo este razonamiento deja infiltrarse los gérmenes de la
futura corrupción.
- En nuestro caso, hemos mantenido que nuestros hijos deben
tener y carecer de lo que tienen y de lo que carecen los hijos del hombre común; y
nuestra familia debe comprenderlo y luchar por ello. La revolución se hace a través del
hombre, pero el hombre tiene que forjar día a día su espíritu revolucionario.
- Así vamos marchando. A la cabeza de la inmensa columna - no
nos avergüenza ni nos intimida el decirlo - va Fidel, después, los mejores cuadros del
partido, e inmediatamente, tan cerca que se siente su enorme fuerza, va el pueblo en su
conjunto; sólida armazón de individualidades que caminan hacia su fin común; individuos
que han alcanzado la conciencia de lo que es necesario hacer; hombres que luchan por salir
del reino de la necesidad y
- entrar al de la libertad.
- Esa inmensa muchedumbre se ordena; su orden responde a la
conciencia de la necesidad del mismo; ya no es fuerza dispersa, divisible en miles de
fracciones disparadas al espacio como fragmentos de granada, tratando de alcanzar por
cualquier medio, en lucha reñida con sus iguales una posición, algo que permita apoyo
frente al futuro incierto.
- Sabemos que hay sacrificios delante nuestro y que debemos
pagar un precio por el hecho heroico de constituir una vanguardia como nación. Nosotros,
dirigentes, sabemos que tenemos que pagar un precio por tener derecho a decir que estamos
a la cabeza del pueblo que está a la cabeza de América.
- Todos y cada uno de nosotros paga puntualmente su cuota de
sacrificio, conscientes de recibir el premio en la satisfacción del deber cumplido,
conscientes de avanzar con todos hacia el hombre nuevo que se vislumbra en el horizonte.
- Permítame intentar unas conclusiones: Nosotros,
socialistas, somos más libres porque somos más plenos; somos más plenos por ser más
libres.
- El esqueleto de nuestra libertad completa está formado,
falta la sustancia proteica y el ropaje; los crearemos.
- Nuestra libertad y su sostén cotidiano tienen color de
sangre y están henchidos de sacrificio.
- Nuestro sacrificio es consciente; cuota para pagar la
libertad que construimos.
- El camino es largo y desconocido en parte; conocemos
nuestras limitaciones. Haremos el hombre del siglo XXI: nosotros mismos.
- Nos forjaremos en la acción cotidiana, creando un hombre
nuevo con una nueva técnica.
- La personalidad juega el papel de movilización y dirección
en cuanto que encarna las más altas virtudes y aspiraciones del pueblo y no se separa de
la ruta.
- Quien abre el camino es el grupo de vanguardia, los mejores
entre los buenos, el partido.
- La arcilla fundamental de nuestra obra es la juventud; en
ella depositamos nuestra esperanza y la preparamos para tomar de nuestras manos la
bandera.
- Si esta carta balbuceante aclara algo, ha cumplido el
objetivo con que la mando.
- Reciba nuestro saludo ritual, como un apretón de manos o un
«Ave María Purísima»:
- ¡Patria o muerte!
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- La biografía de Ernesto Guevara
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- Carlos Quijano
- Settimanale Marcha
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-
- Dear compañero:
Though belatedly, I am completing these notes in the course of my trip through Africa,
hoping in this way to keep my promise. I would like to do so by dealing with the theme set
forth in the title above. I think it may be of interest to Uruguayan readers.
- A common argument from the mouths of capitalist spokesmen,
in the ideological struggle against socialism, is that socialism, or the period of
building socialism into which we have entered, is characterized by the subordination of
the individual to the state. I will not try to refute this argument solely on theoretical
grounds, but I will try to establish the facts as they exist in Cuba and then add comments
of a general nature. Let me begin by sketching the history of our revolutionary struggle
before and after the taking of power.
As is well known, the exact date on which the revolutionary struggle began - which would
culminate January 1st, 1959 - was the 26th of July, 1953. A group of men commanded by
Fidel Castro attacked the Moncada barracks in Oriente Province on the morning of
that day. The attack was a failure; the failure became a disaster; and the survivors ended
up in prison, beginning the revolutionary struggle again after they were freed by an
amnesty.
In this stage, in which there was only the germ of socialism, man was the basic factor. We
put our trust in him - individual, specific, with a first and last name - and the triumph
or failure of the mission entrusted to him depended on his capacity for action.
Then came the stage of guerrilla struggle. It developed in two distinct elements: the
people, the still sleeping mass which it was necessary to mobilize; and its vanguard, the
guerrillas, the motor force of the movement, the generator of revolutionary consciousness
and militant enthusiasm. It was this vanguard, this catalyzing agent, which created the
subjective conditions necessary for victory.
Here again, in the course of the process of proletarianizing our thinking, in this
revolution which took place in our habits and our minds, the individual was the basic
factor. Every one of the fighters of the Sierra Maestra who reached an upper rank in the
revolutionary forces has a record of outstanding deeds to his credit. They attained their
rank on this basis. It was the first heroic period and in it they contended for the
heaviest responsibilities, for the greatest dangers, with no other satisfaction than
fulfilling a duty.
In our work of revolutionary education we frequently return to this instructive theme. In
the attitude of our fighters could be glimpsed the man of the future.
On other occasions in our history the act of total dedication to the revolutionary cause
was repeated. During the October crisis and in the days of Hurricane Flora we saw
exceptional deeds of valor and sacrifice performed by an entire people. Finding the
formula to perpetuate this heroic attitude in daily life is, from the ideological
standpoint, one of our fundamental tasks.
In January, 1959, the Revolutionary Government was established with the participation of
various members of the
treacherous bourgeoisie. The existence of the Rebel Army as the basic factor of
force constituted the guarantee of power.
Serious contradictions developed subsequently. In the first instance, in February, 1959,
these were resolved when Fidel Castro assumed leadership of the government with the post
of Prime Minister. This stage culminated in July of the same year with the resignation
under mass pressure of President Urrutia.
There now appeared in the history of the Cuban Revolution a force with well-defined
characteristics which would systematically reappear - the mass.
This many-faceted agency is not, as is claimed, the sum of units of the self-same type,
behaving like a tame flock of sheep, and reduced, moreover, to that type by the system
imposed from above. It is true that it follows its leaders, basically Fidel Castro,
without hesitation; but the degree to which he won this trust corresponds precisely to the
degree that he interpreted the people's desires and aspirations correctly, and to the
degree that he made a sincere effort to fulfill the promises he made.
The mass participated in the agrarian reform and in the difficult task of the
administration of state enterprises; it went through the heroic experience of Playa Giron;
it was hardened in the battles against various bands of bandits armed by the CIA; it lived
through one of the most important decisions of modern times during the October crisis; and
today it continues to work for the building of socialism.
Viewed superficially, it might appear that those who speak of the subordination of the
individual to the state are right. The mass carries out with matchless enthusiasm and
discipline the tasks set by the government, whether
economic in character, cultural, defensive, athletic, or whatever.
The initiative generally comes from Fidel or from the Revolutionary High Command, and is
explained to the people who adopt it as theirs. In some cases the party and government
utilize a local experience which may be of general value to the people, and follow the
same procedure.
Nevertheless, the state sometimes makes mistakes. When one of these mistakes occurs, a
decline in
collective enthusiasm is reflected by a resulting quantitative decrease of the
contribution of each individual, each of the elements forming the whole of the masses.
Work is so paralyzed that insignificant quantities are produced. It is time to make a
correction. That is what happened in March, 1962, as a result of the sectarian policy
imposed on the party by Aníbal Escalante.
Clearly this mechanism is not adequate for insuring a succession of judicious measures. A
more structured connection with the masses is needed and we must improve it in the course
of the next years. But as far as initiatives originating in the upper strata of the
government are concerned, we are presently utilizing the almost intuitive method of
sounding out general reactions to the great problems we confront. In this Fidel is a
master, whose own special way of fusing himself with the people can be appreciated only by
seeing him in action. At the great public mass meetings one can observe something like a
counterpoint between two musical melodies whose vibrations provoke still newer notes.
Fidel and the mass begin to vibrate together in a dialogue of growing intensity until they
reach the climax in an abrupt conclusion culminating in our cry of struggle and victory.
The difficult thing for someone not living the experience of the revolution to understand
is this close dialectical unity between the individual and the mass, in which the mass, as
an aggregate of individuals, is interconnected with its leaders.
Some phenomena of this kind can be seen under capitalism, when politicians capable of
mobilizing popular opinion appear, but these phenomena are no treally genuine social
movements. (If they were, it would not be entirely correct
to call them capitalist). These movements only live as long as the persons who inspire
them, or until the harshness of capitalist society puts an end to the popular illusions
which made them possible.
Under capitalism man is controlled by a pitiless code of laws which is usually beyond his
comprehension. The alienated human individual is tied to society in its aggregate by an
invisible umbilical cord - the law of value. It is operative in all aspects of his life,
shaping its course and destiny.
The laws of capitalism, blind and invisible to the majority, act upon the individual
without his thinking about it. He sees only the vastness of a seemingly infinite horizon
before him. That is how it is painted by capitalist propagandists who purport to draw a
lesson from the example of Rockefeller - whether or not it is true - about the
possibilities of success.
The amount of poverty and suffering required for the emergence of a Rockefeller, and the
amount of depravity that the accumulation of a fortune of such magnitude entails, are left
out of the picture, and it is not always possible to make the people in general see this.
(A discussion of how the workers in the imperialist countries are losing the spirit of
working-class
internationalism due to a certain degree of complicity in the exploitation of the
dependent countries, and how this weakens the combativity of the masses in the imperialist
countries, would be appropriate here; but that is a theme which goes beyond the aim of
these notes).
In any case the road to success is pictured as one beset with perils but which, it would
seem, an individual with the proper qualities can overcome to attain the goal. The reward
is seen in the distance; the way is lonely. Further on it is a route for wolves; one can
succeed only at the cost of the failure of others.
I would now like to try to define the individual, the actor in this strange and moving
drama of the building of socialism, in his dual existence as a unique being and as a
member of society.
I think it makes the most sense to recognize his quality of incompleteness, of being an
unfinished product. The sermons of the past have been transposed to the present in the
individual consciousness, and a continual labor is necessary to eradicate them. The
process is two-sided: On the one side, society acts through direct and indirect education;
on the other, the individual subjects himself to a process of conscious self-education.
The new society being formed has to compete fiercely with the past. The latter makes
itself felt in the consciousness in which the residue of an education systematically
oriented towards isolating the individual still weighs heavily, and also through the very
character of the transitional period in which the market relationships of the past still
persist. The commodity is the economic cell of capitalist society; so long as it exists
its effects will make themselves felt in the organization of production and, consequently,
in consciousness.
Marx outlined the period of transition as a period which results from the explosive
transformation of the capitalist system of a country destroyed by its own contradictions.
However in historical reality we have seen that some countries, which were weak limbs of
the tree of imperialism, were torn off first - a phenomenon foreseen by Lenin.
In these countries capitalism had developed to a degree sufficient to make its effects
felt by the people in one way or another; but, having exhausted all its possibilities, it
was not its internal contradictions which caused these systems to explode. The struggle
for liberation from a foreign oppressor, the misery caused by external events like war
whose consequences make the privileged classes bear down more heavily on the oppressed,
liberation movements aimed at the overthrow of neo-colonial regimes - these are the usual
factors in this kind of explosion. Conscious action does the rest.
In these countries a complete education for social labor has not yet taken place, and
wealth is far from being within the reach of the masses simply through the process of
appropriation. Underdevelopment on the one hand, and the inevitable flight of capital on
the other, make a rapid transition impossible without sacrifices. There remains a long way
to go in constructing the economic base, and the temptation to follow the beaten track of
material interest as the moving lever of accelerated development is very great.
There is the danger that the forest won't be seen for the trees. Following the
will-o'-the-wisp method of achieving socialism with the help of the dull instruments which
link us to capitalism (the commodity as the economic cell, profitability, individual
material interest as a lever, etc.) can lead into a blind alley.
Further, you get there after having traveled a long distance in which there were many
crossroads and it is hard to figure out just where it was that you took the wrong turn.
The economic foundation which has been armed has already done its work of undermining the
development of consciousness. To build communism, you must build new men as well as the
new economic base.
Hence it is very important to choose correctly the instrument for mobilizing the masses.
Basically, this instrument must be moral in character, without neglecting, however, a
correct utilization of the material stimulus - especially of a social character.
As I have already said, in moments of great peril it is easy to muster a powerful response
to moral stimuli; but for them to retain their effect requires the development of a
consciousness in which there is a new priority of values. Society as a whole must be
converted into a gigantic school.
In rough outline this phenomenon is similar to the process by which capitalist
consciousness was formed in its initial epoch. Capitalism uses force but it also educates
the people to its system. Direct propaganda is carried out by those entrusted with
explaining the inevitability of class society, either through some theory of divine origin
or through a mechanical theory of natural selection.
This lulls the masses since they see themselves as being oppressed by an evil against
which it is impossible to struggle. Immediately following comes hope of improvement - and
in this, capitalism differed from the preceding caste systems which offered no
possibilities for advancement.
For some people, the ideology of the caste system will remain in effect: The reward for
the obedient after death is to be transported to some fabulous other-world where, in
accordance with the old belief, good people are rewarded. For other people there is this
innovation: The division of society is predestined, but through work, initiative, etc.,
individuals can rise out of the class to which they belong.
These two ideologies and the myth of the self-made man have to be profoundly hypocritical:
They consist in self-interested demonstrations that the lie of the permanence of class
divisions is a truth.
In our case direct education acquires a much greater importance. The explanation is
convincing because it is true; no subterfuge is needed. It is carried on by the state's
educational apparatus as a function of general, technical and ideological culture through
such agencies as the Ministry of Education and the party's informational apparatus.
Education takes hold of the masses and the new attitude tends to become a habit; the
masses continue to absorb it and to influence those who have not yet educated themselves.
This is the indirect form of educating the masses, as powerful as the other.
But the process is a conscious one; the individual continually feels the impact of the new
social power and perceives that he does not entirely measure up to its standards. Under
the pressure of indirect education, he tries to adjust himself to a norm which he feels is
just and which his own lack of development had prevented him from reaching theretofore. He
educates himself.
In this period of the building of socialism we can see the new man being born. His image
is not yet completely finished - it never could be - since the process goes forward hand
in hand with the development of new economic forms.
Leaving out of consideration those whose lack of education makes them take the solitary
road toward satisfying their own personal ambitions, there are those, even within this new
panorama of a unified march forward, who have a tendency to remain isolated from the
masses accompanying them. But what is important is that everyday men are continuing to
acquire more consciousness of the need for their incorporation into society and, at the
same time, of their importance as the movers of society.
They no longer travel completely alone over trackless routes toward distant desires. They
follow their vanguard, consisting of the party, the advanced workers, the advanced men who
walk in unity with the masses and in close communion with them. The vanguard has its eyes
fixed on the future and its rewards, but this is not seen as something personal. The
reward is the new society in which men will have attained new features: the society of
communist man.
The road is long and full of difficulties. At times we wander from the path and must turn
back; at other times we go too fast and separate ourselves from the masses; on occasions
we go too slow and feel the hot breath of those treading on our heels. In our zeal as
revolutionists we try to move ahead as fast as possible, clearing the way, but knowing we
must draw our sustenance from the mass and that it can advance more rapidly only if we
inspire it by our example.
The fact that there remains a division into two main groups (excluding, of course, that
minority notparticipating for one reason or another in the building of socialism), despite
the importance given to moral stimuli, indicates the relative lack of development of
social consciousness.
The vanguard group is ideologically more advanced tha the mass; the latter understands the
new values, but not sufficiently. While among the former there has been a qualitative
change which enables them to make sacrifices to carry out their function as an advance
guard, the latter go only half way and must be subjected to stimuli and pressures of a
certain intensity. That is the dictatorship of the proletariat operating not only on the
defeated class but also on individuals of the victorious class.
All of this means that for total success a series of mechanisms, of revolutionary
institutions, is needed. Fitted into the pattern of the multitudes marching towards the
future is the concept of aharmonious aggregate of channels, steps, restraints, and
smoothly working mechanisms which would facilitate that advance by ensuring the efficient
selection of those destined to march in the vanguard which, itself, bestows rewards on
those who fulfill their duties, and punishments on those who attempt to obstruct the
development of the new society.
This instintutionalization of the revolution has not yet been achieved. We are looking for
something which will permit a perfect identification between the government and the
community in its entirety, something appropriate to the special conditions of the building
of socialism, while avoiding to the maximum degree a mere transplanting of the
commonplaces of bourgeois democracy - like legislative chambers - into the society in
formation.
Some experiments aimed at the gradual development of institutionalized forms of the
revolution have been made, but
without undue haste. The greatest obstacle has been our fear lest any appearance of
formality might separate us from the masses and from the individual, might make us lose
sight of the ultimate and most important revolutionary aspiration, which is to see man
liberated from his alienation.
Despite the lack of institutions, which must be corrected gradually, the masses are now
making history as a conscious aggregate of individuals fighting for the same cause. Man
under socialism, despite his apparent standardization, is more complete; despite the lack
of perfect machinery for it, his opportunities for expressing himself and making himself
felt in the social organism are infinitely greater. It is still necessary to strengthen
his conscious participation, individual and collective, in all the mechanisms of
management and production, and to link it to the idea of the need for technical and
ideological education, so that he sees how closely interdependent these processes are and
how their advancement is parallel. In this way he will reach total consciousness of his
social function, which is equivalent to his full realization as a human being, once the
chains of alienation are broken.
This will be translated concretely into the regaining of his true nature through liberated
labor, and the expression of his proper human condition through culture and art.
In order for him to develop in the first of the above categories, labor must acquire a new
status. Man dominated by commodity relationships will cease to exist, and a system will be
created which establishes a quota for the full fillment of his social duty. The means of
production belong to society, and the machine will merely be the trench where duty is
fulfilled. Man will begin to see himself mirrored in his work and to realize his full
stature as a human being through the object created, through the work accomplished. Work
will no longer entail surrendering a part of his being in the form of labor-power sold,
which no longer belongs to him, but will represent an emanation of himself reflecting his
contribution to the common life, the fulfillment of his social duty. We are doing
everything possible to give labor this new status of social duty and to link it on the one
side with the development of a technology which will create the conditions for greater
freedom, and on the other side with voluntary work based on a Marxist appreciation of the
fact that man truly reaches a full human condition when he produces without being driven
by the physical need to sell his labor as a commodity.
Of course there are other factors involved even when labor is voluntary: Man has not
transformed all the coercive
factors around him into conditioned reflexes of a social character, and he still produces
under the pressures of his society (Fidel calls this moral compulsion).
Man still needs to undergo a complete spiritual rebirth in his attitude towards his work,
freed from the direct pressure of his social environment, though linked to it by his new
habits. That will be communism.
The change in consciousness will not take place automatically, just as it doesn't take
place automatically in the economy. The alterations are slow and are not harmonious; there
are periods of acceleration, pauses and even retrogressions.
Furthermore we must take into account, as I pointed out before, that we are not dealing
with a period of pure transition, as Marx envisaged it in his Critique of the Gotha
Program, but rather with a new phase unforeseen by him: an initial period of the
transition to communism, or the construction of socialism. It is taking place in the midst
of violent class struggles and with elements of capitalism within it which obscure a
complete understanding of its essence.
If we add to this the scholasticism which has hindered the development of Marxist
philosophy and impeded the systematic development of the theory of the transition period,
we must agree that we are still in diapers and that it is necessary to devote ourselves to
investigating all the principal characteristics of this period before elaborating an
economic and political theory of greater scope.
The resulting theory will, no doubt, put great stress on the two pillars of the
construction of socialism: the education of the new man and the development of technology.
There is much for us to do in regard to both, but delay is least excusable in regard to
the concepts of technology, since here it is not a question of going forward blindly but
of following over a long stretch of road already opened up by the world's more advanced
countries. This is why Fidel pounds away with such insistence on the need for the
technological training of our people and especially of its vanguard.
In the field of ideas not involving productive activities it is easier to distinguish the
division between material and spiritual necessity. For a long time man has been trying to
free himself from alienation through culture and art. While he dies every day during the
eight or more hours that he sells his labor, he comes to life afterwards in his spiritual
activities.
But this remedy bears the germs of the same sickness; it is as a solitary individual that
he seeks communion with his environment. He defends his oppressed individuality through
the artistic medium and reacts to esthetic ideas as a unique being whose aspiration is to
remain untarnished.
All that he is doing, however, is attempting to escape. The law of value is not simply a
naked reflection of productive
relations: The monopoly capitalists - even while employing purely empirical methods -
weave around art a complicated web which converts it into a willing tool. The
superstructure of society ordains the type of art in which the artist has to be educated.
Rebels are subdued by its machinery and only rare talents may create their own work. The
rest become shameless hacks or are crushed.
A school of artistic «freedom» is created, but its values also have limits even if they
are imperceptible until we come into conflict with them - that is to say, until the real
problem of man and his alienation arises. Meaningless anguish and vulgar amusement thus
become convenient safety valves for human anxiety. The idea of using art as a weapon of
protest is combated. If one plays by the rules, he gets all the honors - such honors as a
monkey might get for performing pirouettes. The condition that has been imposed is that
one cannot try to escape from the invisible
cage.
When the revolution took power there was an exodus of those who had been completely
housebroken; the rest - whether they were revolutionaries or not - saw a new road open to
them. Artistic inquiry experienced a new impulse. The paths, however, had already been
more or less laid out and the escapist concept hid itself behind the word «freedom».
This attitude was often found even among the revolutionaries themselves, reflecting the
bourgeois idealism still in their consciousness.
In those countries which had gone through a similar process they tried to combat such
tendencies by an exaggerated dogmatism. General culture was virtually tabooed, and it was
declared that the acme of cultural aspiration was the formally exact representation of
nature. This was later transformed into a mechanical representation of the social reality
they wanted to show: the ideal society almost without conflicts or contradictions which
they sought to create.
Socialism is young and has made errors. Many times revolutionaries lack the knowledge and
intellectual courage needed to meet the task of developing the new man with methods
different from the conventional ones - and the conventional methods suffer from the
influences of the society which created them. (Again we raise the theme of the
relationship between form and content).
Disorientation is widespread, and the problems of material construction preoccupy us.
There are no artists of great authority who at the same time have great revolutionary
authority. The men of the party must take this task to hand and seek attainment of the
main goal, the education of the people.
But then they sought simplification. They sought an art that would be understood by
everyone - the kind of «art» functionaries understand. True artistic values were
disregarded, and the problem of general culture was reduced to taking some things from the
socialist present and some from the dead past (since dead, not dangerous). Thus Socialist
Realism arose upon the foundations of the art of the last century.
But the realistic art of the nineteenth century is also a class art, more purely
capitalist perhaps than this decadent art of the twentieth century which reveals the
anguish of alienated man. In the field of culture capitalism has given all that it had to
give, and nothing of it remains but the offensive stench of a decaying corpse, today's
decadence in art.
Why then should we try to find the only valid prescription for art in the frozen forms of
Socialist Realism? We cannot counterpose the concept of Socialist Realism to that of
freedom because the latter does not yet exist and will not exist until the complete
development of the new society. Let us not attempt, from the pontifical throne of
realism-at-any-cost, to condemn all the art forms which have evolved since the first half
of the nineteenth century for we would then fall into the Proudhonian mistake of returning
to the past, of putting a straitjacket on the artistic
expression of the man who is being born and is in the process of making himself.
What is needed is the development of an ideological- cultural mechanism which permits both
free inquiry and the uprooting of the weeds which multiply so easily in the fertile soil
of state subsidies.
In our country we don't find the error of mechanical realism, but rather its opposite, and
that is so because the need for the creation of a new man has not been understood, a new
man who would represent neither the ideas of the nineteenth century nor those of our own
decadent and morbid century.
What we must create is the man of the twenty-first century, although this is still a
subjective and not a realized aspiration. It is precisely this man of the next century who
is one of the fundamental objectives of our work; and to the extent that we achieve
concrete successes on a theoretical plane - or, vice versa, to the extent we draw
theoretical conclusions of a broad character on the basis of our concrete research - we
shall have made an important contribution to Marxism-Leninism, to the cause of humanity.
Reaction against the man of the nineteenth century has brought us a relapse into the
decadence of the twentieth century; it is not a fatal error, but we must overcome it lest
we open a breach for revisionism.
The great multitudes continue to develop; the new ideas continue to attain their proper
force within society; the material possibilities for the full development of all members
of society make the task much more fruitful. The present is a time for struggle; the
future is ours.
To sum up, the fault of our artists and intellectuals lies in their original sin: They are
not truly revolutionary. We can try to graft the elm tree so that it will bear pears, but
at the same time we must plant pear trees. New generations will come who will be free of
the original sin. The probabilities that great artists will appear will be greater to the
degree that the field of culture and the possibilities for expression are broadened.
Our task is to prevent the present generation, torm asunder by its conflicts, from
becoming perverted and from perverting new generations. We must not bring into being
either docile servants of official thought, or scholarship students who live at the
expense of the state - practicing «freedom» Already there are revolutionaries coming who
will sing the song of the new man in the true voice of the people. This is a process which
takes time.
In our society the youth and the party play an important role.
The former is especially important because it is the malleable clay from which the new man
can be shaped without any of the old faults. The youth is treated in accordance with our
aspirations. Its education steadily grows more full, and we are not forgetting about its
integration into the labor force from the beginning. Our scholarship students do physical
work during their vacations or along with their studying. Work is a reward in some cases,
a means of education in others, but it is never a punishment. A new generation is being
born.
The party is a vanguard organization. The best workers are proposed by their fellow
workers for admission into it. It is a minority, but it has great authority because of the
quality of its cadres. Our aspiration is that the party will become a mass party, but only
when the masses have reached the level of the vanguard, that is, when they are educated
for communism.
Our work constantly aims at this education. The party is the living example; its cadres
should be teachers of hard work and sacrifice. They should lead the masses by their deeds
to the completion of the revolutionary task which involves years of hard struggle against
the difficulties of construction, class enemies, the sicknesses of the past,
imperialism...
Now, I would like to explain the role played by personality, by man as the individual
leader of the masses which make history. This has been our experience; it is not a
prescription.
Fidel gave the revolution its impulse in the first years, and also its leadership. He
always strengthened it; but there is a good group who are developing in the same way as
the outstanding leader, and there is a great mass which follows its leaders because it has
faith in them, and it has faith in them because they have been able to interpret its
desires.
This is not a matter of how many pounds of meat one might be able to eat, nor of how many
times a year someone can go to the beach, nor how many ornaments from abroad you might be
able to buy with present salaries. What is really involved is that the individual feels
more complete, with much more internal richness and much more responsibility.
The individual in our country knows that the illustrious epoch in which it was determined
that he live is one of sacrifice; he is familiar with sacrifice. The first came to know it
in the Sierra Maestra and wherever else they fought; afterwards all of Cuba came to know
it. Cuba is the vanguard of the Americas and must make sacrifices because it occupies the
post of advance guard, because it shows the road to full freedom to the masses of Latin
America.
Within the country the leadership has to carry out its vanguard role, and it must be said
with all sincerity that in a real revolution, to which one gives himself entirely and from
which he expects no material remuneration, the task of the revolutionary vanguard is at
one and the same time glorious and agonizing.
At the risk of seeming ridiculous, let me say that the true revolutionary is guided by a
great feeling of love. It is impossible to think of a genuine revolutionary lacking this
quality. Perhaps it is one of the great dramas of the leader that he must combine a
passionate spirit with a cold intelligence and make painful decisions without contracting
a muscle. Our vanguard revolutionaries must idealize this love of the people, the most
sacred cause, and make it one and indivisible. They cannot descend, with small doses of
daily affection, to the level where ordinary men put their love into practice.
The leaders of the revolution have children just beginning to talk, who are not learning
to call their fathers by name; wives, from whom they have to be separated as part of the
general sacrifice of their lives to bring the revolution to its fulfillment; the circle of
their friends is limited strictly to the number of fellow revolutionists. There is no life
outside of the revolution.
In these circumstances one must have a great deal of humanity and a strong sense of
justice and truth in order not to fall into extreme dogmatism and cold scholasticism, into
an isolation from the masses. We must strive every day so that this love of living
humanity will be transformed into actual deeds, into acts that serve as examples, as a
moving force.
The revolutionary, the ideological motor force of the revolution, is consumed by his
uninterrupted activity which can come to an end only with death until the building of
socialism on a world scale has been accomplished. If his revolutionary zeal is blunted
when the most urgent tasks are being accomplished on a local scale and he forgets his
proletarian internationalism, the revolution which he leads will cease to be an inspiring
force, and he will sink into a comfortable lethargy which imperialism, our irreconcilable
enemy, will utilize well. Proletarian internationalism is a duty, but it is also a
revolutionary necessity. So we educate our people.
Of course there are dangers in the present situation, and not only that of dogmatism, not
only that of weakening the ties with the masses midway in the great task. There is also
the danger of weaknesses. If a man thinks that dedicating his entire life to the
revolution means that in return he should not have such worries as that his son lacks
certain things, or that his children's shoes are worn out, or that his family lacks some
necessity, then he is entering into rationalizations which open his mind to infection by
the seeds of future corruption.
In our case we have maintained that our children should have or should go without those
things that the children of the average man have or go without, and that our families
should understand this and strive to uphold this standard. The revolution is made through
man, but man must forge his revolutionary spirit day by day.
Thus we march on. At the head ofthe immense column - we are neither afraid nor ashamed to
say it - is Fidel. After him come the best cadres of the party, and immediately behind
them, so close that we feel its tremendous force, comes the people in its entirety, a
solid mass of individualities moving toward a common goal, individuals who have attained
consciousness of what must be done, men who fight to escape from the realm of necessity
and to enter that of freedom.
This great throng becomes organized; its clarity of program corresponds to its
consciousness of the necessity of organization. It is no longer a dispersed force,
divisible into thousands of fragments thrown into space like splinters from a hand
grenade, trying by any means to achieve some protection against an uncertain future, in
desperate struggle with their fellows.
We know that sacrifices lie before us and that we must pay a price for the heroic act of
being a vanguard nation. We leaders know that we must pay a price for the right to say
that we are at the head of a people which is at the head of the Americas. Each and every
one of us must pay his exact quota of sacrifice, conscious that he will get his reward in
the satisfaction of fulfilling a duty, conscious that he will advance with all toward the
image of the new man dimly visible on the horizon.
Let me attempt some conclusions: We socialists are freer because we are more complete; we
are more complete because we are freer. The skeleton of our complete freedom is already
formed. The flesh and the clothing are lacking. We will create them. Our freedom and its
daily maintenance are paid for in blood and sacrifice.
Our sacrifice is conscious: an installment payment on the freedom that we are building.
The road is long and in part unknown. We understand our limitations. We will create
the man of the twenty-first century - we, ourselves.
We will forge ourselves in daily action, creating a new man with a new technology.
Individual personality plays a role in mobilizing and leading the masses insofar as it
embodies the highest virtues and aspirations of the people and does not wander from the
path.
It is the vanguard group which clears the way, the best among the good, the party.
The basic clay of our work is the youth. We place our hope in them and prepare them to
take the banner from our hands.
- If this inarticulate letter clarifies anything, it has
accomplished the objective that motivated it. Receive our ritual greeting - which is like
a handshake or an «Ave Maria Purisima»:
- ¡Patria o muerte! [Homeland or death]
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- Ernesto Guevara's biography
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